L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 settembre 2021

Stagflazione 23 - Già viviamo questa fase. E' nella logica delle cose che lo scenario prossimo presente continui ad imprimere con più forza questa situazione economica. La Domanda non può salire, i redditi sono fermi e l'industria non riesce/riuscirà a vendere tutte le merci capaci a produrre

Economia e mercati: 4 scenari per Nouriel Roubini


Il grande economista ha immaginato 4 scenari sull'economia e sui mercati che si potrebbero verificare da ora al prossimo anno. Vediamoli quali sono e i più probabili

L'economia mondiale e i mercati finanziari sono in questo momento condizionati da alcuni eventi che hanno attirato l'attenzione di tutti. Per incominciare si segue da vicino l'evolversi della vicenda Evergrande, il gruppo immobiliare cinese che sta collassando travolto da una montagna di debiti. Un minimo accordo raggiunto con i creditori è servito a dare ossigeno temporaneo ai mercati, ma la sensazione è che la situazione possa precipitare da un momento all'altro.

Un'altra variabile impazzita è la Federal Reserve e i suoi piani per ritirare la bambagia monetaria di questi ultimi anni. Sullo sfondo l'aggressività di una pandemia che è ancora presente e che continua a lasciare incertezze su quando davvero questa mala bestia abbandonerà per sempre le nostre vite.

Economia e mercati: 4 scenari per Nouriel Roubini

Quindi cosa succederà nel prossimo futuro? La gran parte degli osservatori, degli analisti e degli investitori se lo chiede, ma la risposta a questa domanda si fa ogni giorno sempre più colma di insicurezze. A provare a tracciare un quadro definito Nouriel Roubini, il grande economista che aveva predetto la crisi dei mutui subprime del 2008. In un editoriale, il professore di economia alla New York University ha illustrato 4 scenari che potrebbero verificarsi da qui al prossimo anno, in funzione della crescita globale e dell'inflazione.

Primo scenario: alta crescita e inflazione moderata

Sarebbe questo lo scenario ideale, con un PIL mondiale più forte rispetto a quanto atteso e un aumento dei prezzi in linea con l'obiettivo del 2% dichiarato dalle Banche Centrali. Se si dovesse configurare una situazione di questo tipo, vorrebbe dire che la stagflazione che in parte stiamo vivendo sarebbe stata condizionata dall'impatto della variante Delta, che ha imposto blocchi e chiusure.

Una volta ristabilita la normalità e ammesso sempre che non spuntino altri ceppi del virus ancora più insidiosi, si creerebbe un'accelerazione della crescita economica e allo stesso tempo una discesa dei prezzi. A quel punto gli istituti centrali potrebbero stabilizzare l'economia raffreddandola con il rialzo dei tassi senza provocare sconquassi nei mercati finanziari.

Le preferenze degli investitori sulle azioni subirebbero un cambiamento con il passaggio da quelle americane ai titoli europei, giapponesi e dei mercati emergenti, nonché dalle azioni legate alla crescita a quelle più connesse con il ciclo economico.

Secondo scenario: surriscaldamento dell'economia

In questa circostanza si verificherebbe un aumento della crescita generata soprattutto dall'equilibrio raggiunto sul mercato delle materie prime, ma tassi di inflazione ancora più alti rispetto agli obiettivi delle Banche Centrali. Queste ultime a tal punto si troverebbero dinanzi a una smentita delle loro convinzioni, ovvero l'inflazione non ha carattere temporaneo.

Di conseguenza non rimarrebbe loro altra soluzione che cercare di combatterla alzando i tassi di interesse per evitare un surriscaldamento in atto. Questo farebbe aumentare i rendimenti obbligazionari e diminuire il corso delle azioni. L'alternativa sarebbe seguire la curva nella speranza che i prezzi non corrano troppo oltre i target prefissati.

Terzo scenario: stagflazione

Questo scenario ipotizza una crescita lenta dell'economia accompagnata da un'inflazione elevata, alimentata soprattutto dalle politiche monetarie e fiscali molto accomodanti. Il quadro presuppone una difficoltà insita nelle Banche Centrali di liberarsi dalla trappola dei tassi. In altri termini, l'elevato indebitamento pubblico farebbe innescare un crollo sui mercati finanziari in caso di aumento del costo del denaro.

Un contesto di questa portata giocoforza renderebbe estremamente arduo combattere l'inflazione, che finirebbe per far innalzare i rendimenti delle obbligazioni, anche quelli reali. La situazione così descritta preparerebbe il terreno per una correzione dei mercati azionari almeno del 20% dagli ultimi massimi rilevati.

Quarto scenario: rallentamento stabile della crescita

Il rischio di questo scenario è che la domanda complessiva si indebolisca non in maniera transitoria ma strutturale. A favorire una situazione di questo tipo il ritiro anzitempo degli stimoli monetari delle Banche Centrali.

La scarsa crescita sarebbe nel tempo accompagnata da un'inflazione più bassa che rifletterebbe un'economia depressa. Gli effetti di tutto quanto si manifesterebbero nei mercati obbligazioni con una riduzione ulteriore dei rendimenti e in quelli azionari con una correzione rispecchiante l'andamento economico.

Nouriel Roubini: più probabili secondo e terzo scenario

Il 63enne di Istanbul esclude che possa verificarsi lo scenario roseo di alta crescita e bassa inflazione, sebbene auspicato da molti e prezzato dai mercati. Mentre ritiene più probabile una situazione in cui nel breve termine l'economia si surriscaldi.

A sostenere tale previsione, la convinzione che le Banche Centrali saranno bloccate tra l'incudine e il martello, ovvero intrappolate tra un livello troppo alto del debito pubblico rispetto a quello privato e un'inflazione costantemente sopra gli obiettivi.

Nel medio periodo la situazione potrebbe peggiorare e volgere verso la stagflazione, per via del perdurare degli shock relativi all'offerta. In questa fattispecie, gli istituti centrali potrebbero essere tentati di accettare prezzi più alti del dovuto pur di non scatenare il caos su economia e mercati.

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