L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 ottobre 2021

Monti e Draghi, lo stregone maledetto, entrambi sono i rappresentanti di banche d'affari statunitensi, scopo di far disinvestire sul mattone gli italiani e indirizzarli agli investimenti in titoli finanziari in modo che così possono papparsi i loro risparmi. La patrimoniale sulla casa già esiste e da 51 miliardi di euro ogni anno al fisco

Catasto, ecco il modo per vedere a che gioco gioca il governo


9 ottobre 2021

Che cosa farà il governo davvero sulla riforma del catasto? L’intervento di Corrado Sforza Fogliani, presidente del centro studi di Confedilizia

Patrimoniale sì o patrimoniale no? Questo pare essere il problema oggi all’ordine del giorno. Il Governo dice naturalmente che non la metterà, e ha ragione: c’è già infatti, non occorre metterla, se del caso si tenta solo di aumentarla.

Il gettito dei tributi gravanti sul comparto immobiliare ascende oggi a 51 miliardi di euro l’anno. Una somma che si è raddoppiata di punto in bianco e al cui aumento ha dato un colpo importante (mortale per molte imprese) il Governo Monti, 10 anni fa.

I 51 miliardi sono così divisi: 9 di tributi reddituali (Irpef, addizionale regionale Irpef, addizionale comunale Irpef, Ires, cedolare secca); 22 di tributi patrimoniali (Imu); 9 di tributi indiretti sui trasferimenti (Iva, imposta di registro, imposta di bollo, imposte ipotecarie e catastali, imposta sulle successioni e donazioni); 1 di tributi indiretti sulle locazioni (imposta di registro, imposta di bollo); 10 di altri tributi (Tari, tributo provinciale per l’ambiente, contributi ai Consorzi di bonifica).

Come detto, un colpo decisivo a questa patrimoniale l’ha data Monti, e fra Draghi e Monti c’è solo, di differente, il cognome. Entrambi sono stati i rappresentanti di banche d’affari statunitensi, il cui unico scopo è sempre stato (ed è tutt’ora) quello di diminuire il “vizio” italiano di investire nel mattone (così, hanno trasformato la casa da aspirazione, tipica nostra, in incubo) e quello di costringere i risparmiatori del nostro Paese ad investire nei titoli finanziari. Il risultato è stato in gran parte ottenuto, le proporzioni tra i due investimenti sono state praticamente invertite, ma banche d’affari e istituti finanziari e monetari newyorchesi (considerati erroneamente terzi, ma invece partecipati – e diretti – dalle banche d’affari), non ne hanno ancora a sufficienza e – con l’appoggio dei giornaloni, sempre per la stessa ragione e sempre dagli stessi motivi condizionati – anche ora che Draghi ha fatto il suo compitino (come lo aveva fatto Monti) hanno sempre nel mirino l’Italia e gli italiani.

Il gioco è, anch’esso, ben conosciuto e già ripetutamente propalato: scovare gli immobili “nascosti”, procedere ad un “corretto classamento”, scoprire i terreni edificabili (ma chi mai edifica, oggi?) risultanti al Catasto agricoli. Tutte storie che fanno solo sorridere, i competenti.

Se questi fossero i veri motivi della sceneggiata catastale in corso di questi tempi, ci sono molteplici strumenti nella nostra legislazione già ben presenti, per rivedere il classamento così come i quadri di classificazione e così via.

Quanto poi ai terreni edificabili (per i quali si paga un’Imu straordinaria, perfino se sono teoricamente edificabili solo ad iniziativa pubblica) i Comuni sono pieni di proprietari di fondi rustici in fila a chiedere, senza essere accontentati, di eliminare “l’edificabilità” dei loro terreni. La propaganda governativa è talmente distante dal vero (altro che l’ottocentesca distinzione, e divisione, Stato/Paese…) che fa perfino compassione!

Come per i valori catastali. Già, un Catasto patrimoniale è in sé, a fini tributari, senza senso e di per sé, sempre surrettiziamente espropriativo (nei Paesi civili, come la Germania, se il Fisco colpisce un bene oltre il reddito che esso produce – l’inizio dell’esproprio – la cosa è di per sé considerata una iniquità e una illegittimità). Erano patrimoniali, infatti, i catasti preunitari. Con lo Stato unitario, la classe politica liberale introdusse un Catasto reddituale (e in quello rustico, più annualmente si produceva, più si guadagnava e meno si pagava, perché voleva dire che si erano messi a coltivazione terreni già incolti). Questa era onestà e cura di perseguire i progressi e il bene della comunità. Oggi, pur di far cassa, siamo tornati indietro di quasi 200 anni: Draghi conferma e potenzia il sistema patrimoniale, dicendo comunque – bontà sua – che i nuovi estimi partiranno solo fra 5 anni. Certo, prima di allora il nuovo Catasto non sarà pronto…

È la prova stessa che il Catasto che si prepara, più per i nostri figli che per noi, è un Catasto che aumenterà le imposte. Se no, parliamoci chiaro, perché dovrebbero rifarlo? E perché patrimoniale? Perché se fosse reddituale, oltre che giusto sarebbe anche tale da non comportare l’assunzione clientelare – come certo si farà – di nuovi dipendenti dell’Agenzia delle entrate (perché è essa paradossalmente, che eliminerà le iniquità …) per fare il nuovo Catasto. Infatti, basterebbe che i proprietari di immobili fossero tenuti a dichiarare il loro reddito – come era nello storico periodo liberale –, sotto comminatoria di sanzioni penali. Il valore di un bene, invero, è sempre opinabile (come invece non è il reddito incassato) e si può quindi farlo stabilire, alla bella e meglio, da un algoritmo, magari anche non rendendo nota (come si prevederà di fare) la formula di questo strumento risalente alla Bagdad dal 500 d.C. … Ma tant’è, questo dell’algoritmo è diventato un mantra dal quale il Fisco non vuole demordere. Per la ragione detta.

C’è però una carta vincente (contro la nuova patrimoniale aggiuntiva che si vuole varare), che i tassatori infatti non accetteranno mai. Se davvero – come sostengono i giornaloni – l’attuale valore catastale è di gran lunga inferiore al valore di mercato, il Fisco ha un modo semplicissimo per dimostrare di aver ragione: si impegni ad acquistare gli immobili al valore che sarà stabilito nel nuovo Catasto! Non lo farà mai.

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