L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 settembre 2021

La Russia ci fornisce il gas e siamo ricattabili, non c'è loda e allora ci ricatta. Stati Uniti ed Euroimbecilandia mettono d'accordo il loro cervello

Tutte le contraddizioni dell’Europa su Russia e gas


26 settembre 2021

Le accuse alla Russia e l’aumento dei prezzi del gas sul mercato spot visti da Demostenes Floros, senior energy economist del Cer

Dmitry Peskov, il portavoce del Cremlino, ha detto recentemente che non è la Russia la causa dell’aumento dei prezzi del gas naturale in Europa, ma gli scambi sul mercato spot.

L’Agenzia internazionale dell’energia, un’organizzazione internazionale che si occupa di coordinare le politiche energetiche dei paesi membri, aveva chiesto a Mosca di inviare quantità maggiori di gas naturale in Europa per alleviare la crisi energetica: i prezzi del gas sono cresciuti del 280 per cento quest’anno, e i livelli di stoccaggio in previsione della stagione fredda sono bassi.

COSA HA DETTO PESKOV

I paesi europei, ha detto Peskov, “preferiscono concentrarsi sulle forniture spot, sul mercato spot. È esattamente il mercato spot che porta a questi salti, come questo aumento dilagante dei prezzi”. Più che al mercato spot – quello che prevede una compravendita immediata di gas -, la Russia e la società energetica statale Gazprom preferirebbero che l’Europa firmasse dei contratti di fornitura a lungo termine.

LA RUSSIA E IL MERCATO SPOT

Eppure il mercato spot non rappresenta uno svantaggio per la Russia. Lo ha spiegato a Start Magazine Demostenes Floros, Senior Energy Economist del Centro Europa Ricerche (CER), responsabile dei mensili Rubrica del Mercato Petrolifero e Geopolitica dell’Energia e responsabile del X corso di Geopolitica all’Università Aperta di Imola. È autore di Guerra e Pace dell’Energia. La strategia per il gas naturale dell’Italia tra Federazione Russa e NATO.

“In un mercato spot”, ha detto Floros, “con 2/3 fornitori di grandi dimensioni, dove la Gazprom copre oltre il 40 per cento delle forniture dell’Unione europea, la cui produzione interna diminuisce costantemente da anni, le tensioni internazionali si rifletteranno immediatamente sul gas naturale che – mi permetto di ricordare – farà da ponte tra l’era delle fonti fossili e quella delle rinnovabili”.

GAS E TRANSIZIONE ENERGETICA

“Inoltre, la transizione energetica non solo comporterà un aumento significativo dei costi, che oggi si scaricano quasi per intero sul fattore lavoro, ma non è affatto detto che essa avverrà pacificamente. A tal riguardo”, aggiunge l’analista, “mi permetto di riportare le parole pronunciate dal segretario di stato americano Anthony Blinken lo scorso aprile: [se Washington non aumenterà gli investimenti verdi], “l’America perderà l’opportunità di modellare il futuro climatico del mondo, in un modo che rispecchi i nostri interessi e valori”.

LE ACCUSE ALLA RUSSIA

Sono molte le voci che accusano Gazprom, che ha il monopolio sull’esportazione di gas via tubature, di stare limitando le sue vendite all’Europa, contribuendo all’aumento dei prezzi. Una quarantina di politici europei hanno chiesto alla Commissione europea di indagare sull’impatto delle pratiche di Gazprom sul mercato del gas.

Su questo punto, Floros evidenzia una contraddizione logica tra gli europei e gli americani, che guardano con preoccupazione all’influenza di Mosca sul Vecchio continente. “Se i russi ci forniscono grandi quantità di gas”, dice, “allora è a rischio la nostra sicurezza energetica, perché siamo troppo ‘ricattabili’ da parte di Mosca. Se invece”, prosegue, “i russi non ci riforniscono di tutto il gas di cui abbiamo bisogno, allora ci ricattano comunque, vuoi sui gasdotti, o speculando sui prezzi. Non mi pare un modo serio di ragionare, si mettano d’accordo”.

COSA FA GAZPROM

“Nei primi 8 mesi e mezzo del 2021, Gazprom ha prodotto 357,7 Gm3 di gas naturale (+17,8% anno su anno, pari a 53,9 Gm3)”, ricostruisce Floros.

“Nel contempo, le esportazioni russe di gas al di fuori dell’ex-Urss hanno raggiunto 138,6 Gm3, prossime al record di 141,3 Gm3 stabilito nel 2018 (+17,4 Gm3 anno su anno, pari a 20,6 Gm3). Ciò è stato possibile nonostante le forniture verso la Cina attraverso il gasdotto Power of Siberia attivo da dicembre 2019 siano anch’esse frattanto cresciute (per la precisione, eccedendo regolarmente l’ammontare giornaliero contrattualizzato). Nello specifico, nei primi 8 mesi del 2021, esse hanno raggiunto 6,4 Gm3 (+270% anno su anno).

“Tutto si può dire”, conclude Floros, “tranne che i russi abbiano ‘il braccino corto’, come si dice dalle mie parti. La verità è un’altra: coloro i quali oggi avanzano le critiche a Mosca sono gli stessi che ieri gridavano in favore dello spot in maniera totalmente acritica. E il peggio, temo, è là da venire”.

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