L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 novembre 2021

Bilderberg si riprende totalmente Rai 1

Rai, il ‘governo dei migliori’ nomina i direttori. Palazzo Chigi mette la Maggioni al Tg1 e la Meloni si prende Rainews

NOV 17, 2021 Nomine Rai


Tutto come sempre. La politica nomina – con manuale Cencelli alla mano – chi dovrebbe fargli le pulci. Dovrebbe, appunto. Una Tv di Stato ridotta a essere portavoce e magafono – come nei migliori regimi – del governo.

Ed ecco qui che l’ex presidente Rai Monica Maggioni andrà a dirigere il Tg1. Il direttorissimo Gennaro Sangiuliano resta al Tg2, così come Alessandro Casarin alla testata regionale. Simona Sala lascia il Giornale Radio, alla cui guida viene dirottato Andrea Vianello, per sedere sulla tolda del Tg3 al posto di Mario Orfeo, che prenderà la direzione del genere Approfondimenti giornalistici. Rainews va a Paolo Petrecca, in quota FdI. Antonio Preziosi rimane a RaiParlamento. Allo Sport verrà promossa Alessandra De Stefano. Restano al momento senza incarico l’ex direttore del Tg1 Giuseppe Carboni e il capo di RaiSport Auro Bulbarelli.

Ore e giorni di incontri, pacche sulle spalle e nomi a cui assicurare poltrone.

A far pendere la bilancia su nomine esclusivamente interne è stata anche la dura presa di posizione del sindacato. “Le ricostruzioni di queste ore sulle nomine Rai descrivono un quadro agghiacciante”, ha tuonato l’esecutivo Usigrai. “Ormai, in maniera neanche troppo velata, le nomine verrebbero decise direttamente a Palazzo Chigi. L’era dei tecnici non può giustificare strappi che rappresentano precedenti gravissimi e preoccupanti: prima il Cda a totale controllo governativo e ora addirittura le nomine decise a Palazzo Chigi. Se fossero vere queste voci si starebbe trasformando la Rai da radiotv di Servizio Pubblico a radiotv di Stato”.

Tensioni al Tg1

Fuortes non voleva la Maggioni, osteggiata pure dal “partito” Rai e dalla redazione. La giornalista ha potuto contare, oltre che sul suo curriculum, anche su sponde esterne, come quella del sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli e sul capo di gabinetto di Draghi, Antonio Funiciello. La partita si è spostata direttamente a Palazzo Chigi, con Funiciello a fare da vigile urbano rispetto alle richieste dei partiti. A un certo punto la confusione era tale che, secondo il Foglio, pare ci volesse metter bocca pure Francesco Giavazzi, il super consulente economico del premier, che spingeva per la vicedirettrice del Corriere della Sera, Barbara Stefanelli. Ma contro una papessa straniera al Tg1 e l’arruolamento di esterni è suonato forte negli ultimi giorni e minuti il tamburo dell’Usigrai.

Altro nodo era il Tg2, perché Giorgia Meloni non ci stava ad avere Sangiuliano in comproprietà con Salvini, chiedendo un posto in più. “Siamo l’unico partito di opposizione e non abbiamo nessuna direzione di testata. E non siamo neanche in Cda, dopo che ci avete boicottato la nomina di Giampaolo Rossi”, il discorso fatto dal partito della Meloni agli alleati di centrodestra. Così, se in un primo momento si era ventilata l’ipotesi di sostituire Sangiuliano con un meloniano doc (Nicola Rao), alla fine si è deciso di lasciarlo al suo posto, concedendo però alla leader della destra la direzione di Rainews con Paolo Petrecca. Mario Orfeo andrà alla mega direzione approfondimento, ovvero colui che dovrà vigilare e dire la sua sui programmi d’informazione che non stanno sotto testata: Porta a porta, In Mezz’ora, Report, Presa diretta, Cartabianca.

A bocca asciutta resta invece Giuseppe Carboni, e con lui politicamente i 5 Stelle. Ma Conte e Di Maio chiederanno il conto in occasione delle prossime imminenti nomine.

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