L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 ottobre 2021

Per il momento il gioco tiene l'India resta nella Organizzazione della cooperazione di Shangai e partecipa al Quad ma i contrasti verranno fuori e allora la scelta obbligata

Mosca e Pechino avvertono l’India: rischia di essere tagliata fuori
09:50 09.10.2021 (aggiornato: 10:20 09.10.2021)

© REUTERS / Evelyn Hockstein

Petr Akopov
Il centro della geopolitica mondiale si è definitivamente spostato nella regione indopacifica e gli eventi di questi ultimi giorni ne sono la evidente riprova.
Lo scorso 24 settembre, a Washington si è tenuto il primo vertice del QUAD, la piattaforma quadrilaterale di dialogo strategico sui problemi relativi alla sicurezza che riunisce USA, India, Australia e Giappone. Si tratta nella realtà di “un precursore di un eventuale analogo asiatico della NATO, un nuovo blocco politico-militare con una evidente inclinazione proamericana. Washington tenterà di includere in questa organizzazione anche altri Paesi, per condurre essenzialmente una politica anti-cinese e anti-russa”.
Questa è la caratterizzazione del QUAD fornita di recente da Nikolay Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza russo, il quale non ha peli sulla lingua. Sebbene l’organizzazione sia stata istituita circa 15 anni fa, fino alla primavera di quest’anno si sono tenute solamente consultazioni a livello ministeriale e di esperti. E soltanto questa primavera si è tenuto il primo vertice dei primi ministri dei 4 Paesi in modalità remota. E Joe Biden, sfruttando l’occasione dell’Assemblea generale dell’ONU, ha invitato i leader a convocare il QUAD a Washington.

Insieme agli altri 3 premier (Scott Morrison, Australia; Narendra Modi, India; Yoshihide Suga) Biden si occupa di “ricercare degli approcci che favoriscano lo sviluppo di una regione indopacifica libera e aperta”. Nel suo intervento all’ONU, il presidente americano ha dichiarato di “aver elevato il livello del dialogo quadrilaterale sulla sicurezza tra Australia, India, Giappone e USA per risolvere i più diversi problemi: dalla sicurezza sanitaria ai cambiamenti climatici e alle nuove tecnologie”. Ma nessuno crede a Biden. Tutti hanno ben chiaro che agli americani la piattaforma QUAD serve non tanto per contrastare il riscaldamento globale, ma la Cina. E anche la Russia che è sia una nazione che si affaccia sul Pacifico, sia un alleato della Cina per quanto riguarda la ridistribuzione dei poteri geopolitici.

Si consideri comunque che l’incontro di alto profilo dei "big four" si tiene pochi giorni dopo l’annuncio dell’istituzione della piattaforma AUKUS tra USA, Gran Bretagna e Australia, la quale non nasconde il suo intento prettamente orientato verso la difesa. E in tale senso gli australiani non fanno altro che rincarare la dose. Infatti, come ha dichiarato il premier Morrison, AUKUS “contribuisce molto al partenariato dei 4 Paesi della piattaforma QUAD, è destinato proprio a questo. L’Australia intrattiene rapporti di partenariato con molte nazioni e riteniamo che la piattaforma quadrilaterale QUAD e il partenariato trilaterale AUKUS possano completarsi a vicenda”.
Sì, si completano, anche se Morrison naturalmente nega l’orientamento anti-cinese di entrambe le piattaforme di cooperazione. E osserva che il programma australiano di riequipaggiamento militare e di creazione di una flotta di sommergibili nucleari (la stessa che è stata annunciata quando è stato istituito il partenariato AUKUS) ha suscitato “grande interessi nei partner indiani”.

E sta proprio qui la questione: quanto è pronta l’India ad avvicinarsi agli anglosassoni in futuro? Perché nei partenariati complementari a 3 e a 4 i Paesi non sono 7, ma 5: USA, Gran Bretagna, Australia, Giappone e India. E soltanto quest’ultimo Paese non è parte del mondo anglosassone e non ne è dipendente (come il Giappone). Infatti, l’India è una nazione interamente sovrana tra le più importanti al mondo. Inoltre, negli anni della guerra fredda l’India si è sempre posta come forza terza, diventando il nucleo del Movimento dei Paesi non allineati. E comunque, in quegli anni, i rapporti di Delhi con Mosca erano di gran lunga migliori rispetto a quelli con Washington.

Da tempo non esiste più un mondo bipolare, ma al sogno di un mondo soltanto americano non si è arrivato. E nella costruzione di un nuovo ordine mondiale l’India svolge un ruolo importante. In questo senso, i suoi interessi strategici e la sua visione dell’architettura globale coincidono in larga parte con le visioni russe e cinesi. Proprio per questo motivo non è casuale la sua partecipazione a piattaforme internazionale come i BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. A dispetto di tutte le controversie esistenti tra India e Cina, la Russia vorrebbe che entrambe le due nazioni non solo provassero a cercare insieme soluzioni a problemi bilaterali e internazionali, ma anche che tentassero di non lasciarsi manipolare da forze esterne. Pechino, in questo senso, fa già un ottimo lavoro, mentre Delhi sta giocando a un gioco molto pericoloso.
Dopo il crollo dell’URSS il governo indiano ha cercato una nuova strategia, conservando rapporti di vicinato con la Russia, ma, essendo preoccupato per la crescita eccessiva della Cina, si è avvicinato agli USA anche a livello militare. Ma la logica “il nemico del mio nemico è mio amico” in questo caso non gioca a favore di Delhi. Sì, l’America e l’India sono per così dire accomunati dal comune intento di contenere la Cina, ma le loro posizioni sono estremamente diverse.
Per gli States, la Cina non è soltanto una minaccia alla loro superiorità, ma anche una sfida al dominio sul pianeta. Washington intende conservare la sua leadership ideologica, militare e finanziaria, senza però predisporre interventi militare, ma, al fine di controllare la situazione e contenere gli avversari, istituendo diverse coalizioni dipendenti dagli USA o le quali presentano interessi regionali analoghi a quelli americani.

È così che hanno coinvolto l’India, con il comune intento di contrastare la Cina. Ma i rapporti indiani con la Cina sono totalmente differenti da quelli degli USA. L’India non aspira alla leadership mondiale, non vuole assumere una posizione egemonica. Per l’India, la Cina è un importantissimo vicino con il quale è necessario coltivare buoni rapporti. Chiaramente i due Paesi hanno delle controversie territoriali. E sì, gli indiani temono di essere circondati (e non solo economicamente) dalla Cina tramite l’influenza che Pechino esercita su Pakistan, Afghanistan, Myanmar, Nepal, Sri Lanka e sull’intera regione del Sud-est asiatico.

Ma, dopotutto, la sinofobia in India è attivamente alimentata da colori i quali sono a favore di un orientamento pro-occidentale e inducono gli indiani a temere la minaccia cinese (come in Russia c’è chi parla di “espansione cinese” e di “possibilità di cadere nella sfera di influenza di Pechino”).
Chiaramente, la decisione di partecipare alla piattaforma a quattro è dettata dagli interessi nazionali di Delhi. Si dovrà trovare un equilibrio tra le varie forme di collaborazione: l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, QUAD, le forniture di armi dalla Russia e dagli USA. Ma Delhi vuole dimostrare alla Cina che l’India non può essere accerchiata od oppressa.
Ma per gli amici “americani” di Delhi che cos’è questa minaccia cinese? Il fatto che Pechino sta investendo ingenti somme di denaro in Pakistan e sta controllando un porto in Sri Lanka? Ma alla Cina servono dei porti nell’Oceano Indiano e nel Mar Arabico. Dopotutto, lo Stretto di Malacca, da cui passa la maggior parte del commercio cinese, potrebbe essere facilmente ostacolato dagli anglosassoni (tra poco nemmeno dagli americani, ma dai sommergibili nucleari australiani).
Dunque i timori dell’India nei confronti della Cina sono spesso dettati dal fatto che Delhi guarda a Pechino con occhi esterni, quelli “atlantici”.
Gli anglosassoni vorrebbero continuare il divide et impera: oggi il loro obiettivo principale è quello di mettere zizzania tra India e Cina. Infatti, soltanto “strateghi” poco capaci potrebbero pensare di puntare sul dissenso tra Russia e Cina, mentre le relazioni sino-indiane danno più spazio a provocazioni di questo genere. In caso di successo, si arrecherebbe danno all’intera nuova troyka e, quindi, non soltanto a India e Cina, ma anche alla Russia, che desidera ardentemente rafforzare questa piattaforma di cooperazione e non vuole dover scegliere tra Pechino e Delhi.

Alla Russia non piace la compagnia che frequenta Narendra Modi, ma questo non significa che Mosca pensi che Delhi sia debole, che non sia in grado di difendere i propri interessi nazionali o che ancora voglia diventare un alleato militare degli USA (questo chiaramente non accadrà mai). No, Mosca pensa soltanto che questi giochi siano dannosi per i rapporti trilaterali, ma soltanto per l’India: i tentativi di sfruttare i progetti anglosassoni non possono avere successo. La recente esperienza dell’Afghanistan, dove Delhi ha lavorato fianco a fianco con gli americani e ha ignorato i talebani* dimostra come finiscono di solito queste cose.
Proprio per questo motivo, Nikolay Patrushev definisce QUAD un “antesignano della NATO asiatica”, i cui partecipanti si rifanno a ideologie anti-cinesi e anti-russe perché Delhi capisca quanto è seria Mosca quando si riferisce ai nuovi giochi degli anglosassoni nella regione indopacifica. Proprio per questo, qualche settimana fa, il segretario del Consiglio di sicurezza russo si è recato nella capitale indiana. Mosca crede non soltanto nei sentimenti di amicizia reciproci di Delhi, ma anche nella saggezza indiana, soprattutto in ambito geopolitico.

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