L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 settembre 2021

Draghi, lo stregone maledetto, deficiente non è, ma escono dalla sua bocca cazza.e che sono ragli. Le invasioni, distruzioni e morti le chiama missioni di pace. Ricordiamo. Afghanistan, 20 anni di invasione inutile e devastante; Libia, bombardamenti umanitari e omicidio di Gheddafi, braccato come una bestia; Iraq , invasione con sceneggiata Onu, inventandosi armi di distruzione di massa. Siria messa a ferro e a fuoco dai mercenari foraggiati dagli Stati Uniti, Francia, Regno Unito con i soldi del Qatar, Emirati Arabi, Turchia, Qatar, correi gli ebrei sionisti. Vogliamo parlare del Kossovo e dei bombardamenti alla Serbia con uranio impoverito? Il CROLLO CLIMATICO è nato già storto e l'influenza covid ha finito il suo propellente

L’intervento del premier
Draghi all’Assemblea Onu: la lezione afgana serva per le nuove missioni di Pace

Una parte dell'intervento toccherà alcuni aspetti dell'agenda G20 a cominciare dalla ripresa economica post pandemia e dalle ricette per affrontare la transizione energetica e la nuova era digitale

di Gerardo Pelosi
23 settembre 2021

G20 sull'Afghanistan, all'Assemblea Onu prove di dialogo

I punti chiave

Saranno le 19,45 ora di New York, l'una e 45 della notte di venerdì 24 in Italia quando il premier Mario Draghi si collegherà per intervenire all'assemblea generale delle Nazioni Unite. Venti minuti di intervento, meno di dieci cartelle che sono il frutto di un lavoro di squadra al quale hanno preso parte i componenti dell'Ufficio del consigliere diplomatico Luigi Mattiolo, diplomatici, ma anche i suoi consiglieri economici a cominciare da Francesco Giavazzi.

Per la prima volta un premier italiano all’UNGA da presidente G20

Un intervento quello del presidente del Consiglio che vede per la prima volta un premier italiano investito anche del ruolo di presidente di turno del G20. Una parte dell'intervento toccherà infatti alcuni aspetti propri dell'agenda G20 a cominciare dalla ripresa economica post pandemia e dalle ricette per affrontare la transizione energetica e la nuova era digitale. Draghi metterà l'accento sul ruolo di global player dell'Unione europea che ha mostrato con la campagna vaccinale di essere all'altezza della sfida. Un dettaglio riguarderà anche il ruolo dell'Italia che vede attualmente una delle percentuali più alte di vaccinati e che sarà in grado di mettere a disposizione 45 milioni di vaccini per i Paesi più poveri.

Dopo ritiro da Kabul ripensare un altro modo di intervento nelle aree di crisi

Particolare enfasi verrà messa da Draghi sull'urgenza delle misure per contenere i cambiamenti climatici la cui gravità è quasi pari agli effetti della pandemia. Ma proprio in vista di un possibile vertice straordinario del G20 sull'Afghanistan alla fine del mese o nei primi giorni di ottobre Draghi affronterà la questione del futuro delle missioni internazionali di “peace-keeping” o “peace-enforcement”. Secondo il presidente del Consiglio il disordinato ritiro delle forze occidentali dall'Afghanistan non deve portare a uno stop delle missioni ma semmai deve rappresentare un'occasione per ripensare ruolo e funzioni di queste missioni nelle aree di crisi.

Libia: fare il possibile per indire le elezioni il 24 dicembre

Altro tema affrontato da Draghi la questione libica, con l'invito a proseguire tutti gli sforzi già inseriti nella road map delle Nazioni Unite e del processo di Berlino per portare a un cessate il fuoco durevole, l'uscita dal territorio libico di tutte le forze militari di altri Paesi (Russia e Turchia in primo luogo) e creare le condizioni per celebrare le elezioni previste per il 24 dicembre.

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