L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 ottobre 2021

Non sempre i soldi riescono a chiudere le falle che continuamente si creano nella bolla della narrazione delle televisioni sull'influenza covid. Passaporto dei vaccini sperimentali va contro la riserva di legge costituzionale che stabilisce, ultimo comma. "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana" Speranza, Draghi, lo stregone maledetto, Mattarella Mattarella

30 Settembre 2021 21:39
Spallanzani e Università di Pavia: i due studi che demoliscono la "cura Speranza"

La Redazione de l'AntiDiplomatico


“Il vaccino non conferisce l’immunità sterilizzante“, questa è forse la conclusione più importante raggiunta dai ricercatori dell’Istituto Spallanzani di Roma, in base agli esiti di uno studio finanziato dal Ministero della Salute. Senza la cosiddetta immunità sterilizzante viene quindi a cadere tutta l’impalcatura su cui è montato il lasciapassare vaccinale, il Green Pass, visto che anche i vaccinati possono contagiare.

Quindi i ricercatori raccomandano “l’adesione continua alle misure di prevenzione della salute pubblica per gli individui vaccinati fino a quando non sarà raggiunta un’adeguata copertura vaccinale della popolazione o in presenza di individui vulnerabili suscettibili”.

Questo perché i dati riscontrati mostrano che gli individui vaccinati che si infettano dopo la vaccinazione, sebbene rappresentino una piccola percentuale della popolazione vaccinata (lo 0,3%), possono portare elevate cariche virali nel tratto respiratorio superiore, anche se infettati molto tempo dopo la seconda dose, cioè quando avrebbe dovuto essere sviluppata l’immunità correlata al vaccino.

Importante sottolineare che lo studio non mette in discussione i vaccini come rimarcano i ricercatori nell’abstract: “I vaccini contro il coronavirus 2019 (COVID-19) si stanno dimostrando molto efficaci nella prevenzione di malattie gravi; tuttavia, sebbene rare, sono state segnalate infezioni post-vaccino. Il presente studio descrive 94 infezioni (47,9% sintomatiche, 52,1% asintomatiche), avvenute nella Regione Lazio (Centro Italia) nel primo trimestre 2021, dopo prima o seconda dose di vaccino mRNA BNT162b2. La carica virale mediana alla diagnosi era indipendente dal numero e dal tempo di somministrazione della dose di vaccino, nonostante la maggiore proporzione di campioni con bassa carica virale osservata in individui completamente vaccinati”.

Pur affermando nell’introduzione allo studio che “i vaccini COVID-19 non offrono una protezione del 100% contro l'infezione da SARS-CoV-2, le prove attuali hanno dimostrato che le persone che hanno ricevuto la vaccinazione completa possono essere infettate”.

Dunque il punto da evidenziare di questo studio è quello riguardante il Green Pass, ormai reso obbligatorio per tutte le categorie di lavoratori e che quindi introduce un’oggettiva discriminazione, in assenza di obbligo vaccinale, rispetto a chi ha deciso in tutta libertà di non farsi inoculare alcun siero contro il Covid.

Questo è il problema. Non i vaccini in quanto tali. Visto che come abbiamo visto la vaccinazione “non conferisce l’immunità sterilizzante”, risulta evidente che il Green Pass è una misura inutile e che non può contribuire a fermare il contagio. Se ne facciano una ragione i propagandisti di regime che continuano a difendere a spada tratta, contro ogni evidenza scientifica, ogni astrusa e inutile misura governativa di presunto contrasto al Covid.

Ancora più rilevante è lo studio dell'Università di Pavia di cui dà notizia la Verità e che è stato pubblicato sul Journal of Medical Virology che conferma come la "cura Speranza" di Tachipirina e vigile attesa aumenti il rischio di morire, soprattutto per gli anziani. Una gestione drammaticamente fallimentare che ha prodotto migliaia di morti evitabili nella vigile attesa di quei vaccini che non producono immunità e contrastando le cure che invece davano ottimi risultati sul territorio.

I fact checker del giornale di Mentana titolano: "Uno studio dello Spallanzani «demolisce» il Green pass? No, i suoi dati confermano quanto sappiamo già". E hanno ragione. I suoi dati confermano quello che sappiamo già: la gestione della pandemia Covid in Italia è stata un disastroso e criminale fallimento.

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