L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 settembre 2021

In Euroimbecilandia spesso ci si dimentica che è piena di basi militari statunitensi da oltre settant'anni e che il flato di una politica estera e di un esercito comune è solo l'ennesima presa in giro buona per i creduloni che pensano che gli asini volano. La Russia è parte integrante della cultura europea e non riconoscerlo senza soluzioni di continuità è da veri e propri euroimbecilli

Cina? No, Russia. Il piano Macron per vendicare Aukus
Di Francesco Bechis | 23/09/2021 -


La guerra di parole tra Francia e Stati Uniti dopo il terremoto Aukus è apparente, la tregua pure. Macron tenterà un nuovo blitz per riavvicinare Putin a Bruxelles, avvisa Ben Schreer, direttore del programma Europa dell’Iiss (International institute for security studies). Ma è un azzardo rischioso

Quanto può costare un fallo di reazione? In un una partita di calcio un cartellino giallo, talvolta perfino rosso. In politica estera anche. La Francia è apparentemente in rotta di collisione con gli Stati Uniti. Aukus, il patto di condivisione tecnologica e militare siglato da Joe Biden con Australia e Regno Unito nell’Indo-Pacifico, ha bruciato la commessa di sottomarini da 56 miliardi di euro dei francesi diretti a Canberra. Saranno sostituiti dai più moderni sommergibili a propulsione nucleare di fattura anglosassone.

Una telefonata fra Biden ed Emmanuel Macron mercoledì ha gettato acqua sul fuoco, ma non ha chiuso la partita. Parigi è pronta a rilanciare per incassare un “credito” vis-a-vis con gli americani, e sembra volersi trascinare dietro l’Europa. Tirare la corda, però, è una scommessa rischiosa.

Ne è convinto Ben Schreer, direttore del programma Europa dell’Iiss (International institute for strategic studies), “Macron deve essere molto cauto”. Australiano di origine e alla guida del think tank francese, Schreer ha seguito da vicino il terremoto Aukus. “La reazione francese è in parte comprensibile. È il frutto di un’insofferenza quasi sistemica verso gli attuali assetti nella Nato, e l’inizio di una trattativa con gli Stati Uniti per ottenere qualcosa in cambio. Lo stesso stallo che abbiamo visto due anni fa, quando Macron ha decretato la ‘morte celebrale’ dell’Alleanza”.

Non è detto che l’azzardo vada in porto. Sono tanti i tavoli comuni su cui Parigi può fare la sua contromossa. A partire dal Consiglio per la Tecnologia e il Commercio Ue-Usa, pronto a riunirsi il 29 settembre per dettare le regole del gioco sulle tecnologie emergenti fra alleati e ora a rischio forfait a causa delle tensioni su Aukus. “Non mi aspetto uno scontro diretto fra Francia e Stati Uniti, ma un tira e molla. Macron dovrebbe chiedersi cosa Biden è in grado di offrirgli in cambio. Io un’idea me la sono fatta: poco. Piaccia o meno alla Francia, gli Stati Uniti sono ancora la più grande potenza internazionale e sanno come tenere testa in una trattativa”.

Dallo strappo di Macron contro la Nato del 2019 però sembra passata un’era. Allora, nota Schreer, c’era un freno non indifferente alle ambizioni dell’Eliseo: Angela Merkel. Con l’uscita di scena della cancelliera i francesi hanno “un nuovo spazio di manovra”. “Una finestra di sei mesi, almeno. La Francia è pronta a riempire il vuoto a Berlino e a prendere le redini della politica estera europea. A partire dalle prossime mosse nell’Indo-Pacifico, anche perché è l’unica potenza europea, insieme al Regno Unito, ad aver voce in capitolo”.

Il primo sgambetto a Biden in risposta ad Aukus, però, potrebbe non aver nulla a che vedere con la Cina. Dice l’esperto dell’Iiss: “La Francia non giocherà d’azzardo con la Cina, sa che non può permettersi di isolarsi. Con la Russia, invece, ha qualche carta da giocare. Mi aspetterei un ri-orientamento del governo francese verso Mosca, e un nuovo tentativo di riportare Vladimir Putin al tavolo dei negoziati a Bruxelles”.

Sarebbe il secondo: a giugno, insieme ai tedeschi, i francesi avevano tentato un blitz, affossato per la contrarietà dei Paesi Est-europei, per riattivare gli incontri di vertice fra Russia e Ue, sospesi dall’invasione russa della Crimea nel 2014. “È un’operazione rischiosa, vista con diffidenza da molti Paesi europei. La Francia dovrebbe stare attenta a non dividere l’Ue”.

Quanto all’Indo-Pacifico, le ambizioni europee sono da ridimensionare. La strategia Ue pubblicata con pessimo tempismo all’indomani dell’annuncio di Aukus prevede un ruolo limitato nella regione, e confinato al commercio e agli investimenti, anche con la Cina. “Quando si parla di sicurezza militare, l’Ue è un attore di secondo piano. Alla fine dei conti sono tre i Paesi europei che possono guardare all’Indo-Pacifico: Francia, Germania e Regno Unito. La Nato può pensare di giocare un ruolo, ma deve passare dalle parole ai fatti. Da quando ha aggiornato il suo Strategic Concept inserendo la sfida cinese si sono visti pochi progressi”.

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