L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 12 ottobre 2021

Le due città - L’egoismo, la sete di potere, la cupidigia, l’orgoglio, la concupiscenza, lo spingono verso la seconda; la grazia divina, alla quale è possibile rispondere con un “sì” o con un “no”, lo chiama verso la prima.

Le due porte delle due citttà

Maurizio Blondet 11 Ottobre 2021

da Telemaria

È un ottobre molto strano. Inquieto, cupo. Il cielo grigio dei primi temporali sembra oscurare le tante meraviglie che l’autunno ci offre, dall’uva matura allo spettacolo delle foglie multicolori. Ci sarebbe tanto di cui gioire ma la tristezza in fondo al cuore di taluni pare essere più contagiosa della letizia di altri. È come se fossimo di fronte a una normalizzazione dell’infelicità. I segnali che arrivano dalla cultura della morte e dello scarto sono sempre più aggressivi e incalzanti. Si pensi ai referendum sulla depenalizzazione della cannabis coltivata o del suicidio assistito. O all’esito schiacciante della consultazione referendaria che ha legalizzato l’aborto a San Marino, senza nemmeno il salvacondotto dell’obiezione di coscienza.

Non va meglio sul fronte Covid. In tutta Italia e in Vaticano, l’estensione del green pass negli ambienti ecclesiastici non favorirà certo la concordia e l’affiatamento tra le comunità. A partire dal 15 ottobre, poi, rischiano di perdere il lavoro migliaia di italiani che hanno il solo torto di non essere d’accordo con gli attuali obblighi legati all’emergenza sanitaria. Il rischio di una divisione della società tra cittadini di serie A e di serie B è reale e tangibile. Tutto questo è mortifero e sconfortante.

Il 15 ottobre, oltretutto, è anche la data di inaugurazione della mostra Inferno alle Scuderie del Quirinale di Roma. Una carrellata di dipinti e di sculture tutti dedicati al tema della dannazione eterna. Opere uscite dalle mani di artisti che non hanno bisogno di presentazione: Goya, Botticelli, Rubens, Tiepolo, Doré, solo per citare i più illustri. L’occasione è stata fornita dal settimo centenario della morte di Dante Alighieri. Tutto molto interessante e altamente istruttivo sul piano culturale. E tuttavia: Dante non aveva scritto anche il Purgatorio e il Paradiso? È probabile che oggi i temi morbosi, orridi e demoniaci suscitino più curiosità nella maggioranza delle persone, rispetto alla bellezza, all’armonia e alla misericordia di Dio.

La “punta di diamante” di questa iniziativa culturale è però un’altra. Stupisce infatti l’enfasi mediatica impiegata che ha accompagnato l’arrivo da Parigi della celebre Porta dell’inferno, realizzata da Auguste Rodin (1840-1917) più di un secolo fa e rimasta incompiuta. Per il trasporto di quest’opera dalle dimensioni mastodontiche (635x400x100 cm) si è reso necessario l’utilizzo di un camion speciale di cui esistono soltanto tre esemplari in tutta Europa. L’arrivo del mezzo a Roma e le successive operazioni di allestimento dell’opera di Rodin sono stati oggetto di servizi fotografici d’eccezione, piuttosto insoliti per una semplice – seppur prestigiosa – mostra d’arte.

È interessante, poi, notare che la Porta dell’inferno è l’opera di un illustre esoterista francese, cresciuto nella temperie della Parigi illuminista e anticlericale di fine ‘800. Rodin si ispirò certamente all’Inferno dantesco, rintracciabile in alcuni personaggi scolpiti sulla Porta, da Paolo e Francesca al Conte Ugolino, fino allo stesso Dante. La struttura dell’opera, tuttavia, ricalca molto quella della proto rinascimentale Porta del Paradiso, realizzata da Lorenzo Ghiberti (1378-1455), custodita al Battistero di Firenze. Al punto di apparirne come una sorta di parodia luciferina.

Ultimo ma non ultimo: la mostra Inferno è stata allestita presso le Scuderie del Quirinale, luogo un tempo sacro, in quanto antica residenza dei papi. Quel che un tempo era sede del Vicario di Cristo, oggi diventa una vetrina per Satana. Pura casualità? Mai sottovalutare gli stratagemmi sottili con cui il demonio si insinua nei luoghi istituzionali, lasciando sempre più di un dubbio sulla sua presenza.

Di fronte a tanti segnali sconfortanti, all’insegna della disperazione, degli inferi e del trionfo del Male, è fondamentale non lasciarsi suggestionare, né prendere dallo sconforto. La cultura della morte è strisciante, subdola meschina; manipola così bene le menti, al punto che il Male viene scambiato per Bene; usa parole melliflue e rassicuranti per mascherare le peggiori turpitudini. È importante imparare a riconoscere uno per uno i segni del maligno e a non sottovalutarli mai, soprattutto quando iniziano a manifestarsi tutti insieme.

Questa consapevolizzazione, però, va sempre accompagnata dalla certezza che i mezzi per la sconfitta del Male non solo sono a disposizione ma sono mille volte più potenti di quanto immaginiamo. Ottobre è un mese mariano e, in particolare, è il mese del Rosario. Nulla è più temibile per il demonio quanto le invocazioni alla Madre di Dio. Con la coroncina in mano e un cuore penitente, aiutiamo la Madonna a schiacciare la testa del serpente maligno. Se siamo fedeli a Maria, la Porta dell’Inferno – come ci ha promesso suo Figlio – non prevarrà.

LE DUE CITTA’ in Sant’Agostino

di Francesco Lamendola
18/12/2014 – Fonte: Arianna editrice

Esistono due città, secondo Sant’Agostino, nella cui intersezione si svolge la vicenda umana: quella dell’amore e quella dell’odio; quella della giustizia e quella dell’ingiustizia; quella di Dio e quella terrena, dominata dal Diavolo. Le loro strade s’intrecciano e talvolta si sovrappongono, e solo alla fine dei tempi verranno radicalmente separate: per ora, a ciascun uomo è data la scelta a quale di esse appartenere, quale eleggere come sua patria. L’egoismo, la sete di potere, la cupidigia, l’orgoglio, la concupiscenza, lo spingono verso la seconda; la grazia divina, alla quale è possibile rispondere con un “sì” o con un “no”, lo chiama verso la prima.

La loro mescolanza attuale, comunque, avviene solo sul piano fisico; poiché esse non hanno niente a che fare l’una con l’altra quanto allo spirito, il fatto che si trovino accostate e magari confuse dipende solo dalle circostanze esterne, mentre, per tutto il resto, si tratta di due realtà distinte e radicalmente opposte. Non si può essere cittadini sia dell’una che dell’altra quanto allo spirito, così come Gesù ha insegnato che non si può essere servitori di due padroni, Dio e Mammona; fisicamente, però, la città divina coesiste con quella diabolica, fino a quando il Giudizio Finale non assegnerà a ciascuna il suo ultimo destino.

Le due città hanno incominciato ad esistere sin dal primo giorno dell’umanità: il peccato di Adamo ed Eva segna drammaticamente la vittoria temporanea del Diavolo, sotto la cui ombra minacciosa si svolge l’umana vicenda, fino a quando Gesù Cristo, nel mistero dell’Incarnazione, della Passione e della Risurrezione, viene a soccorrere l’umanità e a ripristinare la speranza nella città celeste, verso la quale gli uomini che nutrono in cuore l’amore e il timore di Dio, sostenuti dallo Spirito Santo, continuano a tendere e ad anelare.

Sant’Agostino si esprime con molta severità nei confronti del potere politico: quando esso nasce unicamente dall’orgoglio e dalla superbia umane, quando non ha altro scopo che quello di servire l’avidità, l’ambizione e la sete di dominio, allora esso è diabolico e appartiene alla città “terrena” (nel senso negativo dell’espressione, come “mondo” nel Vange

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