L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 ottobre 2021

Mangiare i kiwi neozelandesi a Roma forse non sarà più conveniente

La tempesta perfetta della globalizzazione

Le materie prime sono alle stelle e anche i costi di trasporto sono quadruplicati: la globalizzazione scricchiola

7 ottobre 2021

La globalizzazione ha iniziato a mostrare tutte le sue fragilità
Fonte foto: © Cybrain - Adobe Stock

Vedo, prevedo, stravedo. Le cassandre non mancano mai. Se qualcuno aveva previsto la pandemia e qualcun altro il vertiginoso aumento delle materie prime negli ultimi tempi tutti, i principali giornali economici mondiali hanno vaticinato la "tempesta perfetta" per quanto riguarda il traffico delle merci. Ovvero il collasso totale della catena di fornitura globale, basata principalmente sul trasporto navale.

Già qualche cosa si poteva intuire dopo che il naufragio di una nave sul canale di Suez, lo scorso marzo, ha causato un vero e proprio disastro nell'economia mondiale. Per effetto di crisi pandemica, emergenza climatica e di pericolosi squilibri nel quadro commerciale globale, oggi il prezzo per un container da 40 piedi dall'Asia al Nord Europa è più che quadruplicato, passando da 2mila a 9mila dollari Usa, mentre la domanda globale per i trasporti è aumentata dell'800% (fonti: Financial Times e Drewry World Container Index - Bloomberg).

La crisi pare che parta dall'area asiatica. La Cina meglio detta "la fabbrica del mondo" è in rapida ripresa, ma gli equilibri nel frattempo sono cambiati. Vedremo allora arrivare con il contagocce un ricambio e magari i bambini europei rischieranno di rimanere senza giocattoli per il prossimo Natale. La globalizzazione ha iniziato a mostrare tutte le sue fragilità. Il risultato potrebbe essere che molte produzioni (anche agricole) saranno riportate a Occidente; sta già succedendo.

Forse tornerà allora conveniente fabbricare i giocattoli in Europa, forse si tornerà a coltivare fonti proteiche (come erba medica o soia), forse sembrerà più prudente poter contare sulle proprie risorse di lavoro. Forse.

© AgroNotizie - riproduzione riservata


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