L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 settembre 2021

Le televisioni gli hanno fatto credere e loro ci hanno voluto credere che il Passaporto dei vaccini sperimentali li immunizza e non li fa ammalare e se fosse solo un pochino

Entro in clandestinità


Anna Lombroso per il Simplicissimus

Da oggi entro in clandestinità. Rientro a pieno titolo nelle categorie delle nude vite, che il sovrano può “bandire”, espellere dal consorzio civile, sospendendone i diritti, o quelli che arrivano qui, senza documenti, senza identità e dunque meglio se invisibili e muti, nascosti per non farsi braccare o stanare in qualità di “illegali”.

Non ne faccio un caso personale, ho avuto una vita piena, ho studiato, lavorato, viaggiato, conquistato uno status e i relativi “privilegi” anche se lucidamente non ho mai ritenuto che fossero consolidati e inviolabili, e lo pensavo anche dei diritti che davanti ai miei occhi venivano ridotti via via a elargizioni discrezionali e arbitrarie. Ma mai avrei pensato che potessimo, io come tanti altri, diventare dei nemici della società, dei pericoli pubblici da rintracciare, sottoporre a giudizio morale e successivo linciaggio, emarginare e criminalizzare per via di una inguaribile indole a quel dubbio” che dovrebbe costituire il caposaldo del pensiero e della ricerca scientifica, della speculazione filosofica, dell’agire responsabile verso se stessi e gli altri.

Plurivaccinata negli anni anche per debellare malattie facilmente curabili o scomparse dallo scenario delle minacce globali, come sempre davanti a un scelta riguardante la salute ero abituata a effettuare un razionale valutazione del rapporto tra rischi e benefici, a rispettare nel mio piccolo elementari principi di precauzione, evitando ad esempio i vaccini antinfluenzali dopo una prima brutta esperienza indotta della persuasione “volonterosa” di un medico amico.

Altrettanto ho fatto a meno di farmaci inutili e perlopiù dannosi a cominciare dalle droghe legali che mi venivano suggerite per affrontare, come recitava il bugiardino di una delle più abusate, l’eccesso di informazioni spiacevoli, lo stress e lo spleen della vita moderna, proprio per non rinunciare a quella lucidità e a quel controllo dell’esistenza quotidiana e delle decisioni cruciali che oggi sono diventate la mia colpa, il vizio sociopatico da condannare e penalizzare.

In questi mesi il mio paesaggio relazionale e umano di è sfoltito, “potato” grazie alla divisione manichea tra virtù e vizio, tra bene e male/malattia, tra responsabili dotati di spirito civico e di appartenenza proba e generosa alla società civile e reietti, egoisti e codardi, grazie a una selezione che ripropone i criteri dle presidente del consiglio: salviamo e tuteliamo quelli forti della loro obbedienza, quelli che si adeguano al format che promette la salvaguardia del poco che ci è concesso in cambio della dichiarata volontà di uniformarsi a uno stile di vita che premia chi sa rinunciare a spazi di libertà in cambio di una non meglio identificata sicurezza, un tempo mirata a proteggere dal terrorismo, dalla delinquenza, dalle invasioni dei migranti, oggi circoscritta a garanzie profilattiche che – questa è la promessa – si tradurrebbero nella conservazione del lavoro, del posto, della gita fuori porta, delle ferie in hotel e della pizzeria al chiuso d’inverno vicino al forno a legna.

Certi rapporti se per caso dovessimo – e volessimo – uscire da questa condizione di intimidazione e ricatto, non si rinsalderanno: già oggi è arduo conversare su qualsiasi argomento evitando l’incipit di prammatica: ti sei vaccinata? Già oggi è sgradevole guardare a conoscenti che sventolano con orgoglio il Green Pass che li abilita con fierezza a fare qualcosa che mi è interdetto, come se si trattasse di una conquista, la certificazione e il patentino dello spirito di servizio per loro e il marchio del tradimento e dell’eresia vigliacca per me, così fetente da confinarmi nella fogna delle “destre” o nella palude di categorie alle quali non si deve riservare solidarietà, insegnanti indolenti, medici poco scrupolosi, precari che non hanno voluto e saputo adattarsi alle esigenze di mercato, ristoratori evasori, lavoratori sempre scontenti, senza lasciapassare e che non ci sentono proprio a stare sulla stessa barca con Confindustria e un generale Nato.

Ai tanti perduti e rimossi fanno riscontro i molti sconosciuti che si incontrano grazie al blog, alla rete, ai gruppi, molti vaccinati che cominciano a nutrire dubbi sul prodigio farmacologico e che sono fermamente convinti che il salvacondotto sia un ignobile strumento di discriminazione che non possiede nessuna qualità “sanitaria”, mentre invece costituisce una palese violazione della libertà personale, se proibisce non solo la mensa in azienda, ma l’accesso di uno studente o uno studioso ad una biblioteca o ad una palestra, se compromette la possibilità di lavorare creando le condizioni per ingiusti licenziamenti e demansionamenti.

E aumentano ogni giorno quelli che si interrogano non solo sulla legittimità di questo strumento, ma sulla sua utilità così come viene presentata dalle autorità se non è vero che la contiguità con un non vaccinato rappresenti una minaccia alla salute di chi entra in contatto con lui in un ufficio o in un’aula, che un vaccinato non costituirebbe, quando è ormai accertato dalla scienza che fa le leggi di eccezione, che chi si è sottoposto alla somministrazione con una, due e domani tre dosi può perfettamente trasmettere il virus. Così come cresce la preoccupazione per i cosiddetti effetti avversi, per la gravità dei fenomeni collaterali come per il numero, che comunque è sempre troppo alto, anche si limitasse pochi casi.

C’è da chiedersi il perché di tanto accanimento dei salvati contro noi “sommersi” volontari nel fango del nostro irriducibile egoismo, della nostra perversa ignoranza, nel nostro dissoluto rifiuto di scienza e progresso: ” Minacciano le persone, creano del terrorismo, vanno arrestati“; Roberto Burioni, quello del red carpet: ” Verranno messi agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci“; Selvaggia Lucarelli, opinionista ” Ricettacolo di casi psichiatrici. Devono ridursi a poltiglia verde“, Andrea Scanzi, giornalista “ Mi divertirei a vederli morire come mosche“; Marianna Rubino, medico ” La soluzione è una sola: campo di concentramento”, (ringrazio un amico per questo florilegio).

E dire che dovrebbero essere felici, appagati, soddisfatti con le loro due dosi e la promessa della terza, con la loro libertà di movimento finalmente superiore alla nostra sia pure con mascherine e distanziamento, confortati dal parere della scienza, dalla supervisione degli alti gradi militari, dall’eccelso giudizio di qualche giurista che visti i tempi si è convinto che la Costituzione è ora che diventi Carta igienica.

E dire che così è accontentata la loro aspirazione a tornare come prima, come prima quando c’era la crisi, la disoccupazione, gli sfratti, le lunghe attese per accertamenti e cure, la sanità a pagamento come la scuola e i servizi. Non sanno che non sarà come prima nemmeno per loro, che sarà ben peggio di prima avendo rinunciato a quei margini di libertà che la democrazia ora definitivamente sospesa ancora permetteva.

Il problema è che indietro non si torna e non ci salverà una soluzione all’italiana: vaccino obbligatorio che sospende la necessità di un green pass che la cabina di regia non riesce a gestire, sostituito da un’autocertificazione che restituisce la responsabilità per intero al cittadino.

In ogni caso si tratta di compromessi inaccettabili: meglio entrare in clandestinità.

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