L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 ottobre 2021

Il CROLLO CLIMATICO mette in seria crisi l'economia mondiale le bollette energetiche in Euroimbecilandia sono diventate assurde, MA nonostante ciò NON si apre il Nord Stream 2 riducendo le importazioni di gas che la Russia potrebbe e vorrebbe fornirci

Commentary
Energia: shock da prezzi alti, che fare?

08 ottobre 2021

Iprezzi dell’energia hanno subito recentemente grossi aumenti. Nell’Unione Europea, il prezzo del gas naturale è aumentato del 170% dall’inizio dell’anno e il prezzo dell’elettricità è quasi triplicato in Spagna e in altri Paesi europei.

Prima di analizzare le ragioni dell’impennata dei prezzi di gas ed elettricità è utile ricordare che anche altre risorse energetiche sono aumentate di prezzo. Ad esempio, le quotazioni del petrolio Brent hanno superato recentemente gli 80 dollari al barile, un valore che non si era visto da più di tre anni.

Inoltre i prezzi delle fonti energetiche hanno sempre fluttuato in risposta a cambiamenti della domanda e dell’offerta. Nel luglio 2008, il petrolio sorpassò i 140 dollari al barile per poi crollare a 32 alla fine dell’anno, in seguito alla riduzione della domanda legata alla crisi finanziaria. Più recentemente, le misure di confinamento all’inizio della pandemia, avevano talmente ridotto la domanda di petrolio da spingere i prezzi a livelli che non si erano visti dalla crisi asiatica del 1998. Si può aneddoticamente ricordare che il 20 aprile 2020, il cosiddetto Black Monday, anche se per poco tempo, il valore del barile divenne negativo.

Le cause dell’impennata

La vampata attuale dei prezzi energetici è stata determinata da une serie di fattori concomitanti.

In primo luogo, un incremento della domanda di energia legato alla ripresa economica. Stime recenti indicano per il 2021 una crescita globale di circa il 6%. A tale sviluppo economico si è associata una crescente domanda sia di fonti primarie, petrolio, gas e carbone che di elettricità.

Oltre alla crescita economica, cause metereologiche hanno contribuito ad aumentare la domanda di energia. Un inverno e una primavera rigidi in Europa sono stati seguiti da una estate calda in Asia, con un conseguente incremento della domanda di gas per riscaldamento nel continente europeo e di elettricità per aria condizionata nella zona asiatica.

Sul lato dell’offerta, un’estate poco ventosa ha limitato la produzione di elettricità eolica nel Nord Europa. In America Latina un periodo relativamente secco ha ridotto la produzione di energia idroelettrica. A seguito di una produzione più bassa di elettricità da fonti rinnovabili è stato necessario utilizzare più gas naturale e carbone.

Questi fattori concomitanti hanno aumentato la domanda di gas infiammandone i prezzi. Negli ultimi anni il mercato del gas naturale è diventato globale grazie alla diffusione del gas naturale liquefatto che può essere trasportato da gasiere ovunque sia disponibile un terminale di rigassificazione. Pur di procacciarsi volumi addizionali di gas, Cina, Corea e Giappone che consumano circa i tre quarti del gas naturale liquefatto su scala mondiale, sono state disposte a pagarlo a un prezzo premium contribuendo a una crescita globale dei prezzi.

Un ulteriore fattore che ha contribuito all’impennata dei prezzi è la posizione della Russia, il maggior fornitore di gas dell’Unione Europea, che ha limitato il suo export al minimo contrattuale. Ciò ha costretto gli importatori europei ad acquistare, a caro prezzo, gas liquefatto sul mercato globale, dove la richiesta era aumentata a causa della domanda asiatica.

Non a caso il comportamento della Russia è stato velatamente criticato da Fathi Birol, l’influente Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che ha dichiarato: "Some major suppliers are reluctant to send additional gas in these difficult days to Europe and elsewhere, even though in my view it was an opportunity to underscore that they are a reliable supplier".

L’azione di Mosca, anche se da recenti dichiarazioni sembrerebbe che Gazprom stia considerando di aumentare l’export di gas, non è stata imitata dalla Norvegia. I norvegesi, i secondi fornitori di gas dell’Unione Europea, si sono confermati un partner su cui poter contare nel momento del bisogno. Dopo aver aumentato le forniture all’inizio dell’anno, hanno indicato che aumenteranno ulteriormente del 2% a partire da ottobre 2021.

Alcuni analisti hanno imputato l’aumento dei pressi dell’energia agli ambiziosi obbiettivi di decarbonizzazione dell’Unione Europea citando in particolare i sussidi alle fonti rinnovabili e il costo dei certificati dell’Emission Trading System. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha però indicato come i recenti incrementi del prezzo del gas siano legati a una molteplicità di fattori e come sia inaccurato e ingannevole attribuirli alle politiche che promuovono la decarbonizzazione.

Inoltre in una dichiarazione del 14 settembre il vice presidente della Commissione europea Frans Timmermans ha precisato come solo un quinto dei prezzi dell’elettricità si possa addebitare ai costi dei certificati per la CO2 nel sistema di Emission Trading System mentre la rimanente parte dei rincari è da ascrivere a un prezzo più elevato del gas.

I rimedi da considerare

La Commissione europea presenterà nei prossimi giorni un “toolbox”, cioè una serie di raccomandazioni per adottare misure coordinate ed evitare distorsioni del mercato interno, ma alcuni governi europei hanno già varato misure per mitigare l’incremento dei prezzi. Fra le misure già intraprese ci sono: riduzione dell’Iva, sostegni ai consumatori più deboli e in alcuni casi un blocco delle tariffe. In Italia il 23 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge “taglia bollette” per ridurre gli aumenti attesi dal mese di ottobre. La misura di 3,5 miliardi di euro taglierà i cosiddetti oneri di sistema e ridurrà al 5% l’Iva sui consumi di gas. Sono inoltre previsti sussidi per i consumatori più deboli.

Mentre è auspicabile introdurre dei sussidi per tutelare i consumatori meno abbienti, ci si può interrogare sull’opportunità di ridurre per tutti l’Iva sul gas. I sussidi ai meno abbienti sono una lodevole misura di welfare mentre la riduzione dell’Iva si traduce in pratica in un sussidio indiretto a una fonte fossile. È da chiedersi quanto questo sia in linea con i nostri obbiettivi di decarbonizzazione. Inoltre, la riduzione dell’Iva è una misura “ingiusta” di cui approfittano sia i piccoli consumatori che i grandi. In altre parole, sia le fasce deboli che le famiglie ad alto reddito.

Cosa sarebbe auspicabile fare per mitigare il caro bollette?

Il super bonus del 110% per la riqualificazione energetica degli edifici va invece nella direzione giusta. È stato quindi corretto estenderne la validità dopo il 2021, e sforzi addizionali sono auspicabili per semplificare l’iter amministrativo legato all’ottenimento del bonus stesso. Si deve sottolineare che tutti gli interventi di riqualificazione energetica dovrebbero tradursi in risparmi di energia immediati. Se cambio la caldaia e metto i doppi vetri consumo meno gas, risparmio ed emetto meno CO2.

Infine, bisogna ripensare il meccanismo di supporto per le rinnovabili. Il piano nazionale energetico e climatico dell’Italia prevede di installare 70 GW di potenza rinnovabile per il 2030, ma, nell’ultimo anno è stata installata una potenza di un gigawatt. Ciò che ha frenato le nuove installazioni non è stato il prezzo delle rinnovabili, che sono ormai competitive con i combustibili fossili, ma i complessi iter burocratici. In altre parole, le fonti rinnovabili non hanno bisogno di ulteriori sussidi, ma di regole più chiare e più semplici per facilitarne e velocizzarne l’installazione.

Conclusioni

L’aumento dei prezzi del gas naturale e dell’elettricità verificatosi negli ultimi mesi è da imputare a una serie di fattori concomitanti fra i quali: forte crescita economica e conseguente aumento della domanda di energia, riduzione della produzione di fonti rinnovabili per vari fattori meteorologici e una politica di restrizione alle esportazioni della Russia.

Come sottolineato da varie fonti, la Russia ha perso una buona occasione per dimostrarsi un partner affidabile limitando fino ad oggi le sue forniture al minimo contrattuale.

Sono auspicabili degli interventi per mitigare l’effetto degli incrementi di prezzo di gas e elettricità sui consumatori più deboli. Tali misure sono preferibili alla riduzione delle imposte sul gas che equivalgono in una certa misura a un sussidio a un combustibile fossile.

Ulteriori sforzi di promozione dell’efficienza energetica negli edifici e di riduzione della burocrazia sono necessari per installare nuove fonti rinnovabili che darebbero risultati tangibili e a breve termine.

Nessun commento:

Posta un commento