L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 ottobre 2021

APEC forum intergovernativo dei Paesi che si affacciano sull'Oceano Pacifico. Il Regno Unito non riesce a dimenticare che è un ex Impero

Commentary
Indo-Pacifico: dopo il G20 doccia fredda APEC?

15 ottobre 2021

Se a fine ottobre a Roma, la diplomazia del G20 terrà le tensioni geopolitiche sottotraccia, non è detto che lo stesso accadrà al vertice APEC che si terrà pochi giorni dopo. Nella settimana dell’8 novembre, infatti, i leader dei 21 Paesi dell’Asia-Pacific Economic Cooperation analizzeranno proposte e raccomandazioni dei ministri ed esponenti della società civile che si sono incontrati durante il 2021.

Figura 1 I 21 Paesi dell’APEC



L’APEC è un forum intergovernativo dei Paesi affacciati sull’Oceano Pacifico che si incontrano per facilitare il libero commercio nella Regione. Secondo gli ultimi dati dell’FMI, nel 2021 le 21 economie pesano per quasi il 62% del PIL mondiale grazie soprattutto alla partecipazione di Stati Uniti, Cina, Giappone e Canada che, insieme, rappresentano l’80% dell’economia APEC (Figura 2).

Figura 2 - Pil in percentuale di quello mondiale
Fonte: FMI, World Economic Outlook, ottobre 2021

Negli ultimi mesi, per esempio, i 21 paesi APEC si sono impegnati nel facilitare il commercio dei vaccini contro il Covid-19 e di altri dispositivi medici essenziali. Con riferimento a questi prodotti, qualche Paese ha temporaneamente eliminato le tariffe e, allo stesso tempo, si sono velocizzate le procedure doganali anche grazie alla loro digitalizzazione. Si sono inoltre create corsie preferenziali per le apparecchiature che in precedenza impiegavano giorni per attraversare i confini.

RCEP e CCTPP a confronto

Prova dell’efficacia dell’APEC è la vitalità con cui i Paesi della regione intrecciano accordi commerciali. Nel novembre 2020, quindici Paesi firmano il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) per ridurre le tariffe e semplificare le procedure anche armonizzando le regole di origine. L’RCEP nasce con la Cina quale Paese di riferimento (dato il suo peso economico) in risposta al Trans-Pacific Partnership (TPP), l’accordo voluto dal Presidente Barack Obama per arginare la crescita economica e l’influenza politica di Pechino. Il TPP verrà poi abbandonato dal successore di Obama, Donald Trump, ma rilanciato dal Giappone che lo arricchisce degli aggettivi “Comprehensive” e “Progressive” per diventare CPTPP nel marzo 2018. I due accordi – RCEP e CCTPP - condividono l’obiettivo di liberalizzare il commercio nella regione e sei membri dell’APEC sono firmatari di entrambi (Figura 3). Il RCEP è più esteso (oltre agli 11 Paesi APEC ne fanno parte anche Cambogia, Laos e Myanmar) e si tratterebbe del primo accordo regionale in cui partecipano Cina, Giappone e Corea del Sud. Ma il CPTPP dimostra un’agenda più ambiziosa del RCEP in materia di tariffe e investimenti, e inoltre intende stabilire regole più rigide sulle State-Owned Enterprises (SOEs) soprattutto per quanto riguarda i sussidi pubblici, sui diritti dei lavoratori, sulla privacy nonché intende favorire il trasferimento dei dati tra i Paesi membri soprattutto per i servizi online.

Figura 3 Paesi APEC e loro partecipazione agli accordi CCTPP e RCEP


Le nuove candidature

Per il CPTPP si sono recentemente candidati Regno Unito, Cina e Taiwan. Nel primo caso, i Paesi già membri dell’accordo hanno deciso di aprire le negoziazioni sebbene di pacifico nel Regno Unito ci sia soltanto l’horror vacui del post Brexit. Taiwan ha inviato la sua candidatura il 22 settembre scorso, sei giorni dopo quella cinese, probabilmente nella speranza di entrare nel CPTPP prima di Pechino per evitare il suo veto una volta membro.

La candidatura cinese per il CPTPP ha suscitato invece non poche perplessità dato che il Paese è distante dagli obiettivi dell’accordo (si pensi al caso delle SOEs). Inoltre, difficilmente i membri saranno disposti a replicare la formula adottata per l’ingresso della Cina nel World Trade Organization nel 2001 quando il Paese è entrato con l’auspicio di una sua transizione verso l’economia di mercato.

Le tensioni sino-australiane

Ma soprattutto sembra improbabile che la Cina possa ottenere l’assenso al suo ingresso nel CPTPP da parte di membri quali l’Australia. La situazione già tesa tra i due Paesi non è sicuramente migliorata dopo l’accordo AUKUS con il quale l’Australia si doterà di sommergibili nucleari grazie alla collaborazione di Regno Unito e Stati Uniti. E proprio questi ultimi, recentemente irritati dal Presidente cinese Xi Jinping sull’impegno per una riunificazione con Taiwan, anche se non membri del CPTTP, potrebbero esercitare una loro influenza contro l’ingresso di Pechino nell’accordo. Tuttavia è bene tener presente che l’influenza degli Stati Uniti nell’area Pacifica non è più quella di una volta. Il Presidente Joe Biden, rispetto al suo predecessore, ha cambiato di poco la sostanza dei rapporti con un partner naturale quale l’Unione Europea (basti pensare ai minimi progressi sui dazi su acciaio e alluminio e all’accordo AUKUS) e nel frattempo i Paesi del Pacifico hanno intensificato i rapporti commerciali con la Cina, spesso riducendo quelli con gli Stati Uniti.

In apertura scrivevamo che il prossimo vertice APEC potrebbe essere più teso del G20. È vero che la ricca agenda, da discutere attraversando 11 fusi orari, potrebbe raffreddare gli animi di Stati Uniti e Cina. Oltre ai temi direttamente collegati all’emergenza Covid-19, infatti, si dovrà discutere di come rafforzare le catene del valore e di come rendere il commercio più sostenibile, per esempio, indicando i prodotti “verdi” per i quali ridurre i dazi e proponendo la riduzione dei sussidi pubblici all’uso dei combustibili fossili.

Tuttavia, diversamente dall’evento di Roma, al vertice APEC l’empatia dell’incontro di persona verrà sostituita dalla distanza fisica seppur ingannata da una videocall di alta qualità. Ma soprattutto peserà l’assenza dei Paesi europei che avrebbero potuto frapporsi a uno scontro diretto anche grazie alla nuova strategia per l’area indo-pacifica pubblicata il giorno dopo l’annuncio dell’accordo AUKUS.

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