L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 ottobre 2021

PAROLE&FATTI - La Nato vuole dialogare con la Russia ma espelle personale accreditato

Perché la Nato a Bruxelles ha espulso otto spie russe

Di Otto Lanzavecchia | 07/10/2021 -


L’Alleanza ha anche dimezzato il numero di posizioni che la Russia può accreditare presso la sua base, ma tiene aperta la porta per un “dialogo significativo”, mentre Mosca nega e cerca di ribaltare la frittata. Ecco come si sta deteriorando il rapporto Nato-Russia

Giovedì la Nato ha espulso otto spie dalla delegazione russa presso la sede dell’Alleanza in seguito ad “attività maligne”. “Abbiamo ritirato l’accreditamento di otto membri della missione russa presso la Nato, che erano ufficiali dell’intelligence russa non dichiarati”, ha comunicato un ufficiale dell’Alleanza, aggiungendo che il numero di posizioni che la Russia può accreditare è stato ridotto da venti a dieci.

“La [nostra] linea sulla Russia rimane invariata”, ha aggiunto l’ufficiale. “Abbiamo rafforzato la nostra deterrenza e difesa in risposta alle azioni aggressive della Russia, rimanendo al tempo stesso aperti a un dialogo significativo. La Nato ha proposto di tenere un’altra riunione del Consiglio Nato-Russia oltre 18 mesi fa, e quella proposta è ancora valida. La palla è nel campo della Russia”.

La risposta russa, giocata in difesa, non si è fatta attendere. “C’è una palese discrepanza tra le dichiarazioni dei funzionari della Nato sulla loro volontà di normalizzare le relazioni con il nostro Paese e le azioni reali” ha dichiarato giovedì il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che l’accaduto “non lascia spazio a illusioni” sul fronte della normalizzazione.

Il viceministro degli esteri russo Alexander Grushko in un’intervista al quotidiano russo Kommersant ha parlato di “ennesima prova” della malafede occidentale e la dimostrazione che gli annunci di ripristino di un dialogo bilaterale fossero un bluff. “Se qualcuno credeva che quelle affermazioni fossero sincere, oggi nessuno lo crede. Tutti capiscono il loro vero obiettivo […] Dopo l’impressionante conclusione dell’epopea afghana, [non] possiamo andare avanti [con] lo spauracchio della ‘minaccia russa’”.

L’avvenimento è l’ultimo segno del deterioramento delle relazioni con Mosca. La delegazione russa presso la Nato a Bruxelles risale al 1998, quando fu creata per facilitare lo scambio di informazioni, una collaborazione che nel 2002 prese la forma del Consiglio Nato-Russia. La cooperazione formale è stata sospesa nel 2014 in seguito all’invasione della Crimea, e la delegazione è stata ridotta per la prima volta da trenta a venti unità all’indomani dell’attentato a Sergei Skripal nel 2018.

La storia ha anche il sapore di un reboot della saga di espulsioni e contro-espulsioni a cui si è assistito in aprile, quando Mosca ha ribattuto colpo su colpo per ogni cacciata di agenti russi da parte degli europei. Il copione è lo stesso: il Cremlino invia spie non dichiarate attraverso i canali diplomatici, le autorità le espellono quando le scoprono, da Piazza Rossa gridano allo scandalo ed espellono dei funzionari europei per rappresaglia.

Resta da vedere se i russi decideranno di ridurre gli accreditati presso l’ufficio per il collegamento militare della Nato a Mosca, la controparte della delegazione russa a Bruxelles. A giudicare dal tono delle risposte russe, difficile che il Cremlino vorrà reinstaurare il dialogo attraverso il Consiglio Nato-Russia.

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