L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 settembre 2021

ottenere una popolazione troppo occupata dal piacere fisico per badare alla sua condizione servile, è necessario scardinare i tabù del sesso fin dall'infanzia

Società
19 Settembre 2020
Libido dominandi

Liberazione sessuale e controllo politico nel libro di E. Michael Jones.


Man mano che la libertà politica ed economica diminuiscono, la libertà sessuale tende ad accrescersi a titolo di compensazione. Aldous Huxley, prefazione al Mondo Nuovo

Lo Stato moderno può silenziosamente sottrarre la metà del reddito di un lavoratore senza troppi problemi. Può annullare elezioni e ignorare referendum, in barba a tutti i suoi ‘principi fondamentali’, tra la sterile indignazione dei pochi a cui la cosa interessa. Con l’aiuto dei media può silenziare il dissenso, o impedire l’accesso alle chiese, di fatto privando della libertà religiosa la sua popolazione. Sono tutte espressioni di un potere che farebbe impallidire Carlo Magno, Ottaviano, il Re Sole. Sono nella loro essenza atti di dispotismo, verso i quali si mostra una remissività che anche solo un secolo fa sarebbe stata inimmaginabile.

In compenso il cittadino ha conquistato il diritto e la libertà di fruire in qualsiasi momento della pornografia. Possiamo accoppiarci con chi ci pare, quando e come ci pare. Chiunque provi anche solo a mettere in discussione queste libertà avrà contro il mondo. Amici e parenti, politici anche insospettabili, stampa e istituzioni, il mondo della cultura e dell’università. La libertà sessuale è il diritto fondamentale, forse il più indiscutibile dell’occidente moderno. Di fatto ha assunto la statura di un vero e proprio idolo.

 

Si è trattato di una vera e propria rivoluzione per una civiltà sempre pronta a rispolverare le sue ‘radici cristiane’, un cambio di paradigma completo e che ha avuto luogo in tempi brevissimi, come raramente era mai successo prima. E se la tradizione è il frutto di un lungo processo collettivo, la rivoluzione può invece essere sempre ricondotta all’azione di pochi singoli. Quella sessuale non fa eccezione. Libido Dominandi – Sexual liberation and political control affronta il problema nel modo più diretto possibile. Scritto da E. Michael Jones, intellettuale tradizionalista ben noto nell’anglosfera, questo libro del 2000 è una preziosa arma per chi volesse indagare uno degli aspetti meno discussi ma più evidenti della modernità. Non è un trattato di etica, né un manuale di filosofia politica, quanto piuttosto una raccolta biografica. Jones analizza la vita dei personaggi chiave nella guerra alla morale ‘tradizionale’. Nelle sue oltre seicento pagine, Libido Dominandi sviscera i lati più oscuri delle vite di quelli che oggi sono celebrati come veri eroi della libertà.

L’arco di tempo preso in esame copre oltre tre secoli di storia. Si va dall’analisi delle opere del Marchese De Sade, pornografo consumato fino alla follia dalle sue stesse perversioni, fino agli aspetti meno conosciuti della vita di Alexandra Kollontai, prima donna ministro dell’Unione Sovietica: citata oggi come figura di spicco della ‘liberazione femminile’ era lei stessa schiava di relazioni extraconiugali tutt’altro che ortodosse, una condizione che alimenterà non poche dicerie tra i corridoi del potere sovietico. Immancabili i capitoli sulla vita di Wilhelm Reich, psicologo di punta per i marxisti della Scuola di Francoforte. E che dire di Edward Bernays, forse il primo ‘influencer’ della storia? Pagato dall’America Tobacco Company, aveva la missione di rompere il tabù del fumo tra le donne, visto come insulto alla modestia femminile negli anni della grande depressione. La strategia fu semplice: brandizzare le sigarette come ‘torce della liberazione delle donne’ e godersi i profitti. Lo scriverà nelle sue memorie:

Antiche abitudini, ho imparato, possono essere distrutte dall’attrattiva dei mass media.
Edward Bernays


A parlare, insomma, non è l’autore E. Michael Jones, ma le biografie e i diari dei grandi nomi della rivoluzione culturale. Odio per la tradizione, ricerca di nuovi strumenti di manipolazione, talvolta pura e semplice follia: Libido Dominandi porta alla luce le idee che stanno davvero alla base di molte delle nostre libertà. È chiaro fin dai primi capitoli che esiste un aspetto che accomuna tutti i personaggi del libro: i libertini sono tutto fuorchè liberi. Jones cita l’antica massima di Sant’Agostino: Un uomo ha tanti padroni quanti sono i suoi vizi. È forse il più grande paradosso del cristianesimo: solo chi si consegna volontariamente alle leggi di Dio può diventare veramente libero. Al contrario, chi si ribella finisce spiritualmente incatenato a padroni meno misericordiosi. Le passioni possono facilmente trasformarsi in uno strumento di controllo. Un fatto innegabile quando si parla di relazioni personali, ma applicabile anche nel rapporto tra stato e cittadini. Non è un caso che il rapporto tra i sessi sia un aspetto sempre molto ben descritto nella letteratura distopica.

Se Orwell descrive l’atteggiamento quasi puritanico del regime di 1984, di tutt’altra opinione è Aldous Huxley. Il filosofo britannico fa del libertinismo di Stato una delle pietre angolari del suo inquietante Mondo Nuovo: per ottenere una popolazione troppo occupata dal piacere fisico per badare alla sua condizione servile, è necessario scardinare i tabù del sesso fin dall’infanzia. Il controllo della morale sessuale è fondamentale anche nel Seme Inquieto di Anthony Burges: nella distopia firmata dall’autore di Un’Arancia Meccanica l’omosessualità viene incentivata per far fronte al problema della sovrapopolazione mondiale.

Si racconta spesso che ‘ciò che avviene in camera da letto tra adulti consenzienti non dev’essere affare dello Stato’, ma di fatto lo è, e spesso in senso opposto a quello comunemente inteso. La storia offre l’esempio dell’Unione Sovietica, nei suoi primi anni di vita un vero paradiso per libertini e rivoluzionari da ogni parte del mondo. Tra le battaglie del neonato governo bolscevico ci fu infatti una lotta senza quartiere alla moralità tradizionale e alla famiglia: apertura di spiagge nudiste, messa al bando del matrimonio religioso, continui slogan del Partito che spiegavano al popolo che fare sesso doveva diventare “come chiedere un bicchier d’acqua”. La parentesi libertina si chiuse con l’epoca dello stalinismo per ragioni puramente pragmatiche: la nuova morale aveva portato a un’epidemia di sifilide.

E. Michael Jones parla oggi di una nuova attualità della sua opera: se vent’anni fa, quando venne stampato per la prima volta, Libido Dominandi poteva sembrare un mattone destinato a pochi curiosi e appassionati di controstoria, oggi le cose sono cambiate.

Questo genere di tematiche è infatti entrato a pieno diritto tra i programmi elettorali, rappresentando un tassello immancabile nella visione della sinistra liberale, ma non solo. Con la sempre maggiore diffusione della pornografia per le masse, la sostanziale distruzione della famiglia, la pervasività di una cultura che fa del sesso facile un idolo indiscutibile, il messaggio di fondo del libro appare più chiaro che mai. La guerra alla morale tradizionale può ancora essere vista come un potente strumento politico. Uno strumento che, ricorda Huxley:

Aggiungendosi al diritto di sognare sotto l’influenza della droga, del cinema, della radio, contribuirà a riconciliare i sudditi con la schiavitù che è il loro destino.
Aldous Huxley

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