L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 agosto 2021

Stagflazione 8

L’industria della Cina rallenta e tutta l’Asia soffre: quali prospettive?

2 Agosto 2021 - 11:39

Si allenta il passo della crescita industriale della Cina: lo hanno mostrato i PMI. Cosa significa che il dragone sta arrancando? Sono tante le sfide per la ripresa, mentre l’Asia vacilla.


Cina in affanno: la crescita dell’attività industriale del dragone è diminuita drasticamente a luglio.

La domanda si è contratta per la prima volta in oltre un anno, in parte a causa dei prezzi elevati, sottolineando le sfide in corso per tutto il polo manifatturiero mondiale.

Cosa significa che l’industria cinese rallenta e cosa aspettarsi in tutto il continente asiatico?
Cina: crescita industria ai minimi di 15 mesi

Cosa succede all’industria cinese?

L’economia della potenza asiatica si è ampiamente ripresa dalle interruzioni causate dalla pandemia, ma negli ultimi mesi ha dovuto affrontare nuove sfide, come l’aumento dei costi delle materie prime, che a giugno ha trascinato la crescita degli utili delle imprese industriali.

L’indice cinese dei responsabili degli acquisti di produzione Caixin/Markit (PMI) è sceso a 50,3 a luglio da 51,3 a giugno, segnando il livello più basso in 15 mesi, poiché l’aumento dei costi ha offuscato le prospettive per l’hub manifatturiero mondiale.

I risultati più deboli dell’indagine privata, che copre principalmente i produttori orientati all’esportazione e di piccole dimensioni, sono sostanzialmente in linea con quelli di un’indagine ufficiale pubblicata sabato 31 luglio: l’attività cresce al ritmo più lento degli ultimi 17 mesi.

Un sottoindice per i nuovi ordini è scivolato bruscamente in contrazione per la prima volta da maggio 2020, mentre un altro indicatore per la produzione è sceso al ritmo di espansione più lento da marzo dello scorso anno.

Intanto, i prezzi di acquisto hanno continuato a salire, anche meno rispetto al mese precedente, ma con maggiore velocità dei prezzi alla produzione, esercitando pressione sui margini.

Le imprese intervistate hanno affermato che i prezzi delle materie prime, in particolare per i metalli industriali, sono rimasti elevati.

Wang Zhe, economista senior del Caixin Insight Group, ha commentato:

“L’economia sta ancora affrontando un’enorme pressione al ribasso. I prezzi elevati dei prodotti hanno ridotto la domanda, in particolare per i beni di consumo e i beni intermedi.”

Prospettive cupe per le fabbriche in Asia

Le industrie asiatiche hanno attraversato un periodo difficile a luglio, con l’aumento dei costi di produzione e una nuova ondata di infezioni ad oscurare la solida domanda globale.

Quello che sta emergendo è la natura fragile della ripresa della regione, tanto che pochi giorni fa lo stesso FMI ha declassato le previsioni di crescita asiatica.

Secondo sondaggi privati, Indonesia, Vietnam e Malesia hanno visto ridursi l’attività delle fabbriche a luglio a causa di una ripresa dei contagi e di restrizioni più severe.

ll PMI della Corea del Sud si è attestato a 53,0 a luglio, mantenendosi al di sopra della soglia dei 50, indicando un’espansione dell’attività per il decimo mese consecutivo. Ma un sottoindice sui prezzi degli input è salito in modo vertiginoso, segno della tensione che le aziende stanno avvertendo con l’aumento dei costi delle materie prime.

Un tempo considerate un motore della crescita globale, le economie emergenti asiatiche sono in ritardo rispetto ai loro coetanei avanzati nel riprendersi dalla pandemia. Pesano i ritardi nell’introduzione dei vaccini, che stanno danneggiando la domanda interna e il settore turistico.

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