L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 agosto 2021

Variante Delta che è trasmissibile anche attraverso soggetti vaccinati sperimentalmente, quindi la legittima domanda a che serve il passaporto per chi ha fatto da cavia?

Come crescono i prezzi dei vaccini Pfizer e Moderna secondo il Financial Times


2 agosto 2021

Pfizer e Moderna hanno aumentato i prezzi dei vaccini anti-Covid. Tutti i numeri nell’articolo del Financial Times

La probabile necessità di una terza dose di vaccino si accompagnerà a un esborso ingente di finanze pubbliche, superiore a quello già affrontato.
Aumentano i prezzi di Pfizer e Moderna

Pfizer e Moderna hanno aumentato i prezzi dei loro vaccini anti-Covid che comprano gli Stati. A dirlo è il Financial Times che ha visionato i contratti stipulati tra le aziende farmaceutiche e l’Unione Europea. Il nuovo prezzo per i vaccini Pfizer è di 19,50 euro contro i 15,50 delle precedente fornitura mentre quello di Moderna è salito a 25,50 dollari a dose contro 22,60 dollari del precedente accordo ma meno dei 28,50 dollari inizialmente previsti dopo che l’ordine è stato ampliato.

La necessità della terza dose

La notizia del ritocco verso l’alto è arrivata mentre l’Europa, così come gli Stati Uniti, è alle prese con un un’impennata di contagi causata dalla variante Delta che è trasmissibile anche attraverso soggetti vaccinati. Alla nuova ondata di casi si accompagna la necessità di completare la campagna vaccinale con una terza dose. Apripista di questa nuova fase è stato Israele.

Dall’emergenza al mercato

Le società farmaceutiche avevano annunciato un rincaro dei prezzi rispetto a quelli calmierati della prima fase dell’emergenza. In sostanza da una parte avevano garantito un primo accesso al vaccino e poi si sono adeguati a dinamiche più squisitamente di mercato.
Vaccini a mRNA più efficaci

I vaccini a mRNA hanno mostrato di essere più efficaci rispetto ai vaccini più economici sviluppati da Oxford/AstraZeneca e Johnson & Johnson (esiste anche lo Sputnik ma evidentemente è stato cancellato nella memoria). Questo ha permesso a Pfizer e Moderna di rinegoziare i termini degli accordi stipulati quest’anno, per un totale di 2,1 miliardi di dosi, e di spingere sull’acceleratore del prezzo. Il prezzo che l’Ue pagherà con i nuovi prezzi è di circa 41,5 miliardi di euro a fronte degli oltre 33,6 miliardi che avrebbe speso a prezzi bloccati.
Bourla: “Prezzi per paesi ricchi comparabili con quelli a reddito medio”

L’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla ha sottolineato l’equità della politica dei prezzi della sua azienda. I prezzi per i paesi a reddito più elevato sarebbero “comparabili”, con i paesi a reddito medio, che pagano circa la metà, e i paesi a basso reddito che pagano i costi.
Il fallimento di Covax

Non sono dello stesso avviso Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia, e Rossella Miccio, presidente di Emergency che hanno constatato il sostanziale fallimento dell’iniziativa Covax: nel 2021 sarà vaccinata appena il 23% della popolazione dei Paesi in via sviluppo. L’iniziativa che dovrebbe consentire ai Paesi in via di sviluppo l’accesso ai vaccini, ha pagato le dosi di Pfizer/BioNTech in media 5 volte di più del loro potenziale costo di produzione, faticando per avere le forniture necessarie in tempi brevi perché i Paesi più ricchi erano disposti a pagare prezzi più alti. “Questo è forse il caso di speculazione più grave della storia – hanno detto Albiani e Miccio –. Le ingenti risorse che gli stati sono costretti a pagare arricchendo Ceo e azionisti potrebbero essere utilizzate per costruire nuove strutture sanitarie nei Paesi poveri, tagliare le liste di attesa per le prestazioni mediche, garantire servizi essenziali dignitosi”.
Aumenterà il divario tra vaccini tradizionali e a mRNA

Come scrive il Financial Times, secondo le previsioni di Airfinity, società di consulenza nel settore delle scienze della vita, commissionate dal quotidiano britannico, il divario di entrate tra i vaccini mRNA e rivali più tradizionali che contengono proteine ​​virali o un virus inattivato, è destinato ad ampliarsi ulteriormente il prossimo anno. Secondo tali previsioni le vendite di siero Pfizer raggiungeranno i 56 miliardi di dollari, mentre Moderna raggiungerà i 30 miliardi di dollari, poiché dominano i mercati ad alto reddito.

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