L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 ottobre 2021

La pazzia incombe in Euroimbecilandia

Orwell in Alta Baviera



Per un po’ potremmo pensare di immergerci in un atmosfera simile a quella di Al Cavallino bianco, l’operetta che più di altre dipinge il tramonto del mondo asburgico e dei suoi ultimi fasti, una specie di contraltare della Montagna incantata e invece entriamo nella più buia, nella più oscura e disperante delle modernità. E’ accaduto a Schlehdorf in Alta Baviera, paesino affacciato su un piccolo lago alpino e non lontano da Garmisch – Partenkirchen, dove si trova un locale molto conosciuto da quelle parti il Fischerwirt che in italiano suonerebbe come Dal Pescatore. E’ la festa dell’Ascensione che in Germania corrisponde anche alla festa del papà e tutto il Paese, le autorità locali, i clienti abituali, i turisti si ritrovano in questo ristorante e festeggiano come da tradizione per questa festività con Weisswurst ( i wurstel bianchi fattoi con carne di vitello) e birra al suono dell’armonica e della musica dell’arpa. Il tempo è bello, il lago brilla e le montagne si stagliano perfettamente contro il cielo. Niente sembrava poter turbare quell’atmosfera tanto più che le due proprietarie del locale, madre e figlia hanno studiato tutte le misure imposte peraltro senza alcun criterio scientifico contro il coronavirus, distanze tra le sedie misurate, non più di due famiglie per ogni grande tavolo della birreria all’aperto, il biergarten, note igieniche su ogni tavolo, staff diviso in due gruppi per non essere troppo vicini, insomma tutta la solita e inutile manfrina dei distanziamenti che ha avuto tanto successo nella diffusione del virus.

Poi arriva inopinatamente la polizia. Diversi mezzi si fermano davanti al locale e fermano la festa con questa intelligente considerazione: ”Musica con birra e salsiccia bianca di vitello, costituiscono un evento ” e gli eventi sono vietati durante l’infuriare narrativo del coronavirus. Un vero e proprio abuso che a pensar male forse non era del tutto disinteressato. Un fatto che però ha attirato al ristorante un sacco di turisti che andavano anche a esprimere solidarietà: il Fischerwirt non è mai così costantemente pieno almeno secondo le regole dei distanziamenti nè mai è stato così attentamente sorvegliato . Ora le titolari del ,locale hanno subito un processo per quell’evento portandosi appresso circa duecento fans che non hanno potuto prendere posto nell’aula. E qui tutto è divenuto assolutamente chiari e terribile: nessun appunto concreto è stato in realtà portato dall’accusa se non il fatto che qualche cameriere non portava la mascherina, ma che aveva un regolare permesso per questo. E usare tutti i camerieri con mascherina avrebbe significato chiudere il locale. Dunque la condanna a 3500 euro di multa è arrivata perché – come ha avuto l’ardire di sottolineare il giudice Hagenfeldt – le proprietarie erano note per essere critiche nei confronti delle misure del coronavirus e che dunque si erano “ribellate deliberatamente” e con rischio di ripetizione. In pratica è stata una condanna verso un’opinione visto che nessuna ribellione ha potuto essere provata. Il bello è che un Paese con questo sistema giudiziario da Terzo Reich fa anche le pulci ad altri benché questi ultimi abbiano sistema più libero dall’oppressione del governo sui tribunali.

Ad ogni modo ci sarà probabilmente una denuncia contro il giudice mentre messaggi di solidarietà arrivano a migliaia a Michaela e Laura Wagner – Adams, le proprietarie del Fischerwirt e le due sono state accolte con una standing ovation fuori dal tribunale. Ma ciò non toglie che c’è stata una condanna senza alcun reato provato, ma solo in base alla supposta opinione del proprietario del ristorante e anche quella non provata. Persino Orwell impallidisce.

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