L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 settembre 2021

La chiamano tecnologia ma è la più grande presa in giro, un giro d'affari per buttare nel sottosuolo la CO2 quando basterebbe creare foreste e ancora foreste e dare il nutrimento necessario alle piante che ci restituirebbero ossigeno puro e garantito

Tecnologia svizzera per il deposito del CO2 in Islanda

 
L'impianto Orca di Climeworks, in Islanda, intende estrarre dall'aria 4'000 tonnellate di CO2 all'anno. 

Climeworks

L'azienda svizzera Climeworks ha inaugurato in Islanda il più potente impianto del mondo per la rimozione e il sequestro permanente del CO2 presente nell'aria. Una tecnologia indispensabile per contrastare il riscaldamento climatico che solleva però degli interrogativi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 settembre 2021 - 08:2309 settembre 2021 - 08:23Luigi Jorio
Altre lingue: 3 (IT originale)

E se, dopo decenni di costante aumento, le emissioni globali di gas a effetto serra cominciassero finalmente a diminuire?

È quanto si augura l'azienda elvetica Climeworks, leader mondiale nella tecnologia di rimozione del CO2 dall'atmosfera (DAC, Direct Air Capture) che, dopo aver messo in funzione il primo impianto industriale per la cattura e lo sfruttamento dell'anidride carbonica nel 2017, segna ora una nuova tappa sulla via verso la neutralità climatica.

L'8 settembre ha inaugurato Orca, il più grande impianto del mondo in grado di filtrare il CO2 dall'atmosfera e di immagazzinarlo in maniera definitiva nel sottosuolo. Situato nei pressi della centrale geotermica di Hellisheidi, in Islanda, potrà filtrare fino a 4'000 tonnellate di CO2 all'anno, l'equivalente di quanto emettono circa 600 persone in Europa.

Come funziona?

L'anidride carbonica è separata dall'aria tramite uno speciale filtro concepito da Climeworks. Seguendo un processo sviluppato dall'islandese Carbfix, il gas viene poi mischiato con acqua e pompato negli strati di roccia basaltica a una profondità tra gli 800 e i 2'000 metri, dove dovrebbe rimanere per milioni di anni.

"La combinazione di pressione, umidità e minerali trasforma il CO2 in roccia. Non facciamo altro che accelerare il naturale processo di mineralizzazione", spiega a swissinfo.ch Christoph Beuttler, responsabile della politica climatica di Climeworks. Secondo l'amministratrice delegata di Carbfix, Edda Aradottir, in due anni il 95% dell'anidride carbonica si trasforma in pietra.

La probabilità di una fuga improvvisa e incrollata di gas dal sottosuolo è pari a zero, sostiene Beuttler. "Una volta nella roccia, nulla può liberare nuovamente il CO2 nell'aria, nemmeno un terremoto o un'eruzione vulcanica".

Pochi siti idonei sulla Terra

La scelta dell'Islanda non è casuale. Oltre alle condizioni geologiche favorevoli, il Paese è all'avanguardia nello sfruttamento dell'energia geotermica. L'utilizzo di fonti rinnovabili è un prerequisito indispensabile per gli impianti come Orca, che - ovviamente - hanno senso solo se generano meno gas serra di quelli che rimuovono dall'atmosfera.

"Il riscaldamento climatico è un problema globale e quindi non conta dove viene rimosso il CO2. Per evitare i costi di trasporto, sarebbe però giudizioso filtrare l'anidride carbonica laddove viene immagazzinata in maniera definitiva. E di posti del genere, non ce ne sono molti sulla Terra", osserva Beuttler.

Altri sviluppi


Nel mondo sono attivi 15 impianti DAC e insieme possono catturare oltre 9'000 tonnellate di CO2 all'anno, stando a un rapporto del 2020 dell'Agenzia internazionale dell'energia. Nel 2022, l'azienda candese Carbon Engineering dovrebbe costruire negli Stati Uniti il più grande impianto del mondo: avrà la capacità di trattare un milione di tonnellate di CO2 all'anno.
Una "massiccia operazione di pulizia"

Al momento della sua creazione nel 2009, Climeworks si era impegnata a catturare l'1% delle emissioni globali entro il 2025. Anche se l'obiettivo non verrà raggiunto, le tecnologie a emissioni negative sono destinate ad assumere sempre più importanza.

Il Gruppo intergovernativo di esperte ed esperti di clima delle Nazioni Unite (IPCC) ritiene che saranno irrinunciabili se si vorrà limitare il riscaldamento climatico a 1,5°C. Le emissioni calano troppo lentamente ed è necessario rimuovere del CO2 dall'atmosfera, sottolinea Holly Jean Buck dell'Università di Buffalo, autrice di un libro sull'ingegneria climatica. "Questo secolo dovremo intraprendere una massiccia operazione di pulizia", afferma a The GuardianLink esterno.

 

Accanto alle misure di riduzione delle emissioni, sarà necessario rimuovere del CO2 dall'atmosfera per raggiungere gli obiettivi fissati dall'Accordo di Parigi sul clima, secondo questa proiezione dell'istituto di ricerca MCC. MCC - Mercator Research institute on Global Commons and Climate Change

Da sola, l'Islanda potrebbe immagazzinare nel sottosuolo tutto il CO2 che sarebbe necessario rimuovere per raggiungere l'obiettivo climatico internazionale, secondo Christoph Beuttler di Climeworks. "L'Islanda è in grado di stoccare tramite la mineralizzazione 1'200 miliardi di tonnellate di CO2 [circa 30 volte la quantità di emissioni prodotta ogni anno nel mondo, ndr]. Siamo ben oltre la cifra suggerita dall'IPCC", dice.

CO2 svizzero verso l'Islanda?
Solare ed eolico USA per catturare il CO2

La soluzione proposta da Climeworks, in cui ha investito anche il gigante americano Microsoft, è però controversa e solleva alcuni interrogativi.

Se si usasse soltanto dell'elettricità rinnovabile per alimentare gli impianti DAC, ci vorrebbe l'intera produzione eolica e solare degli Stati Uniti nel 2018 per rimuovere cento milioni di tonnellate di CO2, ovvero 1/400 di quanto viene emesso ogni anno nel mondo, secondo uno studioLink esterno pubblicato nel 2020. Insieme, questi impianti necessiterebbero inoltre di un'area più grande della superficie dello Sri Lanka.

"Al momento, la cosa più a buon mercato e più urgente è cessare di emettere del CO2"

Martine Rebetez, professoressa di climatologia all'Università di NeuchâtelEnd of insertion

Pur riconoscendo la necessità di ricorrere a queste tecnologie, Martine Rebetez, professoressa di climatologia all'Università di Neuchâtel, sottolinea che si sono ancora delle incognite legate alla sicurezza, al bilancio di carbonio e ai costi. "Al momento, la cosa più a buon mercato e più urgente è cessare di emettere del CO2", afferma al portale watson.chLink esterno.

"Chiunque pensi che possiamo continuare a ridurre le emissioni di CO2 lentamente e sperare in una soluzione tecnica si sbaglia", concorda Sonia Seneviratne, climatologa al Politecnico federale di Zurigo.
Più costoso non fare nulla

Christoph Beuttler non ha dubbi sulla necessità di misure a riduzione delle emissioni: "È la cosa più importante per contrastare il cambiamento climatico". Tuttavia, aggiunge, a un certo punto la mitigazione non sarà possibile o diventerà talmente costosa, ad esempio nell'aviazione, che sarà necessario rimuovere i gas serra dall'atmosfera.

Al momento, ci vogliono circa 600 dollari per filtrare e stoccare una tonnellata di CO2, ma in futuro si potrebbe scendere a 200 dollari, prevede Beuttler. "Piantare alberi è senza dubbio una soluzione più a buon mercato. Ma ci vorrebbero tre pianeti Terra per rimuovere il CO2 solo con le foreste".

Il costo dell'inazione, anche considerando i danni causati dai disastri naturali, sarebbe ad ogni modo superiore, sostiene. "Al di là dei costi, le tecnologie di emissioni negative sono anche un'opportunità: diventeranno una delle industrie più grandi, con la creazione di numerosi posti di lavoro. Un settore in cui la Svizzera, oggi tra i Paesi leader, ha tutti gli interessi a rimanere all'avanguardia".

Nessun commento:

Posta un commento