L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 12 ottobre 2021

Banca Etruria - La bancarotta pare scaturita dal nulla: un vortice di archiviazioni, assoluzioni e condanne emerge dalle inchieste sul crac dell’istituto “risolto” nel 2015

Etruria, com’è finita: il conflitto d’interessi della Banca d’Italia

La bancarotta pare scaturita dal nulla: un vortice di archiviazioni, assoluzioni e condanne emerge dalle inchieste sul crac dell’istituto “risolto” nel 2015 

Un solo condannato su 24 imputati di bancarotta: la sentenza di primo grado, emessa a inizio mese ad Arezzo, pare stabilire che il crac di Banca Etruria si è consumato da sé. Le decisioni dei giudici sui collassi bancari paiono le palline impazzite di un flipper. Eppure il 22 novembre 2015 i risparmi di 60 mila azionisti e 374,5 milioni in mano ad altre decine di migliaia di sottoscrittori dei “sicuri” bond subordinati andarono in fumo quando Banca d’Italia, guidata da Ignazio Visco, “risolse” l’istituto di credito aretino insieme a Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, in base a una grottesca applicazione del bail-in, le regole Ue sui “salvataggi” bancari a spese degli investitori.La crisi dell’Etruria, quotata dal 1998, era già nota a Banca d’Italia dal 2002. Il 23 maggio 2009 il cda dell’istituto silura il presidente Elio Faralli, il banchiere più amato da Licio Gelli, e lo rimpiazza con il suo vice Giuseppe Fornasari. Palazzo Koch, regnante Mario Draghi, invia ad Arezzo un’ispezione che si chiude a inizio 2010 con un giudizio “parzialmente sfavorevole”. Il piano industriale 2012-14, varato il 28 febbraio 2012, non è risolutivo. A marzo 2012 una lettera a Etruria del nuovo Governatore Ignazio Visco chiede di rafforzare il patrimonio. Il 24 luglio 2012 Visco segnala di nuovo la situazione “fortemente problematica” e chiede a Etruria un aumento di capitale da almeno 100 milioni entro l’anno, ma la banca lo conclude solo il 21 agosto 2013. Il 19 aprile 2013 un esposto anonimo denuncia falsi contabili a Consob, Bankitalia e Procura di Arezzo. Dal 3 al 7 giugno seguenti, Etruria emette un bond subordinato da 60 milioni. Il 23 settembre via Nazionale segnala alla Procura aretina i dubbi sulla banca, che il 30 ottobre piazza ai risparmiatori un altro subordinato da 50 milioni. Lo stesso giorno Bankitalia scrive a Consob segnalando le criticità di Etruria, tra le quali proprio i rendimenti dei subordinati troppo bassi per riflettere la crisi dell’istituto: il primo pagava un tasso inferiore al BTp di pari durata, il secondo il 5% a fronte del 7% delle banche migliori. Ma nessuno ferma la vendita del bond. Il 3 dicembre 2013 Visco scrive di nuovo ad Arezzo e chiede di aggregarsi con un’altra banca. Il 5 dicembre Bankitalia segnala ai giudici che è “in corso di trasmissione” alla Consob una sua nota. Il 15 dicembre la Consob impone alla banca un supplemento al prospetto dei subordinati, aggiornato su rischi e l’ispezione di Bankitalia, che però esce solo il 23 e concede a chi ha già sottoscritto i subordinati solo due giorni per revocare l’acquisto. Ma Consob dichiara di aver avuto “piena contezza” della crisi di Etruria solo il 12 maggio 2016: cioé dopo il commissariamento (10 febbraio 2015), la sospensione delle azioni in Borsa (13 febbraio 2015), la “risoluzione” (22 novembre 2015) e addirittura la dichiarazione d’insolvenza (11 febbraio 2016) della banca.

Nel frattempo Bankitalia manda per la seconda volta gli ispettori in Etruria, tra ottobre 2012 e settembre 2013, e sanziona 19 dirigenti per 2,5 milioni, denunciando per ostacolo alla Vigilanza l’allora presidente Fornasari e altri manager. Il 21 marzo 2014 la banca viene perquisita su mandato del procuratore di Arezzo Roberto Rossi, consulente di Palazzo Chigi. I vertici si dimettono. Il Cda a maggio 2014 nomina presidente Lorenzo Rosi. Ma l’aggregazione chiesta da via Nazionale (l’unica offerta è di Pop Vicenza) non arriva. Così a novembre 2014 una nuova ispezione di Palazzo Koch porta al commissariamento del febbraio 2015 e il primo marzo 2016 a sanzioni per 2,2 milioni a 27 dirigenti con nuove denunce in Procura. Ma la banca è già “risolta”. Solo il 24 novembre 2015, due giorni dopo la risoluzione, la Consob obbliga tutte le banche italiane a informare “adeguatamente” i clienti sui rischi del bail-in e solo a ottobre 2016 inizia un procedimento che si conclude a luglio 2017 con sanzioni per 2,76 milioni a 33 ex consiglieri, sindaci e dirigenti. Il 2 ottobre 2017 il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, scrive alla Procura di Milano e nega le ipotesi di reato di aggiotaggio e insider trading sulle azioni Etruria, dopo le note ufficiali della primavera del 2014 sulla fusione (mai realizzata) tra Etruria e Vicenza che avevano portato l’azione, prima di crollare, a rialzi anche del 50%. Sempre a ottobre 2017 il liquidatore, Giuseppe Santoni, con l’azione di responsabilità chiede danni per 576 milioni a 37 ex amministratori.

Da qui scatta il balletto giudiziario. Il 13 agosto 2018, 28 marzo e 25 maggio 2019 la Corte d’Appello di Firenze cancella le sanzioni Consob. Per i giudici già a fine 2013 l’autorità era informata sul dissesto di Etruria: per legge, avrebbe dovuto muoversi entro 180 giorni dalla notitia criminis, non a ottobre 2016. La Consob ricorre in Cassazione. Il 31 gennaio 2019 il Gup di Arezzo condanna con rito abbreviato per bancarotta fraudolenta Fornasari, Bronchi e Berni, che fanno ricorso. A febbraio 2019 è archiviata l’accusa di falso in prospetto per il vicepresidente Pierluigi Boschi, consigliere dal 2011 e vicepresidente dal 2014, nonché padre dell’ex ministro Maria Elena, ma il 22 marzo seguente la Cassazione conferma le sanzioni di Banca Italia ai consiglieri Boschi, Nataloni e Orlandi. Il 2 aprile per Boschi è chiesta l’archiviazione per bancarotta fraudolenta sulla liquidazione dell’ex dg Bronchi. Il 12 settembre Arezzo archivia le indagini per bancarotta fraudolenta sulla mancata fusione con la Vicenza. Ma il 13 febbraio 2020 arriva la condanna d’appello per Fornasari e Bronchi per ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia. Il 19 maggio 2021 Fornasari, Bronchi e Canestri sono invece assolti dall’accusa di falso nei prospetti dei bond subordinati 2013. Infine, il 6 ottobre scorso Boschi, imputato con altri 13 per bancarotta colposa nel filone “consulenze d’oro”, chiede di essere ascoltato in aula, mentre Intesa Sanpaolo, che ha acquisito Ubi che a sua volta aveva comprato la parte in bonis di Etruria, esce dal processo come responsabile civile.

Questo vortice di decisioni confliggenti nasce perché le piccole procure non hanno mezzi e competenze per inchieste così complesse. I magistrati delegano così a Banca Italia la consulenza tecnica sino all’individuazione degli illeciti e di eventuali colpevoli, assegnandole di fatto il ruolo improprio di superprocura bancaria. Sottratto a rischi penali, l’istituto di via Nazionale si costituisce parte civile come vittima del reato di ostacolo alla Vigilanza che esso stessa sancisce e denuncia. Ma Etruria non è stata la sola banca segnata da questi conflitti d’interesse.

(1 – continua)

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