L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 ottobre 2021

Un Piano di lavoro per il Partito che non c'è

estratto da

Tra delegittimazione e ristrutturazione

Una nuova tappa della crisi dello Stato borghese e della società italiana

di Eros Barone
5 ottobre 2021

5. Il significato della tesi leniniana sulla questione parlamentare e l’attualità dell’astensionismo

È bene precisare che la tesi con cui Lenin risolve la questione del parlamentarismo e della partecipazione alle elezioni si basa essenzialmente sull’uso rivoluzionario della tribuna parlamentare nel quadro della combinazione del lavoro legale con quello illegale. In tal senso l’esperienza bolscevica dimostrava che il partito rivoluzionario aveva sfruttato bene questa possibilità, che il partito non era caduto nel “cretinismo parlamentare” e che la tattica parlamentare aveva permesso al partito di portare avanti (non di abbandonare o di ridurre) il lavoro di preparazione della rivoluzione socialista. Per questo motivo la tattica bolscevica, dice Lenin, non ha una validità soltanto “russa”, ma “universale”. La tesi di Lenin è importantissima e la sua mancata assimilazione è stata uno dei fattori della disgregazione e degenerazione del movimento comunista.

Ma perché è importantissima la tesi di Lenin? Forse perché dice che bisogna utilizzare da rivoluzionari la tribuna parlamentare? Una simile interpretazione, oltre che sbagliata, sarebbe puerile. In realtà, la tesi di Lenin è importantissima perché sostiene che l’attività di un partito rivoluzionario è una combinazione di lavoro legale e di lavoro illegale, e per queste ragioni e per questo fine ben preciso, e non tanto per un generico “fine socialista” invocato da ogni opportunista, la tribuna parlamentare deve essere utilizzata. La tribuna parlamentare rientra, infatti, nell’àmbito del lavoro legale, alla stessa stregua dei giornali, dei sindacati, delle cooperative, delle sezioni ecc.

Del resto, è ovvio che per il sistema capitalistico il piano strategico rivoluzionario sia illegale, in quanto va contro i suoi dispositivi di difesa e di conservazione. Da questo punto di vista, stabilire ciò che è legale e ciò che è illegale nella attività generale di un partito rivoluzionario è un problema che riguarda la borghesia e non il partito che si propone di rovesciare tutto l’ordinamento capitalistico. Pertanto un partito realmente rivoluzionario cercherà di utilizzare tutte le possibilità di lavoro legale che oggettivamente sono presenti in una determinata situazione (sindacati, giornali, sezioni, tribuna parlamentare ecc.) per poter continuare la sua propaganda ed accumulare forze per la rivoluzione socialista.

Se si riflette sulle esperienze degli ultimi cento anni di lotta di classe, si giunge inevitabilmente alla conclusione che, mentre il proletariato non ha assimilato la lezione bolscevica, il capitalismo ne ha fatto tesoro. In effetti, il capitalismo permette un lavoro legale oggi in certi paesi, perché la situazione generale è controrivoluzionaria. Ma laddove le sue crisi generano forme più intense di lotta di classe non esita a mettere in moto i suoi apparati repressivi e a sviluppare il processo di fascistizzazione, sia nella società che nelle istituzioni, al fine di annullare ogni possibilità di lavoro legale e di propaganda rivoluzionaria. Per questo il compito rivoluzionario che sta di fronte al movimento di classe e alle forze autenticamente comuniste è quello che consiste nel passare dall’astensione all’astensionismo. Per questo non ha senso strategico ed è uno spreco delle poche energie disponibili, cercare di utilizzare la tribuna parlamentare in paesi come l’Italia, in cui il partito rivoluzionario è ancora nella fase di preparazione dei quadri e l’attuale corso della lotta di classe riduce ai minimi termini gli spazi di iniziativa e di propaganda.

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