L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 ottobre 2021

Io che fino a ieri potevo accedere ad un’infinità di luoghi, spazi e e situazioni liberamente, senza identificarmi, senza limiti, quando era il caso pagando un biglietto, oggi posso esserne precluso. Oggi è il Passaporto dei vaccini sperimentali e domani vattelappesca

Col sistema green pass il potere ci spegnerà con un clic
 



Quando ci accorgeremo di cosa è il green pass sarà troppo tardi, lo strumento va molto oltre al discorso sul vaccino, di fatto si è dotati gli italiani di un codice con il quale perdono di colpo la qualità di cittadini che fino ad ora coincideva abbastanza con quella di esseri umani.

Parliamo di una condizione a prescindere, parliamo di quella condizione frutto di una concezione per la quale la nuda persona era sempre e comunque titolare di diritti, quella concezione muore con il green pass.

Non sono più un cittadino, la mia cittadinanza è subordinata alla mia adesione a questo o a quel trattamento sanitario e poi chissà a che cosa. Se domani fossi ritenuto un evasore, una persona dalla condotta sessuale, religiosa o politica non conforme, un soggetto antisociale, se semplicemente fossi un contestatore dell’ordine costituito cosa accadrebbe?

Semplicemente con il green pass un governo potrebbe con un clic spegnere la mia vita sociale, la mia vita lavorativa anche la mia possibilità di accedere al sistema sanitario.

Io che fino a ieri potevo accedere ad un’infinità di luoghi, spazi e e situazioni liberamente, senza identificarmi, senza limiti, quando era il caso pagando un biglietto, oggi posso esserne precluso. Domani avremo il green pass verde per quelli davvero buoni, quello giallo per quelli un po’ meno buoni e quello rosso per i cattivi, poi ci saranno quelli senza, i nuovi paria.

Una società di caste nella quale il discrimine è l’obbedienza. Per alcuni questa è un’utopia lo sappiamo, nessun complotto, perché utopia può essere l’assenza di malattia, l’assenza di conflitto, l’assenza di disabili praticata con l’eugenetica, la possibilità di stabilire la propria morte, il controllo sociale più estremo attraverso il quale si permetterà di azzerare tutti quei fastidiosi inconvenienti, quegli errori di sistema chiamati anche vita umana, potremmo superare tutti questi fastidi attraverso la nostra compenetrazione con le macchine che ci perfezionerà.

Il green pass è il primo tassello di questo mondo nuovo. Proviamo a pensare a quali implicazioni potrebbe avere questo strumento abbinato alla scomparsa del contante. Con green pass e con il denaro interamente in mano alle banche verrà a mancare anche quel piccolo margine di possibilità di autonomia e resistenza di fronte al potere che potrà facilmente spegnerci, comminare la morte sociale.

Ai beoti che rispondono: ma che problema c’è, se non hai niente da temere perché ti poni questi problemi? Se hai in programma di essere sempre e comunque allineato, pienamente identificato e naturalmente supino di fronte ai comandamenti del potere, giustamente non avrai niente da temere. Se non hai pensiero critico, autonomia, personalità, volontà, spirito proprio allora hai scelto la schiavitù volontaria permanente, è una condizione di estrema comodità, è innegabile e non ti devi preoccupare di niente.

Potresti vivere a tuo agio in Cina, negli Emirati, in Corea del Nord, in Egitto, avresti potuto vivere a tuo agio in qualsiasi regime totalitario del secolo scorso.

Chi come me ha vissuto per gli ultimi vent’anni post 11 settembre additato come potenziale minaccia sociale dal racconto della macchina propagandistica del potere, chi come me ha visto come un intero sistema economico, politico, mediatico, repressivo e giudiziario si è allineato su parole d’ordine false per combattere guerre umanitarie e indicare al mondo un nuovo nemico, ha dovuto per forza informarsi, scoprire i meccanismi che stanno dietro al potere non può permettersi, come cantò De Andrè: di diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni.

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