L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 ottobre 2021

Il CROLLO CLIMATICO e la conseguente transizione verde sta creando non poco contraddizioni, la Cina si ferma e in Euroimbecilandia le bollette energetiche divorano i redditi fermi da decenni

Il mondo in tasca
Cina e carbone: contrordine, compagni!

08 ottobre 2021

Don’t stop me now

Ieri Pechino ha ordinato alle sue imprese di aumentare la produzione di carbone. È l’ultimo atto di una crisi che dura ormai da almeno un mese, e che sta facendo rallentare in modo brusco la crescita della seconda economia del mondo.

Alle prese con una crisi energetica, a settembre oltre metà delle province cinesi ha dovuto imporre il razionamento dei consumi, e così molte industrie hanno più volte interrotto la produzione. Anche per questo, le previsioni per il terzo trimestre 2021 ipotizzano addirittura una crescita zero del PIL cinese.

La fabbrica del mondo si è fermata?

A tutto carbone

Nel corso degli ultimi dodici mesi i prezzi del carbone termico in Cina sono quasi triplicati, passando da 550 a 1.550 yuan per tonnellata. E gran parte di questo aumento è avvenuta da agosto, rendendo quasi inevitabile che il governo cinese intervenisse.

Quella dal carbone è una dipendenza che Pechino non riesce a lasciarsi alle spalle. Ancora oggi quasi il 60% dell’energia in Cina proviene dal carbone (in Ue siamo all’11%). Questo a sua volta significa che di tutto il carbone che il mondo ha consumato nel 2020, più della metà (il 54%) è stata utilizzata da Pechino.

Quando il carbone scarseggia, la Cina compensa aumentando (e molto) gli acquisti di gas naturale. State pensando anche voi alle bollette di casa?

Clima incerto

Il segnale che la Cina (di gran lunga primo emettitore globale di CO2) sta dando al mondo è preoccupante: Pechino continua ad andare a carbone, e di alternative nel breve periodo se ne vedono poche. Anzi, il numero di centrali a carbone è in continuo aumento.

Non certo la politica più efficace per arrestare l’aumento delle emissioni cinesi entro il 2030 e raggiungere la “neutralità carbonica” entro il 2060, come promesso molte volte da Xi (l’ultima meno di un mese fa all'ONU).

Ma Pechino non è da sola: l’aumento dei prezzi dell’energia in Europa rimane in alto nelle agende dei governi, che temono proteste in stile “gilet gialli”. Purtroppo, a tre settimane dall’inizio di COP26, gli interrogativi sulla velocità (e sostenibilità) della transizione verde non fanno che moltiplicarsi.

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