L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 settembre 2021

I cinghiali non sono animali domestici, sono pericolosi e mai metterli all'angolo lottano per sopravvivere, le madri difendono ferocemente la loro prole, hanno armi micidiali a disposizione

Perché in alcune città italiane si vedono sempre più frequentemente cinghiali

25 SEP, 2021

Sono triplicati negli ultimi vent'anni e adesso sono avvistati regolarmente in oltre 90 centri urbani della Penisola, secondo i dati dell'Ispra. Un'esplosione che ha una dimensione globale


Al centro della cronaca, protagonisti di avvistamenti in città e video virali. Non solo i cinghiali affollano le campagne italiane ma, insistentemente, da qualche mese anche i centri urbani più grandi: in particolare Genova, Torino e Roma.

L’ultimo avvistamento nell’Urbe è del 22 settembre: una famiglia di cinghiali, con papà, mamma e cuccioli al seguito, è stata vista davanti a un asilo nido nel quartiere di Montemario. E segue quello ripreso dal video diventato virale di una quindicina di cinghiali che si aggira nella capitolina via Trionfale in pieno giorno.

Un problema che è arrivato ad innescare una querelle politica sulle responsabilità del contenimento degli animali selvatici tra Virginia Raggi, sindaca in carica di Roma e candidata alle prossime elezioni, e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Ma cinghiali sono stati avvistati in questi ultimi giorni anche per le strade che lambiscono il centro di Torino, fin quasi alle palazzine della Gran Madre.

I numeri

Perché improvvisamente nelle città italiane si avvistano così frequentemente i cinghiali? Wired lo ha chiesto a Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica di Ispra e uno dei ricercatori ambientali più citati al mondo.

Partiamo dai numeri. Oggi sono oltre un milione i cinghiali in Italia: erano più di 300mila nel 2000 e circa 900mila nel 2010. Se questa stima diverge da altre rilevazioni segnalate in questi giorni (che arrivano a conteggiare oltre due milioni di esemplari), bisogna tenere presente che questi sono i numeri ufficiali dell’Ispra, derivati da censimenti quantitativi e non da stime basate su parametri aleatori (es. fecondità delle femmine, specie introdotte dall’estero, etc.).

A livello mondiale, fino a una decina di anni fa si avvistavano cinghiali o maiali inselvatichiti in 44 città di circa 15 paesi al mondo. Oggi invece sono centinaia le città (in alcuni paesi come Giappone, India, Israele, Spagna) dove questi animali entrano nelle città e causano problemi anche gravi. “È una fortissima variazione a livello mondiale: il fenomeno è esploso”, spiega Genovesi. Attenzione: in altri paesi, oltre i cinghiali, hanno problemi più gravi in termini di avvistamenti urbani di animali selvatici. Basti pensare ai leopardi spesso visti nel cuore delle città in India, agli ingressi degli orsi nelle periferie di Tokyo, a coyote e puma nei centri urbani in America.

Tornando alla stima in Italia, Genovesi specifica che “da una ricerca recente che con Ispra stiamo svolgendo in collaborazione con l’Università La Sapienza abbiamo individuato la presenza di cinghiali, più o meno regolare, in 90 centri urbani della Penisola: numero in fortissimo incremento rispetto al passato. Qualche decennio fa si vedevano solo in pochissime città”. Gli avvistamenti di Roma e Torino non sono casi isolati. I cinghiali sono segnalati regolarmente da qualche anno anche a Genova, Trieste, Firenze, Isernia, Bari. Centri dove spesso sono causa di problemi per la circolazione stradale.

I motivi

Per prima cosa, i cinghiali trovano molto da mangiare nelle città. Scarti alimentari, rifiuti o persino persone che li alimentano occasionalmente. “Per esempio, a Genova c’è quotidianamente un gruppo di cittadini che danno da mangiare le focacce ai cinghiali vicino al Bisagno, probabilmente per scattargli le fotografie”, racconta il ricercatore dell’Ispra. Questo non accade perché ci sia meno disponibilità di cibo nei loro habitat naturali. “In natura gli animali si adattano a quello che offrono le risorse. Quindi quando c’è tanta disponibilità si concentrano dove ne trovano di più. C’è troppo cibo facilmente reperibile nelle città”.

Questo accade anche perché i cassonetti non sono a prova di animali selvatici o non contengono tutti i rifiuti buttati. O ancora perché scarti alimentari di ristoranti o supermercati non sono smaltiti nei cassonetti ma lasciati fuori dagli esercizi. “Oltre ai cinghiali sono questi rifiuti che attirano ratti, gabbiani o altre specie”.

Il secondo motivo della crescente presenza di cinghiali nelle nostre città è strutturale, o meglio urbanistico. “Centri come Genova, Firenze o Roma hanno un’alta prossimità con ambienti naturali. Genova, per esempio, ha le colline intorno che avvicinano i cinghiali alla città. Per cui basta il greto di un fiume e in pochi minuti un cinghiale si trova in un grande centro abitato. Roma è il più grande comune agricolo d’Europa, quindi è circondato da terreni. E ha storicamente dei veri e propri corridoi per gli animali selvatici: Caffarella, Parco Di Veio, sono ‘cunei verdi’ che entrano nel cuore della città”.

Il terzo motivo è il risultato di un naturale incremento del cinghiale in Italia. Come visto sopra, i numeri sono più che triplicati negli ultimi vent’anni. Questo non è successo solo a causa dell’introduzione di specie simili dall’estero o per la carenza di lupi. “Più che altro, l’Italia ha aumentato di oltre il 30% la copertura forestale negli ultimi 30 anni (in Europa nello stesso periodo lo stesso dato è stato solo del 9%). L’aumento delle aree protette, il controllo della caccia, la crescita di foreste e cespugliati ha permesso che molte specie selvatiche si riprendessero negli ultimi decenni”, spiega ancora Genovesi. Non è successo solo per caprioli, istrici, cervi, tassi, ma anche appunto per i cinghiali.

Infine, è un animale molto adattabile. Da un lato il cinghiale si abitua facilmente alla presenza dell’uomo e dall’altro mangia di tutto e sa cambiare i propri ritmi di attività (diurno o notturno) in base alla disponibilità di cibo. Anche queste caratteristiche ne facilitano l’ingresso in città.

Come comportarsi con i cinghiali

Se sono sempre più presenti nei nostri centri urbani, dovremmo imparare ad interagire con i cinghiali. Innanzitutto, secondo Genovesi, bisognerebbe ridurre il contatto con loro. “Le persone dovrebbero rendersi conto che, pur se non particolarmente aggressivi, si tratta di animali selvatici che possono diventare pericolosi. In città il rischio di tale interazione è soprattutto legato agli incidenti stradali e in minor parte alle malattie trasmissibili o all’aggressione di cani e gatti, ma non si può escludere che se ci si avvicina troppo possano aggredire”. Assolutamente non bisogna dar loro da mangiare, non toccarli né avvicinarsi, né tantomeno prendere i piccoli (come a volte è capitato).

In quest’ottica, la prevenzione passa dalla civiltà e da una buona amministrazione urbana. Quindi gestire al meglio i propri rifiuti, soprattutto gli scarti organici. E, come conclude il ricercatore, “capire quali sono le zone più ad alto rischio d’ingresso e quindi adottare un’apposita segnaletica. E poi organizzare una corretta informazione ai cittadini per spiegare come comportarsi di fronte a loro”.

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