L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 novembre 2021

A chi giova la guerra che Euroimbecilandia sta svolgendo contro la Russia? Forse/certo, agli inglesi e agli statunitensi

SPY FINANZA/ Lo scontro (eterodiretto) Ue-Russia che ci farà pagare caro il gas

Pubblicazione: 18.11.2021 - Mauro Bottarelli

Le decisioni di Germania e Ue su Nord Stream 2 e sanzioni alla Bielorussia parlano di un autolesionismo decisamente sospetto

Il presidente russo Vladimir Putin (LaPresse)

Permettetemi di farvi una domanda: come definite qualcuno che, appena evitato un enorme problema, decide scientemente di gettare tutto all’aria e aggravare ulteriormente la sua situazione di partenza? Non siate timidi, né troppo diplomatici: lo so cosa state pensate, è un imbecille. Ecco, quando da qui al prossimo bimestre andrete incontro a un salasso energetico ben peggiore di quello appena scontato con la bolletta di ottobre, fermatevi. Guardate in direzione Nord e avrete trovato la risposta alle vostre domande. Perché occorre ricorrere a quel termine o alla patologia psichiatrica per tentare di capire l’uno-due autolesionista posto in essere da Germania e Ue nella giornata di martedì, quando l’Agenzia federale per l’Energia tedesca ha bloccato temporaneamente le concessioni per Nord Stream 2, a causa di non meglio precisate questioni legali. E, contemporaneamente, l’Unione europea ha deciso a favore di un’estensione delle sanzioni contro la Bielorussia, nonostante il tentativo di mediazione dietro le quinte di Angela Merkel con Mosca e Minsk (difficilmente posto in essere su decisione personale e senza un mandato almeno informale).

Già, nel momento in cui Gazprom aveva finalmente rotto gli indugi e cominciato il trasporto di extra-flussi verso gli hub europei (dal 12 novembre, pomeriggio), al fine di riempirne le riserve che languivano (e continuano a languire) ai minimi dal 2013, il vuoto di potere ancora in atto a Berlino dopo il voto di settembre garantiva campo libero alle pressioni esterne verso i cosiddetti regolatori. Eterodirezione al suo meglio. Tutto fermo: di fatto, niente extra-flussi di Nord Stream 2 sicuramente per tutto l’inverno. Poi, a primavera 2022, se ne riparlerà. Autolesionismo allo stato puro. O, in alternativa, pistola alla tempia. Ovvero, qualcuno di molto potente e a cui non si può dire di no, ha deciso che era giunto il momento di stroncare sul nascere l’ennesimo approccio diplomatico di Angela Merkel verso la Russia e far saltare del tutto il banco delle relazioni – giù tesissime e ai minimi storici di fiducia reciproca – fra Bruxelles e il Cremlino.

Detto fatto, stante anche quanto dichiarato dallo stesso Vladimir Putin nelle scorse settimane rispetto alla strategicità della nuova pipeline e delle autorizzazioni ancora in attesa, aspettiamoci una risposta con i fiocchi. Di neve, vista la stagione. Geniale. Perché oltre al meteo che ormai volge verso l’inverno pieno e nell'arco di settimane vedrà sparire il clima relativamente mite di cui ancora godiamo, quanto deciso dall'Ente tedesco avrà immediate conseguenze sulle bollette di cittadini e imprese. Nella sola giornata di martedì, non appena resa nota la decisione, il prezzo dei futures sul gas europeo trattati ad Amsterdam ha segnato un +17% intraday, tornando in area 100 euro per kilowatt/ora (per l’esattezza, ha chiuso a 91 euro). Ma non basta. Questa cartina mostra plasticamente parte del tracciato della pipeline esistente fra Russia ed Europa, la Yamal-Europe che porta il gas di Gazprom principalmente all’hub tedesco di Mallnow.



Guardate la Bielorussia dove si trova: uno snodo di transito fondamentale. E non a caso, lo stesso Aleksandr Lukashenko giorni fa aveva minacciato il blocco delle forniture. E chi lo aveva bloccato dal suo intento? Vladimir Putin, il quale stava rifornendo l’Europa con extra-flussi proprio in attesa che si determinasse il do ut des tacito su Nord Stream 2: e adesso? E per favore, evitiamo banalità e falsi moralismi sull’utilizzo strumentale dei profughi da parte di Minsk, perché quella in atto non è affatto una guerra ibrida come denunciato dalla Polonia. È un ricatto geopolitico. Identico però a quello che la Turchia di Recep Erdogan sta ponendo in atto da almeno sette anni verso l’Europa e con risultati straordinari: se infatti Aleksandr Lukashenko viene definito gangster dall’Ue, il sultano del Bosforo per la medesima attività – ma su più ampia scala – viene definito dittatore utile e ricoperto di soldi, purché tenga sigillata la rotta balcanica.

Per quale motivo Bruxelles, quindi, avrebbe deciso di spararsi sul piede proprio ora e proprio in quel contesto, quando Ankara ormai ha contabilizzato ufficialmente la voce profughi nelle entrate statali? Con l’inflazione ai massimi dal 2012 e una bolletta energetica che eroderà potere d’acquisto alle famiglie e capacità di resilienza delle aziende sul mercato post-pandemico, l’Europa decide di sfidare doppiamente la sorte. Da un lato, tirando un vero e proprio schiaffo in faccia a un personaggio dallo scarso senso dell’umorismo come l’inquilino del Cremlino e nel momento stesso in cui aveva abbassato la guardia e aperto il rubinetto. E dall’altro, quasi invitando Aleksandr Lukashenko a bloccare il transito del normali flussi sulla pipeline vecchia, sostanziando di fatto il rischio di un blocco totale dell’import in pieno inverno. E una crisi energetica sistemica, stile 1973.

Qualcuno vuole che scoppi l’incidente in grande stile fra Ue e Russia, forse? E ripeto, quelle due decisioni sono state prese mentre l’ufficialmente pensionata Angela Merkel stava operando dietro le quinte come emissario dell’Europa verso Mosca e Minsk per arrivare a una trattativa che scongiurasse proprio il muro contro muro. Chi comanda davvero a Berlino, nel vuoto di potere elettorale? E, soprattutto, chi comanda realmente a Bruxelles e e in ossequio a quale agenda di interesse economici e geopolitici opera? Forse gli Usa stanno utilizzando l’Europa come sacrificabile cavallo di Troia per colpire il proxy cinese più forte, stante le chiare parole di Xi Jinping a Joe Biden sulla questione Taiwan?

Il tutto, chiaramente, in piena emergenza da quarta ondata e con i media che parlano unicamente di Covid, lockdown, terze dosi e pandemia dei non vaccinati. Lo scenario di destabilizzazione perfetto, quasi un set cinematografico. Dove andremo a prendere il gas, se la Russia decide di alzare i toni e chiudere i rubinetti? Dagli Usa via container sulle tratte dell’Oceano? E con quali costi accessori sulla bolletta, stante i colli di bottiglia che già stanno bloccando l’intero commercio globale? Ci scalderemo bruciando le cassette della frutta e i giornali vecchi, magari.

Molto romantico nella sua tragicità, quasi una versione geopolitica e 2.0 del Canto di Natale di Charles Dickens. Il quale, però, ha scritto anche A tale of two cities. Attenzione a capire troppo tardi come l’Europa, oggi, sia in effetti due continenti in uno. Quello dei cittadini e degli Stati, nucleo secondario e di derivazione, di fatto destinato a subire le decisioni del primo e originario. Quello delle lobbies e degli interessi eterodiretti, braccio politico di un atlantismo miope e deviato che a Bruxelles non a caso ha la sua sede. Anche fisica. E, soprattutto, un esercito inesauribile di servitori. E quinte colonne

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