L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 settembre 2021

Si toglie la terra in cui vivi per presunti diritti basati su leggi fatte apposta per togliertele. E' giustizia?

Il ‘marco temporal’ e il diritto originario alla terra in Brasile

POSTED ON 30 AGOSTO 2021 POSTED IN ISTANTANEE

Continuano le proteste indigene in Brasile, contro la proposta di legge chiamata marco temporal (limite temporale). Una linea di demarcazione temporale che limita i diritti dei popoli indigeni e ne mina l’esistenza. Proprio quest’ultimo dovrà essere definito dal tribunale in ultima istanza come criterio generale applicabile a tutti i casi di demarcazione sul territorio nazionale. Pertanto verrà risolutamente giudicata una tesi giuridica che, se legalizzata, comprometterà il diritto originario alla terra di tutti i popoli indigeni.

La piazza Ipê di Brasilia nei giorni scorsi si è trasformata nel più grande villaggio indigeno del Brasile. Circa 6.000 indigeni provenienti da 176 tribù si sono radunati nella capitale brasiliana contro le politiche anti-indigene del Governo Federale.

Un’azione globale che ha dato vita al movimento ‘Luta pela vida’ (Lotta per la vita) guidata dall’Associazione dei popoli indigeni del Brasile (APIB). Una delle ragioni principali di questa mobilitazione è l’attesa sentenza della Corte Suprema Federale. Una sentenza sul cosiddetto marco temporal. Secondo cui potrebbe ostacolare il riconoscimento ufficiale dei territori delle popolazioni indigene e far revocare i loro diritti nel Paese.

La mobilitazione segue la causa dell’APIB contro il presidente Jair Bolsonaro presso la Corte penale internazionale (ICC) dell’Aia e coincide con una spinta del Congresso brasiliano ad approvare leggi come PL 490, PL 2633 e PDL 177 che elimineranno i diritti territoriali indigeni sovrani, autorizzano rispettivamente il furto di terre e negano il riconoscimento dei popoli indigeni.

Per comprendere questa discussione è necessario tornare indietro di qualche anno. La causa del conflitto risale ad un giudizio espresso dall’Advocacia-geral da União nel 2017. Che rimette in discussione una sentenza emessa nel 2009 dalla corte del tribunale supremo brasiliano riguardante la demarcazione della ‘TI. Raposa Serra do Sol’. Nello Stato di Roraima. All’epoca la decisione era favorevole ai popoli originari, asserendo che si trovavano già nel territorio quando fu promulgata la Costituzione federale il 5 ottobre 1988.

Ora, la domanda è: qual è la base per stabilire la Costituzione del 1988 come ‘marco temporal’?

Non è il diritto che precede il fatto, ma il contrario! Perché se la disposizione 231 della CRFB/88 a tutela degli stessi (e non viceversa)? Il fatto che siano eredi di terre brasiliane è anteriore alla Costituzione e alla stessa legge brasiliana. La Costituzione del 1988 imponeva solo limiti e forme per il suo riconoscimento.

Secondo gli ambientalisti, i diritti delle popolazioni indigene vengono così inammissibilmente ridotti. Ad ogni modo l’articolo 231 della costituzione brasiliana del 1988 recita:

Gli indiani sono riconosciuti per la loro organizzazione sociale, costumi, lingue, credenze e tradizioni e i loro diritti originari sulle terre che occupano tradizionalmente , e spetta all’Unione demarcarli, proteggere e garantire il rispetto di tutti i loro beni.

Nell’articolo citato quelle terre sono occupate in maniera permanente. Gli indigeni reclamano infatti il ‘diritto originario alla terra’. Dal momento che essi risiedono e non, come si dice, occupano, da generazioni e da tempi non calcolabili in quella terra. Una terra che rivendicano in quanto fondamentale per la propria sopravvivenza socioculturale. Ad ogni modo sarebbe improprio l’uso del calcolo di una questione immateriale come il tempo.

È un fatto pubblico e noto che i popoli originari (indigeni) furono e continuano ad essere espulsi dal loro territorio brasiliano. Quando l’agenda sono i popoli originari, non si tratta di ‘dare’ un diritto, ma piuttosto di riconoscere un fatto. Se ammettiamo nell’ordinamento giuridico il diritto all’eredità e alla trasmissione del possesso tra generazioni, non si può negare che i popoli indigeni abbiano diritto al territorio dei loro antenati.

O la legge brasiliana legittima la sottrazione attraverso la violenza. Sia di beni mobili (reati contro la proprietà) che di beni immobili (terra dei popoli tradizionali). Oppure la reprime. Ciò che non può è la selettività. La violenza subita dai popoli originari non può essere dimenticata o cancellata dal tempo.

La decisione sul ‘marco temporal’, che introduce limiti temporali alla demarcazione delle terre indigene in Brasile, era stata fissata per il 25 agosto. E’ stata sospesa subito dopo la lettura della relazione iniziale da parte del ministro Edson Fachin. Rinviata al primo settembre. Il relatore nel suo intervento ha riconosciuto il ‘carattere originario’ dei diritti degli indios.

In uno Stato democratico, ci si aspetta che l’istituzione costituzionalmente scelta per la difesa interna di ultimo grado dei diritti fondamentali non renda irrealizzabile un intero passato, come fanno coloro che consentono di fondarlo e costruirlo sulle spoglie indigene. Potrebbero anche riuscire a seppellire, atterrare e far deragliare corpi, ma la Storia non sarà più resa impossibile .

La Costituzione del 1988 non ha dato inizio alla storia del Brasile, né al diritto dei popoli indigeni alle loro terre, non ha previsto alcuna tempistica , ma ha avviato un importante quadro istituzionale . E le istituzioni importanti di questo quadro non possono tacere.

Nessun commento:

Posta un commento