L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 agosto 2021

Tentare di vedere il prossimo presente futuro è un gioco di previsioni ma meglio andare piano piano e verificare passo passo. Si accetta la sharia dell'Arabia Saudita e non si accetta quella afgana? Rispetto per l'autodeterminazione dei popoli



Afghanistan: prossima centrale nucleare dello spirito dell’Islam


Nei Paesi del Golfo l’integralismo islamico negli anni è diventato più forma che sostanza, non perché gli islamici siano meno credenti, ma per necessità, in quanto con l’avvento delle macchine elettriche dovranno occidentalizzarsi sempre di più. Un po’ come è successo in Europa con il cristianesimo all’epoca della rivoluzione industriale, per questo il Sud-Est asiatico si sta arroccando su posizioni sempre più intransigenti, anche perché sono tutti Paesi che producono a basso costo ed il Pianeta è ghiotto di queste leccornie; in prospettiva una ghiottoneria molto più golosa di quella dei Paesi petroliferi africani di oggi. Quello che manca all’Islam è un riferimento diretto dalla Mecca, più inflessibile, ed ecco che dopo averci pensato per qualche decennio l’occasione Afghanistan si presenta su un piatto d’argento quando gli americani, tra gli altri, abbandonano la nave, quasi gridassero si salvi chi può…altro che ‘lo scopo è stato raggiunto’: certo, quello di far tornare i talebani in pompa magna! Adesso vedremo gli sviluppi, ma dalle prime battute i talebani sembrano essere meno guerrafondai della volta precedente. D’altronde questo comportamento è d’obbligo se vogliono avere un ruolo nel mondo globalizzato dalla fame e dalla disperazione, perché ricordiamo che tre quarti del pianeta vive di scarti dell’Occidente, quando va bene, ed è in gravi difficoltà. L’integralismo islamico in queste circostanze è perfetto: gli islamici sono capaci di vivere di stenti in nome di Dio, ed in nome di Dio invocano la morte per loro stessi e per gli ‘infedeli’. Oltretutto Kabul è crocevia strategico del mondo da millenni, si presta allo scopo anche storicamente. Ricordiamo che il suo sviluppo politico interno, le relazioni internazionali e persino la sua esistenza come stato indipendente sono largamente determinati dalla sua collocazione geografica tra Asia Centrale, Occidentale e Meridionale. Per duemila anni la zona è stata teatro di fiorenti commerci, fin quando nel 1743, Ahmed Shah Durrani, non fondò la monarchia che governò il paese fino al 1973. Senza dimenticare che nel 1900, Abdur Rahman Khan, chiamato l’Emiro di Ferro, si trovò in mezzo alla potenza espansiva degli imperi russo e britannico, che peraltro sconfisse nella terza guerra anglo-afgana. In tutto questo l’Islam ha giocato un ruolo chiave nella formazione della società. Ora le menti filosofiche ed organizzative del mondo del pensiero hanno visioni di futuro a molte decine di anni, non tengono il sole nella mano destra e l’acqua nella sinistra per accelerare la crescita dei frutti ed appagare gli istinti primordiali della fame, preferiscono alimentare la mente alla riflessione ed immaginare che una centrale nucleare dello spirito possa conquistare il mondo. A questo scopo Il nuovo emirato islamico dell’Afganistan sembra un contenitore sperimentale perfetto, quasi ipocrita come piace all’Occidente: ancora qualche giorno di bon ton, rispetto a 20 anni fa, e tornerà tutto come e peggio della volta precedente…che poi questo sia con la benedizione o per incapacità della CIA poco importa!

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