L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 settembre 2021

Euroimbecilandia come tartassare i redditi impoverendoli sempre di più. La CO2 si combatte con foreste e foreste di alberi e loro manutenzione. Gli imbecilli non finiscono mai

Cingolani e Draghi smontano il “disincentivo” a inquinare

di Redazione Contropiano - Guido Salerno Aletta
15 settembre 2021

L’esplosione delle bollette energetiche è un cazzotto in faccia a tutte le famiglie che vivono di lavoro. Perché il salario da anni non si muove verso l’alto, anzi – causa precarietà, contratti a tempo temporaneo e ricatti estremi – nella media scivola velocemente verso il fondo d’Europa.

Le tariffe, invece, sono le più alte. Ed è uno sforzo patetico, o menzognero, quello dei grandi media che provano a spiegare ai malcapitati “come difendersi” (spegnendo le luci, in pratica).

L’ultima batosta – un aumento del 40% dopo quello del 20% “somministrato” a luglio – è stata motivata dall’impagabile ministro Cingolani con l’aumento del prezzo del gas e con le “quote europee di CO2”, una sorta di tassa inventata dall’Unione Europea per scoraggiare la produzione di energia con le fonti più inquinanti.

In pratica – il meccanismo viene magistralmente spiegato da Guido Salerno Aletta nell’editoriale su TeleBorsa – i produttori di energia che usano carbone, olio combustibile e gas dovrebbero veder ridurre i propri profitti perché devono pagare allo Stato un prezzo (una tassa) sempre più alto nel tempo per acquistare le “quote europee”.

In una situazione “normale” questo dovrebbe spingere quei produttori a cambiare fonte energetica (dal carbone al solare o all’eolico, per fare un esempio sbrigativo), in modo da proteggere i profitti.

Ma qui arriva la “mano visibile” della Stato caricatevole con le imprese: invece di penalizzare la produzione con fonti inquinanti, erodendone i margini di profitto, si permette a quelle aziende produttrici di scaricare l’incremento delle “quote” sui consumatori. Ossia su tutti, perché senza elettricità non si può vivere.

Un’infamia doppia, perché da un lato – come detto – si affamano soprattutto le famiglie a reddito basso (fisso o precario). E contemporaneamente si disincentivano i produttori dal cambiare fonte energetica. Se possono scaricare sui “clienti”, infatti, a loro va benissimo continuare così. Se l’Unione Europea aveva pensato un meccanismo “disincentivante”, per quanto cervellotico, Draghi e Cingolani si sono precipitati a disinnescarlo.

Alla faccia della difesa dell’ambiente e della “lotta al cambiamento climatico”! Alto che green washing, questa è un rapina con avvelenamento incorporato.

Questo non è un ministro della “transizione ecologica”, ma della finzione ambientale…

Qui di seguito l’editoriale di Salerno Aletta.

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Bollette elettriche, la solita Burla delle Quote Europee

di Guido Salerno Aletta – TeleBorsa

Quello delle tasse ecologiche è un giochetto che pare fatto apposta per rendere felici i Ministri delle Finanze: vendendo all’asta le quote di CO2, che i produttori di energia elettrica devono comprare in misura corrispondente alla quantità emessa, gli Stati incassano soldoni. Ed i cittadini vedono schizzare alle stelle gli importi delle bollette elettriche.

In pratica, ogni sistema di generazione di energia elettrica ha un coefficiente tipico di emissione di CO2 per KWh prodotto: è molto alto per le centrali alimentate a carbone e per quelle ad olio combustibile, mediamente alto per quelle che vanno a gas naturale, assai basso per gli impianti da fonti rinnovabili come eolico e solare, praticamente nullo per gli impianti nucleari.

Da ciò deriva che, per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2, a livello europeo è stato deciso che si devono penalizzare i produttori che utilizzano le fonti fossili in quanto producono molta CO2, e si devono favorire i produttori che producono energia elettrica con fonti rinnovabili o con impianti nucleari (le cui scorie le portiamo a casa di Draghi, lo stregone maledetto, Cingolani e la Ursula von der Leyen). Così facendo, si rende più cara l’energia elettrica da fonti fossili e se ne disincentiva la produzione.

Si mettono dunque all’asta un numero di quote di CO2, che viene diminuito ogni anno in modo da raggiungere progressivamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni: nel secondo trimestre di quest’anno, dopo aver detratto una quota del 10,7% dei proventi incassati che viene destinata alla Modernizzazione degli impianti, il resto è stato ancora una volta riversato all’Erario di ciascuno Stato in quanto rappresenta una forma di tassazione ambientale, in base al principio di proporzionalità e di corrispettività secondo cui “chi più sporca, più paga”.

Tutto dipende, naturalmente, dalla tipologia degli impianti esistenti in ciascun Paese europeo. La Polonia, che usa quasi esclusivamente il carbone, è il Paese europeo i cui i produttori pagano più di ogni altro ed è quindi quello in cui l’energia elettrica viene a costare di più ed il cui Stato incassa più di ogni altro dalla vendita delle quote di CO2 (nel secondo trimestre di quest’anno, ha registrato il 19,4% del totale europeo).

Segue la Germania, che ha dismesso anticipatamente quasi tutte le centrali nucleari per ritornare al carbone e usare il gas che arriva con il North Stream dalla Russia (nel secondo trimestre di quest’anno, ha registrato il 16,6% del totale europeo).

Al quarto posto, dopo la Spagna, c’è l’Italia (sempre nel secondo trimestre di quest’anno, ha registrato incassi pari all’8,3% del totale europeo). La Francia, che ha una produzione di energia elettrica prevalentemente da fonte nucleare, sta in coda (4,8%): in pratica, i suoi produttori hanno pagato per le quote di CO2 una somma che è un quarto di quella della Germania e la metà di quella dell’Italia.

Nel secondo trimestre di quest’anno, in Italia sono state collocate 14.500.000 quote di CO2, per un incasso d’asta pari a 718,5 milioni di euro. Il prezzo unitario di aggiudicazione delle quote di CO2 è quasi raddoppiato, passando dai 21,2 euro del primo trimestre ai 49,7 euro del secondo trimestre.

A tutto questo vanno aggiunte le somme pagate dai vettori aerei, che pure sono soggetti all’acquisto di quote di CO2: se il prezzo dei biglietti aumenta, c’è anche questo fattore.

Chi sta incassando a rotta di collo è il nostro Ministero dell’Economia: rispetto ai 431 milioni di euro relativi agli incassi del primo trimestre di quest’anno, dovrebbe arrivare a 718 milioni per quelli del secondo trimestre. Intanto, nel 2020 ha incassato la bellezza di 964 milioni di euro.

E’ tutto davvero assai buffo: le tariffe di riferimento dell’energia elettrica, che vengono decise dall’ARERA, tengono conto delle somme pagate dai produttori, sia per l’acquisto delle fonti di produzione che per le quote di CO2, somme che vengono versate quasi integralmente allo Stato.

Per evitare una rivolta dei consumatori, a metà anno il governo italiano ha già stornato una somma assai consistente dai fondi che ha incassato con la vendita delle quote di CO2, pari ad oltre 6 miliardi di euro a decorrere dal 2014.

Insomma, le tasse ambientali sul CO2 sono diventate un altro modo per spillare soldi ai cittadini ed aumentare i costi di produzione. Visto che le quote diminuiranno anno dopo anno, l’energia elettrica prodotta con fonti fossili costerà sempre di più.

Come accadde per le Quote latte, che misero per anni alle corde gli allevatori italiani che non ne avevano a sufficienza e venivano quindi multati per la sovrapproduzione, anche stavolta c’è dietro una competizione europea: e la Francia che ha tante centrali nucleari per produrre energia elettrica, promuovendo l’Accordo di Parigi sul clima, se la ride.

CO2: i produttori di energia comprano le Quote, lo Stato incassa, i consumatori pagano.

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