L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 settembre 2021

Linea rossa - “Il tasso di sopravvivenza per Covid-19 dei bambini sotto i 18 anni senza trattamento farmacologico è del 99,9998%”

“Un’altra libertà”, primo film anti covid



Finalmente un film – documentario di protesta contro le misure pandemiche e le vaccinazioni di massa. Lo ha diretto e prodotto il regista tedesco Til Schweiger e ha come titolo Eine andere Freiheit , un’altra libertà, realizzato in mezzo alle censure, ma ancora di più al vero e proprio regime di regime di polizia instaurato dalla Merkel in Germania in ubbidienza ai dettami di quei poteri che le hanno permesso vent’anni di comando. E che in qualche modo le permetteranno di avere ancora poltrone di rilevo grazie ai soldi dei vaccini e ai morti provocati. I nuovi Vopos e la nuova Stasi controllano che non ci siano “manifestazioni del pensiero” in disaccordo con le sordide e inutili “misure” anticovid e sono già pesantemente intervenute contro circoli artistici, letterari. cinematografici e teatrali. Il film, tutto orientato contro la vaccinazione dei minori, è ancora disponibile su You tube, ovviamente in tedesco e immagino che non verrò doppiato o sottotitolato da nessuna parte se non intervengono dei volontari, ma inizia con una dichiarazione inequivocabile e peraltro incontestabile visto che viene dal principale covo pandemico, ovvero il cdc americano: “Il tasso di sopravvivenza per Covid-19 dei bambini sotto i 18 anni senza trattamento farmacologico è del 99,9998%” L’inutilità della vaccinazione è già tutta concentrata in un sola cifra disponibile anche a chi non ci ha mai riflettuto.

Il film è importante anche per il retroterra da cui nasce e che lo stesso regista interviene a spiegare:

“Prima di tutto devo dire che in generale non sono affatto contrario alle vaccinazioni. I miei figli sono tutti vaccinati. Mi sono anche fatto vaccinare contro l’influenza ogni anno, finché a un certo punto ho scoperto che non aiutava molto, tranne che l’industria farmaceutica. All’epoca ho fatto vaccinare tutti i miei figli – e me stesso ovviamente – contro l’influenza suina. Con il risultato che una delle mie figlie ha contratto la narcolessia. Dopo l’iniezione aveva sempre problemi a dormire e (…) era stanca durante il giorno. Poi l’abbiamo portata al laboratorio del sonno ad Amburgo. E dopo tre giorni scoprirono che aveva la narcolessia, cioè la malattia del sonno. E ad un certo punto ho scoperto che era collegato a questa vaccinazione. Certo, per me è stato terribile. All’epoca non mi informavo, credevo a tutto questo, che una pandemia enorme e mortale si stava avvicinando a noi e volevo proteggere i miei figli. Con il risultato che ho fatto del male a una delle mie figlie. Non mi perdono davvero per questo”.

Per nulla strillata, anzi pacata e ponderata questa protesta lunga 80 minuti sviluppa una documentazione che alla fine diventa veramente efficace perché esprime davvero un grande tumulto interiore che si trasmette allo spettatore.

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