L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 ottobre 2021

Il suo essere stregone maledetto!

Il primo tra i vili



Anna Pulizzi per il Simplicissimus

Si vede proprio che al vile affarista sono stati offerti i panni di lanzichenecco di turno affinché sia smantellata ogni residua resistenza all’opera di saccheggio che pure procede in crescendo ormai da un trentennio. I padroni da servire sono tanti e lui si dà un gran da fare nel risultare a gradito a ognuno, alzando la mano come il primo della classe ogni volta che gli chiedono qualcosa: il primo della classe nel riconfermare l’acquisto degli F35 (e pure il ministro che aveva caldeggiato la prosecuzione del programma) nonostante perfino il Pentagono abbia ufficialmente rinunciato a spendere soldi per migliorare un progetto chiaramente fallimentare. Il primo, sempre riguardo all’arte di ammazzare il prossimo, a promettere quattrini per armare i droni, per acquistare centinaia di nuovi blindati tedeschi, per aderire al programma britannico del nuovo caccia Tempest e per dotare la marina di missili americani Cruise.

No, non è che sia anche un vile guerrafondaio. E’ solo che i paesi che contano sono contenti di aver piazzato al posto giusto qualcuno che invece di usare soldi pubblici, che so, per potenziare il servizio sanitario o la flotta di aerei antincendio, li spende ossequiente per acquistare le loro mercanzie letali. Ma la sua solerzia diviene lampante nella redazione del Pnrr secondo le linee guida della commissione europea, cosa indispensabile all’accesso ai fondi europei, con cui si spegne quel che rimaneva del potere decisionale del Parlamento in politica economica, si annunciano inedite mazzate sui ceti già instradati verso la proletarizzazione forzata e inoltre si va ad aumentare ancora di un poco il debito pubblico, che è il babau agitato per giustificare lo smantellamento di diritti e servizi. Primo della classe, per di più, nell’imporre la controriforma Cartabia sul processo penale, per la soddisfazione delle multinazionali che non dovranno più temere grane con la giustizia ogni volta che un operaio avrà il pessimo gusto di morire sul posto di lavoro.

Il primo, inutile dirlo, nel rispetto dei divieti che ci sono imposti in ambito commerciale, utilizzando il golden power per bloccare gli investimenti cinesi in alcune aziende italiane, così come pretende Washington, uno strumento che si inceppa in automatico quando a beneficiare della svendita del nostro potenziale produttivo sono le società euroatlantiche. Ma primo con lode anche per i diecimila posti di lavoro cancellati come effetto dello smantellamento di Alitalia, così come desiderava la Ue e naturalmente le compagnie di bandiere che sono un po’ più influenti della nostra.

Primo con bacio confindustriale per lo sblocco dei licenziamenti, ma anche per la messa in discussione del reddito di cittadinanza, nonché per gli interventi correttivi sul fisco e sul catasto, di cui presto vedremo le amare conseguenze. E infine, quasi dimenticavo, affannosamente in gara per il primato di miglior piazzista di sieri dall’incerto e inquietante effetto ma spacciati per vaccini, una sfida planetaria dove risulta gradito al bel mondo della speculazione finanziaria chi riesce ad imporre l’obbligo di inoculazione anche ai bambini e per di più in barba ai dettati costituzionali.

Molti padroni molto onore, potrebbe essere il suo motto, distorcendo quello erroneamente attribuito ad un altro vile, anch’egli consacrato al Quirinale

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