L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 settembre 2021

Si scambia la libertà di circolazione con togliere stipendi a chi lavora che è un'altra cosa. E Mattarella Mattarella è complice di questo delittuoso delitto privando di qualsiasi reddito chi non soggiace alla narrazione ufficiale che solo il vaccino sperimentale elimina l'influenza covid la cui paura è aumentata obbligando a fare tamponi farlocchi che scovano inevitabilmente persone asintomatiche trattati dalle istituzioni come paria quando paria non sono. Fino a quando, Draghi lo stregone maledetto, ci obbligherà a stare in questa narrazione? Svezia, Norvegia, Danimarca, Regno Unito ne sono usciti fuori formalmente, si sono sottratti intelligentemente, in Italia furbescamente solo per l'estate, per dare un pò di respiro all'economia e poi subito dopo di nuovo in bolla

Green pass a lavoro: per quanto sarà obbligatorio?

28 Settembre 2021 - 12:23

Fino a quando il green pass sarà obbligatorio per lavorare? Per quanto tempo si rischia di restare senza stipendio? La legge dice 31 dicembre 2021, ma potrebbero esserci dei cambiamenti.


Il green pass diventerà obbligatorio sul posto di lavoro dal 15 ottobre: una data importante che ci dirà quanti lavoratori dipendenti sono effettivamente disposti a rinunciare allo stipendio pur di non vaccinarsi o di sottoporsi continuamente a tampone.

Eppure alcuni no green pass convinti hanno già comunicato alle loro aziende la loro intenzione: dal 15 ottobre non si recheranno a lavoro. Potrebbero esserci poi aziende che accetteranno comunque i dipendenti sprovvisti di green pass: ricordiamo che in tal caso entrambe le parti si espongono al pagamento di una sanzione nel caso in cui vengano effettuati dei controlli sul posto di lavoro.

La domanda che molti si fanno è: per quanto tempo bisognerà rinunciare allo stipendio? Per trovare la risposta bisogna rispondere a un’altra domanda: fino a quando il green pass sul posto di lavoro sarà obbligatorio?

Per quanto tempo il green pass a lavoro sarà obbligatorio? La risposta ufficiale

Questa domanda ha due risposte: una ufficiale e una ufficiosa. Per quella ufficiale, infatti, basta guardare a quanto stabilito dal decreto del 21 settembre, il quale stabilisce obblighi e sanzioni del green pass a lavoro.

Qui si legge che per tutti i lavoratori, compresi dipendenti pubblici e lavoratori autonomi, l’obbligo del green pass per poter lavorare vale dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021, “termine di cessazione dello stato di emergenza”. E ancora, nella parte riferita alle sanzioni, si legge che il lavoratore che non si presenta a lavoro in quanto sprovvisto del green pass, come pure quello che si presenta ma non viene ammesso in azienda da chi effettua i controlli, viene considerato come assente ingiustificato fino a quando non presenterà la predetta certificazione, e comunque “non oltre il 31 dicembre 2021”.

Non sembrano esserci dubbi, quindi: chi è senza green pass non potrà lavorare per circa due mesi e mezzo, dopodiché l’obbligo della certificazione verde - e la relativa sospensione della retribuzione - verrà meno.

Ma attenzione, perché come anticipato questa è la risposta ufficiale, ma non è detto che resterà questa anche in prossimità della scadenza dello stato di emergenza.

Per quanto tempo il green pass a lavoro sarà obbligatorio? La risposta ufficiosa

Nel testo del decreto viene specificato che il termine del 31 dicembre 2021 è stato così determinato in quanto in quella data termina lo stato di emergenza. Cosa succederà allora nel caso in cui il Governo Draghi dovesse prolungare ancora la data di questo periodo? Anche altre disposizioni, come appunto quella che obbliga ad avere il green pass per andare a lavoro, potrebbero essere prorogate fino alla nuova scadenza.

A tal proposito, è bene fare un chiarimento. Molti, infatti, sono convinti che il Governo non potrà prorogare lo stato di emergenza più di quanto già fatto. Effettivamente, la regola vuole che per questo non si possa andare oltre i due anni, quindi un’eventuale nuova proroga potrà essere di massimo un mese.

Al massimo, quindi, lo stato di emergenza dovrà terminare il 31 gennaio 2022.

Semmai ci dovesse essere una proroga di un altro mese, quindi, anche l’obbligo del green pass a lavoro dovrebbe continuare per altri 30 giorni: dopodiché bisognerà capire quale sarà la volontà politica del Governo Draghi.

Ad oggi, quindi, non ci sono le condizioni per poter dire: “sicuramente l’obbligo del green pass a lavoro varrà fino al 31 dicembre 2021”. Questo prevede la legge sì, ma già in passate occasioni scadenze di questo tipo sono state prorogate. Bisognerà mettere in conto, quindi, che potrebbe esserci il rinvio di almeno un altro mese con il suddetto obbligo in vigore fino al 31 gennaio 2022.

Green pass a lavoro anche alla scadenza dello stato di emergenza?

Come spiegato dalla Legge per tutti, non è da escludere che l’obbligo del green pass a lavoro possa anche estendersi oltre la data del 31 gennaio 2022. Intanto va detto che le restrizioni del green pass, come quella in questione, sono state adottate in attuazione dell’articolo 16 della Costituzione, il quale stabilisce che la libertà di circolazione può essere “limitata in via generale per motivi di sanità e sicurezza”, a patto che tali limiti vengano adottati con legge o atto avente forza di legge (compresi, dunque, i DPCM, già considerati legittimi dalla Corte Costituzionale).

Anche senza stato di emergenza, dunque, un tale obbligo continuerebbe a essere legittimo qualora appunto questo fosse motivato dalla situazione sanitaria del Paese.

Per non parlare poi della possibilità per cui a gennaio 2022 ci siano le condizioni per poter decretare un nuovo stato di emergenza. La legge, infatti, vieta una proroga oltre i 24 mesi, ma non la possibilità di avviare una nuova procedura per decretare un nuovo stato di emergenza, come ad esempio potrebbe succedere nel caso in cui dovesse esserci una nuova variante che faccia aumentare ulteriormente i contagi.

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