L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 ottobre 2021

«La vera scuola è stata sempre, presso tutte le popolazioni che conosciamo, l'inculturazione dei nuovi membri del gruppo. [...] Il problema vero è mettere gli studenti di fronte al sapere in modo critico [...] Il Potere sa bene che non gli conviene che i sudditi sappiano di poter pensare, di poter capire, di potere e dovere mettere in dubbio tutto quello che invece gli viene inculcato come ovvio e immutabile. [...] La specie umana è fatta di curiosità: la scuola ammazza la curiosità».

POLITICA
Alice (Baldocchi) nel paese delle meraviglie


venerdì, 1 ottobre 2021, 08:58
di marina mascetti

La bella lettera di Alice Baldocchi nasce dall'atteggiamento dei ragazzi giovani di tutti i tempi: la granitica convinzione di essere nel giusto, e che gli adulti non capiscano nulla perché sono vecchi e quindi incapaci di passione e ribellione. Sicuramente è in buona fede ed è animata dalle migliori intenzioni; ma crescendo capirà che c'è sempre qualcosa da imparare dal passato, soprattutto dagli errori del passato.

A questo proposito, il parallelo fra i giovani di oggi e quelli degli anni di piombo – che lei ovviamente non ha vissuto e conosce solamente per sentito dire – è molto fondato. Per il semplice fatto che a quell'età tutti siamo stati pieni di ideali e di utopie, convinti che fosse giusto far di tutto per realizzarle. Durante gli anni di piombo tale idealismo prese purtroppo una brutta piega –– il fine 'giustificava' i mezzi – quando alcuni giovani si diedero alla lotta armata, coi tragici risultati che tutti conosciamo. Fortunatamente nessuno dei "giovani che si impegnano" della lettera penserebbe oggi di ricorrere alle armi, ma il mito della Rivoluzione dura e pura resiste. Ed è troppo facile fare i rivoluzionari in cachemere, (o le femministe in Occidente), cioè manifestare con la pancia piena perché non devi sudarti il pane quotidiano col tuo lavoro. Fulgido ed istruttivo esempio di questa mentalità negli anni di piombo fu Giangiacomo Feltrinelli, l'editore miliardario che giocava a fare il rivoluzionario: si fece saltare in aria come un cretino con la dinamite, cercando di abbattere un traliccio dell'alta tensione. Bel risultato. Pier Paolo Pasolini scrisse parole memorabili sui ragazzi di buona famiglia 'ricchi e rivoluzionari' che sparavano ai poliziotti 'poveri e proletari'. Le trova su Internet.

Quel che è mancato ai ragazzi italiani degli ultimi sessant'anni anni è lo spirito critico, che la scuola si guarda bene dall'insegnare: in questo senso l'Italia è una "sfasciata penisola". Un tempo la scuola italiana era la migliore del mondo, soprattutto quella elementare; quel poco che ne rimane è stato smantellato dalla didattica a distanza e dal relativismo storico che esalta le culture 'altre' e vuole cancellare la nostra.

Lo spiegava assai bene la grande antropologa Ida Magli, nel suo libro-intervista "Per una Rivoluzione italiana", pubblicato con Giordano Bruno Guerri nel 1996 (ripubblicato nel 2017, la invitiamo a leggerlo). Scrisse parole molto importanti sull'insegnamento, sulle quali vale la pena di meditare: «La vera scuola è stata sempre, presso tutte le popolazioni che conosciamo, l'inculturazione dei nuovi membri del gruppo. [...] Il problema vero è mettere gli studenti di fronte al sapere in modo critico [...] Il Potere sa bene che non gli conviene che i sudditi sappiano di poter pensare, di poter capire, di potere e dovere mettere in dubbio tutto quello che invece gli viene inculcato come ovvio e immutabile. [...] La specie umana è fatta di curiosità: la scuola ammazza la curiosità».
Perché citiamo queste parole? Perché come scrive Alice «L'informazione è alla base della cultura sociale e deve essere uno strumento di crescita e conoscenza per qualsiasi lettore». Lei però sembra informarsi solo dalle fonti che le dicono quel che vuol sentirsi dire, e non nutre dubbi. Chi scrive qualcosa di diverso come Aldo Grandi è un "frustrato che dice stronzate", al quale non viene concesso appello né contraddittorio: è un cretino e basta.

L'informatica di oggi offre enormi possibilità a ragazzi intelligenti e preparati come lei: intere Biblioteche in casa a portata di un click, possibilità di scambiare opinioni con altri studiosi, di aprirsi la mente e conoscere idee diverse. Ma bisogna avere curiosità, voglia di studiare e di informarsi in modo attento e consapevole; altrimenti bastano Wikipedia, TikTok, gli influencer e le chat su Facebook coi leoni da tastiera. Per chi è pigro e non vuol farsi troppe domande perché costano fatica, ciò che ci ammannisce la propaganda ufficiale «è vero perché l'ha detto la Tv» o «è vero l'ho letto su Facebook». Ancora Ida Magli scriveva: «La Storia sembra diventata un residuo di altri tempi, impotente a dare agli uomini quella consapevolezza di sé che è una delle conquiste fondamentali della civiltà europea». Per questo non la si insegna quasi più, o in modo fuorviante e distorto. Cancel culture americana, deleteria.

Perché la signorina Alice non ha un po' di curiosità e non esercita il suo acuto senso critico nel proprio ambito? Sventola la bandiera dell'ecologia che è diventata la nuova Fede della sua generazione, alla quale sono stati tolti gli stantii ideali "Dio-Patria-Famiglia" (famiglia che sembra servire solo a soddisfare i loro desideri consumistici, pagando i conti).

A parole è tutto bello e giusto, ovviamente: la Natura va protetta e salvata. Ma basterebbe farsi qualche semplice domandina per capire che non è tutto oro quel che luccica solo perché dipinto di verde. Chiedersi ad esempio: «A chi giova? Chi ci guadagna?» Allora si aprirebbero nuovi orizzonti, beninteso per chi voglia usare gli occhi per vedere e andare oltre le apparenze.
Se la nostra studentessa bussasse alle porte del World Economic Forum di Davos, come la mitica Greta, crede che l'accoglierebbero a braccia aperte col tappeto rosso? No, perché Greta recita una parte, è un potente marchio del marketing, lo specchietto della propaganda per le (giovani) allodole che si fanno strumentalizzare in buona fede. Dietro vi sono enormi interessi economici, che in teoria tutelano l'ambiente con le migliori intenzioni, ma in pratica puntano molto concretamente ai miliardi di euro che verranno pagati con le nostre tasse per finanziare la Green Economy. Ovvero digitalizzazione spinta, pale eoliche e pannelli fotovoltaici che «servono a chi li fa» guadagnandoci; e in realtà danno un contributo infinitesimale al cosiddetto risparmio energetico, oltre a deturpare il paesaggio.

Il vero risparmio energetico consiste nel consumo a km zero. Il che non significa eliminare la carne dalla dieta perché il metano degli allevamenti buca l'ozono – mentre i jet privati dei miliardari come Bezos o Gates inquinano impuniti cento volte tanto, e il mondo della finanza lucra sulle "quote di emissioni di CO2" trasformate in titoli finanziari. In Svizzera i depuratori delle fogne sono talmente efficaci che nei fiumi e nei laghi non ci sono pesci, perché non vi arriva più la cacca che serviva da concime e nutrimento anche per loro. E sorvoliamo sulle sementi Ogm, sull'uso dei pesticidi e dei concimi chimici, altro business miliardario che non verrà certo scalfito dai Fridays for Future.

Risparmio energetico significa consumare prodotti locali, fermare i milioni di camion, aerei e navi che inquinano mille volte di più per portare sulle nostre tavole limoni argentini ed arance spagnole, distruggendo l'agricoltura nazionale. Significa rinunciare a mangiare le fragole tutto l'anno e le ciliegie a Natale pagandole 40 euro al kg. Significa usare una borraccia per l'acqua invece di migliaia di bottigliette di plastica. Cose che tutti possiamo fare concretamente nel nostro piccolo, comprando prodotti italiani e non pomodori sintetici olandesi.

Il mezzo burqa, infine, è la mascherina: simbolo di sottomissione alla narrazione ufficiale politicamente corretta del "cambiamento climatico" o della "pandemia". È un burqa mentale che impedisce di vedere la realtà senza il paraocchi, anche alla "cittadinanza giovane e attiva, che studia e cerca nel suo piccolo di cambiare il corso delle cose" di cui lei fa parte.

Sarebbe bello invece che lei si facesse qualche domanda più concreta sul futuro che le stanno rubando. Cominciamo dal lavoro, che sarà sempre precario e le impedirà di comprar casa e avere dei figli perché costerebbero troppo e non se li potrebbe permettere; e dai mutui pagati coi soldi dei nonni pensionati, finché dureranno. Il lavoro non è più fonte di soddisfazione e ragione di vita (il piacere delle cose fatte bene) come era per i nostri avi. È diventato una forma di prostituzione, qualsiasi cosa va bene pur di avere i soldi da sputtanare nei centri commerciali, comprando cose che non servono solo perché 'fa figo' avere l'ultimo modello di iPhone – consumismo sterile e dannoso. Meglio ancora se riesci ad avere il reddito di cittadinanza, così non devi neanche lavorare.
Altra domandina semplice semplice: quanti ragazzi si stanno facendo vaccinare pur di avere il lasciapassare verde per andare in discoteca? Qualcuno si è chiesto quali possano essere le conseguenze a lungo termine sulla loro salute di questi sieri sperimentali che intervengono sul patrimonio genetico?

Senza computer e cellulare i ragazzi di oggi non riescono quasi a vivere né socializzare – per fortuna non tutti. Vivono in un mondo ideale e virtuale, con tante utopie da realizzare: il Paese delle Meraviglie. Ma prima o poi dovranno come tutti incontrare quello reale, che non è fatto di anime belle, ma di lupi feroci. Cara Alice, ci pensi.

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