L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 settembre 2021

E' il CAPITALISMO GLOBALE TOTALIZZANTE il totem che impedisce la crescita della COMUNITA' non avere la consapevolezza di questo impedirà sempre il cambiamento. Ha il dominio culturale basato sul profitto per scrollarselo di dosso bisogna creare alternative che attraggono/sottraggono le masse e certamente non abdicherà al potere senza lottare. Solo i rapporti di forza stabiliranno vinti e vincitori

Società
Rajan: «Rianimare le comunità, per riaccendere il senso del bene»

di Redazione 24 settembre 2021

Intervenuto oggi al Festival dell'Economia civile, in corso a Firenze, l'economista indiano Raghuram Rajan ha rimarcato l'importanza del "terzo pilastro" tra Stato e mercato: la comunità

Fiducia, senso, comunità. Sono queste le tre parole chiave per l'economia civile. Per andare oltre lo Stato e oltre il mercato. Ne è convinto Raghuram Rajan, economista indiano, professore alla Booth School of Business dell’Università di Chicago intervenuto oggi al Festival Nazionale dell'Economia Civile.

Raghuram Rajan

La pandemia, ha spiegato Rajan, non ha cambiato la globalizzazione. Semplicemente perché «la globalizzazione ha cominciato a cambiare prima della pandemia». In particolare, a partire dalla crisi finanziaria del 2008. La pandemia, però, «evidenziato le linee di faglia già presenti». Su tutte: ha accelerato la scomparsa di impieghi a medio reddito, lasciando che proliferassero quelli a basso e a bassissimo reddito.

Che cosa è accaduto, allora, in questa “nuova normalità”? Nei fatti è accaduto, aggiunge l’economista indiano, che «le persone che restano indietro chiedono di più. Chiedono di migliorare le proprie condizioni di vita». Spesso, però, imboccano strade sbagliate: la richiesta di statalismo o il populismo.

Se la risposta è sbagliata, però, la domanda è cruciale. Si chiede, infatti, un riequilibrio nelle opportunità di formazione, così come di apprendimento e sviluppo di nuove competenze. Qui diventa determinante il ruolo delle comunità che, tra Stato e mercato, sono potenti riequilibratori di senso.

Festival Nazionale dell'Economia Civile
2021

Questo in termini di formazione e di lavoro. In termini finanziari e di finanza etica, invece, Rajan ha ricordato le problematiche legate al sistema degli ESG che, secondo alcuni interpreti, rischiano di diventare una bolla finanziaria. Perché non diventi tale occorre moderazione. Soprattutto nell’uso in chiave di finanza pubblica.

La comunità, però, è il perno del discorso di Rajan. Solo la comunità genera fiducia e solo la fiducia genera senso e cambiamento. La conoscenza reciproca, la vicinanza locale-locale, non solo genera affidamento, ma ci rende più inclini ad assumerci rischi insieme.

Investire significa, prima di tutto, «investire su di te», fare delle proprie relazioni economiche vere relazioni. Mettere le persone al centro, non oltre le imprese. «Questa - ha concluso Rajan, con Deaton e Case che parleranno domani uno degli ospiti più attesi di questa bella edizione del Festival - è la forza del movimento cooperativo». Nel credito, nel lavoro, nell'innovazione. Nella tenuta del legame sociale. Perché «solo se sapremo rianimare le comunità, potremo riaccedere il bene».

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