L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 settembre 2021

Il merito di Draghi, lo stregone maledetto, è quello di aver svenduto nel '92 una parte del patrimonio pubblico italiano per quattro soldi e sull'onda di questo affare per la finanza ha fatto carriera

Dai panfili ad Alitalia: una disgrazia chiamata Draghi



Draghi gode di un grande prestigio in Europa. Ma evidentemente solo come svenditore, grazie alle imprese compiute sul Britannia, tanto che da Bruxelles hanno pensato di agevolarlo richiedendo improvvisamente e inopinatamente il rientro dei 900 milioni di euro di prestito che lo stato ha fatto alla ex compagnia di bandiera per gestire il passaggio ad Ita: viene considerato come un aiuto di stato che naturalmente va contro il fanatico liberismo espresso dall’ Ue. E questo proprio nel momento in cui si apre la vertenza tra sindacati e Ita per il contratto di lavoro che probabilmente porterà a drastici tagli di salari e stipendi, riduzioni di diritti acquisiti e di tutele e, in prospettiva, anche licenziamenti. che a questo punto diventano di fatto inevitabili. Forse hanno pensato che a Draghi da vecchio bancario – banchiere chiedere il rientro immediato dei prestiti possa dare quel benefico brivido che dà al vampiro il succhiare il sangue, ma il fatto è che a questo punto ad Alitalia non resta che il fallimento perché non si vede come possa restituire i 900 milioni.

Ma in realtà tutto questo accade perché il prestigio di Draghi semplicemente non esiste, è solo un’invenzione mediatica che non ha riscontro in alcun fatto reale, ma in Europa in compenso sanno anche che Draghi è anche un coniglio, un uomo senza spessore e senza alcuna idea che di certo non si opporrà ad alcuna operazione di rapina e tantomeno a questo vero e proprio massacro ad orologeria contro Alitalia che è uno sberleffo contro di lui. Forse qualcuno si aspettava che l’ex governatore della Bce fosse in grado di addolcire il patto di stabilità o magari anche le condizioni dei prestiti post pandemia mentre al contrario è probabile che la sua presenza, il suo non essere in grado di avere un minimo di spina dorsale finirà per peggiorare di molto le cose e anticipare il ritorno al patto di stabilità che alcuni vorrebbero reintrodurre a dicembre e dunque a una forma di austerità austerità che in questo frangente si rivelerà drammatico. Questo senza parlare del ruolo come vivificatore dei prestiti pelosi New generation Ue che senza di lui sarebbero finiti nel nulla o del clamoroso incidente con la Cina che in sostanza ci ha fatto sapere che di Draghi non sa che farsene e che di certo non va a rivelare a lui le proprie strategie.

Adesso possiamo capire perché Draghi è stato imposto come presidente del consiglio: perché da lui non c’è da aspettarsi nulla e men che meno che possa svolgere un ruolo qualsiasi quando tra poco più di due settimane, con le elezioni tedesche, si aprirà un vuoto di potere politico nel continente. Non non ha nemmeno un minimo di spirito di sovranità che gli altri partner dell’Europa dimostrano favorendo sottobanco le loro imprese sapendo perfettamente che nessuno verrà ad accusarli di aiuti di Stato e a richiedere restituzioni sull’unghia. . Ma all’Italia di Draghi si può fare questo ed altro: ci aveva visto fin troppo bene il presidente Cossiga quando lo aveva chiamato un ” vile affarista” e di certo la disinvoltura con cui svendette nel ’92 una parte del patrimonio pubblico italiano per quattro soldi è una garanzia per i poteri europei reali di poter fare razzia senza incontrare resistenza. Non da lui comunque e da un milieu politico che fa pena.

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