L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 settembre 2021

Le regole sull'influenza covid sono l'altra faccia della medaglia su come va l'economia, più le irrigidiscono le e più l'economia va male e non sanno come risolvere questa ennesima crisi, ricordiamo che è stata formalizzata dalla Fed il 17 settembre del 2019 (duemiladicianove)

Cosa dice l’appello dei professori universitari contro il Green Pass (firmato anche da Barbero)

CARLO TERZANO 7 SETTEMBRE 2021


Tra i firmatari Alessandro Barbero: “Dante il girone degli ipocriti avrebbe trovato modo di riempirlo fino a farlo traboccare, con i nostri politici”. I professori universitari con l’appello online chiedono al governo un passo indietro sul Green Pass in quanto “suddivide la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione”

“L’appello dei docenti universitari contro la natura discriminatoria del “green pass”, per ribadire che l’Università è un luogo di inclusione e per avviare un serio e approfondito dibattito sui pericoli di una tale misura, evitando ogni forma di esclusione e di penalizzazione di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo”. È questa l’intestazione dell’appello scritto e sottoscritto dai professori universitari contro il Green Pass, che ha già raccolto diverse centinaia di adesioni e che, soprattutto, sta dimostrando almeno due cose che rischiano di imbarazzare il governo, che ha basato la sua strategia proprio sul certificato di presunta immunità: la prima è che chi contesta il Green Pass non è per forza un No Vax, perché molti di quei docenti si sono immunizzati ben prima che il vaccino diventasse obbligatorio per continuare a insegnare e la seconda è che non tutto il popolo No Vax è comunque violento e ignorante come descritto con forse eccessivo pressapochismo dai maggiori quotidiani, visto che a mobilitarsi è appunto parte del mondo dell’Università italiana. C’è insomma anche chi ha dubbi, più che legittimi, visto il valzer di EMA e AIFA sui vaccini e sulle età dei mesi scorsi e chi semplicemente non trova giusto che la popolazione venga divisa in classi distinte solo perché il governo non ha avuto il coraggio – e la forza – di imporre la vaccinazione.

È la tesi peraltro sostenuta dallo storico Alessandro Barbero, noto medievista per le sue partecipazioni ai programmi di Piero Angela, che oltre ad aver sottoscritto l’appello dei suoi colleghi, ha commentato: “Un conto è dire ‘Signori abbiamo deciso che il vaccino è obbligatorio perché è necessario, e di conseguenza, adesso introduciamo l’obbligo’: non avrei niente da dire su questo. Un altro conto è dire ‘no, non c’è nessun obbligo, ma semplicemente non puoi più vivere, non puoi più andare all’università: però non c’è l’obbligo nel modo più assoluto’”. Secondo il medievista, che ha recentemente scritto un libro sul Sommo Poeta, “Dante il girone degli ipocriti avrebbe trovato modo di riempirlo fino a farlo traboccare, con i nostri politici”.

COSA CHIEDONO I PROFESSORI NELL’APPELLO ANTI GREEN PASS

“Molti tra noi hanno liberamente scelto di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid-19, convinti della sua sicurezza ed efficacia. Tutti noi, però, reputiamo ingiusta e illegittima la discriminazione introdotta ai danni di una minoranza, in quanto in contrasto con i dettami della Costituzione (art. 32: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”) e con quanto stabilito dal Regolamento UE 953/2021, che chiarisce che “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate” per diversi motivi o “che hanno scelto di non essere vaccinate”.

“Nello specifico della realtà universitaria – si legge -, i docenti sottoscrittori di questo pubblico appello ritengono che si debba preservare la libertà di scelta di tutti e favorire l’inclusione paritaria, in ogni sua forma. Nella situazione attuale, o si subisce il green pass, oppure si viene esclusi dalla possibilità di frequentare le aule universitarie e, nel caso dei docenti, si è sospesi dall’insegnamento: tutto questo viola quei diritti di studio e formazione che sono garantiti dalla Costituzione e rappresenta un pericoloso precedente”.

“In sostanza – scrivono i professori universitari nell’appello anti Green Pass -, la “tessera verde” suddivide infatti la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione (eguaglianza, libertà personale, lavoro, studio, libertà di associazione, libertà di circolazione, libertà di opinione)”.

“Quella del “green pass” – è l’accusa degli accademici – è una misura straordinaria, peraltro dai contorni applicativi tutt’altro che chiari, che, come tale, comporta rischi evidenti, soprattutto se dovesse essere prorogata oltre il 31 dicembre, facendo affiorare alla mente altri precedenti storici che mai avremmo voluto ripercorrere.
Auspichiamo che si avvii un serio dibattito politico, nella società e nel mondo accademico tutto (incluse le sue fondamentali componenti amministrativa e studentesca), per evitare ogni penalizzazione di specifiche categorie di persone in base alle loro scelte personali e ai loro convincimenti, per garantire il diritto allo studio e alla ricerca e l’accesso universale, non discriminatorio e privo di oneri aggiuntivi (che sono, di fatto, discriminatori) a servizi universitari. Chiediamo pertanto che venga abolita e rifiutata ogni forma di discriminazione.”

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