L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 settembre 2021

Il Passaporto dei vaccini sperimentali è la più grande operazione di schedatura di massa fatta in Italia

Perché Barbero è contrario al Green Pass (e piazzerebbe i politici nel girone degli ipocriti)?

CARLO TERZANO 8 SETTEMBRE 2021


Alessandro Barbero torna sulla polemica del Green Pass: «Vivere in un Paese in cui non si può salire su un treno o entrare in un ufficio pubblico o andare all’università se non si possiede un pezzo di carta che però — per carità! — non è assolutamente obbligatorio, è surreale e inquietante»

«Qualcuno mi presenta come una specie di superstizioso fanatico contrario ai vaccini. Ma nell’appello che ho firmato non si parla affatto dell’utilità dei vaccini, anzi si dice chiaramente che molti dei firmatari sono vaccinati, me compreso. Il problema che mi preoccupa è l’obbligo del Green Pass per gli studenti che dopo aver pagato fior di tasse universitarie sono esclusi dalle lezioni se non hanno il certificato». È la difesa del medievista Alessandro Barbero, dopo un giorno intero di polemiche, soprattutto social, scoppiate in seguito alla notizia che, tra gli oltre trecento docenti universitari che hanno firmato l’appello contro il Green Pass nelle università, compariva anche il suo nome.

Non solo: lo storico, presenza fissa nelle trasmissioni di Piero Angela, aveva rincarato la dose affermando: «Dante il girone degli ipocriti avrebbe trovato modo di riempirlo fino a farlo traboccare, con i nostri politici». Ma, nel mare magnum di Internet, dove i pensieri complessi vengono sminuzzati e digeriti in malo modo, per essere ripresentati sotto forma di asserzioni assai più banali e nette, la presa di posizione di Barbero contro l’ipocrisia del Green Pass è bastata per farlo passare per No Vax.

E allora, più o meno ovunque, sui social, sono comparse parole di disistima, scritte da persone che giuravano su quanto avevano di più caro che mai avrebbero più comprato un suo libro o seguito una sua lezione storica (soltanto su youtube i podcast del professore raccolgono milioni di utenti). Perfino Massimo Gramellini, commentando forse troppo frettolosamente il punto di vista di Barbero sul Green Pass nel proprio elzeviro quotidiano, aveva scritto: «Almeno dagli intellettuali ci si aspetterebbe che reagissero ogni qual volta ritengono leso il Bene Comune e non solo quando il sopruso, vero o presunto, lambisce il loro particulare». Quindi aveva aggiunto: «se davvero non ha nulla da obiettare sull’obbligatorietà, perché non suggerisce ai suoi colleghi sulle barricate di vaccinarsi, così la finiamo qui?»

Insomma, una replica, vista la mole di attacchi subita, era obbligatoria e infatti oggi il professor Barbero, dalle colonne del Corriere della Sera, argomenta meglio le sue idee, ribadendo però la ferma contrarietà al Green Pass e all’ipocrisia che lo caratterizzerebbe, essendo un obbligo de facto: «C’è nel testo un accenno anche al mondo del lavoro in generale: non si tratta di essere indifferenti alla sicurezza di chi lavora, ma ci sono misure umilianti di cui è impossibile vedere l’utilità: penso a quegli operai o poliziotti che non possono mangiare in mensa seduti accanto ai colleghi, con i quali, però, hanno lavorato fianco a fianco fino a un minuto prima».

Per Barbero «la frase più importante dell’appello è la prima: siamo preoccupati perché la disposizione vigente “estende, di fatto, l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico”». E questo perché «il governo ritiene di poter togliere alla gente diritti fondamentali, neppure civili o politici, ma umani, come quello di accedere a un ospedale o a una lezione universitaria, e considera la cosa irrilevante, tanto da non far sentire una parola per dire almeno che è preoccupato e dispiaciuto di doverlo fare, e senza prendersi la responsabilità di rendere obbligatorio per legge il vaccino, misura con cui io, sia pure non senza dubbi, alla fine sarei d’accordo».

Insomma, secondo il medievista «Chi si preoccupa di quessta violazione dei diritti magari esagera, e io sarei ben contento di discutere con chi pensa che nella situazione che stiamo vivendo si tratti di preoccupazioni troppo astratte. Invece tutto questo avviene senza un dibattito pubblico equilibrato, e in mezzo alla canea degli insulti da una parte e dall’altra, e questo è addirittura terrificante».

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