L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 ottobre 2021

L'Iran mostra i denti ai sionisti ebrei e agli Stati Uniti


1 OTTOBRE 2021

Per l’Iran è una strategia che dura da anni. A confezionarla sono stati in particolare i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran, che hanno costruito nel corso degli anni una costellazione di basi più o meno occulte in tutto il Paese, a partire dal Golfo Persico. Un piano che in larga parte prevede basi nascoste nelle profondità della terra o lungo la costa e che sfruttano il territorio dell’Iran per evitare che siano facilmente attaccabili.

È una strategia utilizzata sia per le centrali nucleari più segrete sia per i siti di lancio dei missili. Ma quello su cui adesso sembrano puntare i Pasdaran e le autorità iraniane è mostrare le capacità di queste basi di difendere il territorio da qualsiasi attacco, in particolare da quelli provenienti dal mare. Non più quindi soltanto un modo per nascondere le proprie infrastrutture vitali e i centri del programma nucleare, ma un insieme di basi sotterranee che formano una trincea di difesa posta sulla costa del Golfo Persico. Basi che secondo Teheran sono in grado di respingere qualsiasi attacco, ma che servono anche a convincere i Paesi vicini e gli avversari del pericolo che incombe sulla loro testa per i missili conservati nelle viscere dell’Iran.

Dopo mesi in cui l’Iran ha mostrato per la prima volta una di queste fortezze, quelle che gli analisti e in Iran chiamano “città sotterranee”, a tornare sull’argomento è stato Alireza Tangsiri, comandante delle forze navali dei Pasdaran. Il capo della Marina dei Guardiani della Rivoluzione, in un’intervista all’iraniana Al Alam, ha svelato che queste città sotterranee sono disposte lungo tutta la costa del Golfo, fino a raggiungere il Golfo dell’Oman. Una serie di roccaforti che affondano sotto enormi strati di terra e che, a detta di Tangsiri, sono molte di più di quelle che Teheran ha voluto mostrare al mondo. Per il capo della Marina dei Pasdaran, infatti, la Repubblica islamica avrebbe fatto intendere di avere questo tipo di basi ma di non volere mostrare ai nemici tutto il potenziale bellico. Un’autolimitazione che per i critici è un sinonimo di assenza di queste basi, mentre per altri è frutto di una ponderata strategia dell’Iran per evitare eventuali escalation o colpi da parte di israeliani e statunitensi.

Non è la prima volta che le forze iraniane confermano la presenza di questo tipo di roccaforti. Già diversi anni fa i Pasdaran facevano sfoggio di basi operative a centinaia di metri di profondità come avvertimento agli Stati Uniti che i missili non avrebbero potuto scalfire quei bunker. A gennaio di quest’anno, invece, il governo di Hassan Rouhani aveva fatto sfoggio di un grande bunker sotterraneo pieno di missili antinave. Nel video fatto circolare a gennaio del 2021 si poteva vedere un altissimo numero di missili inserito all’interno delle gallerie costruite probabilmente lungo le coste del Golfo Persico – molti analisti sospettavano si trattasse di un nuovo centro nei pressi di Abu Musa. Un video che aveva sollevato molte domande e le preoccupazioni soprattutto dei Paesi rivieraschi, preoccupati sia per il traffico mercantile, sia per rimanere sotto tiro delle forze di Teheran: sicuramente in grado di raggiungere con i missili in dotazione le coste più vicine agli estremi lembi delle isole e delle coste dell’Iran. Sempre a proposito di basi segrete, a maggio, invece, gli analisti dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) avevano pubblicato le immagini prese dal satellite di una base non lontana dalle acque del Golfo, nei pressi di Hajiabad. Un avamposto che in base al tipo di missili stoccato al suo interno potrebbe arrivare a colpire anche l’entroterra saudita, in un range che va dai 500 chilometri del Fateh 313 ai circa 1500 del nuovo Shahid Haj Qasem.

Con la conferma sulle città sotterranee da parte di Tangsiri, l’Iran adesso fa capire tre questioni. Sul fronte interno, i Pasdaran blindano la propria capacità di dare “sicurezza” rispetto alle altre forze iraniane. Sul fronte strategico, Teheran conferma di essere non solo difesa ma anche in grado di colpir, e di farlo con un consistente numero di ordigni. Infine, il tema diplomatico. Con le trattative per il programma nucleare che sembrano di nuovo riaccendersi – questo almeno secondo le dichiarazioni provenienti dalla stessa Repubblica islamica – l’Iran vuole fare capire di essere perfettamente in grado di difendersi e contrattaccare. Tanto sulla terraferma quanto nelle bollenti acque del Golfo.

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