L'albero della storia è sempre verde

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"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 novembre 2021

I vaccini sperimentali con modificazione genetica producono la Spike e il sistema immunitario lo combatte. TUTTO Dipende in quali organi vanno a finire le nanoparticelle, oltre che nel muscolo come sostenuto dai produttori e dai sostenitori ad oltranza. Si tratta di un problema insolubile e gravissimo, che nessuna censura dell'informazione può rimediare, nessun green pass può evitare, nessun ministro o generale può ignorare, nessun giudice cui si rivolgesse un danneggiato può trascurare

La proteina Spike, fatti e misfatti

Pubblicato il 6 novembre 2021 alle 12:19
Paolo Bellavitepubblicato in Salute

La famosa “spike” è la proteina principale responsabile dell’infettività del coronavirus, perché è soprattutto attraverso di essa che il virus si lega alle membrane cellulari. Le difese biologiche (leucociti e anticorpi) tentano di bloccare l’infezione neutralizzando proprio questa proteina (anticorpi) o attaccando e distruggendo le cellule che contengono il virus che la produce.

In questo breve lavoro si illustra in modo divulgativo ma preciso il meccanismo d’azione dei vaccini anti-COVID-19 distinguendolo da quello di altri vaccini e si cerca di spiegare il motivo per cui i “vaccini” di nuova generazione (a mRNA o con virus vettori che fanno produrre l’mRNA alle cellule) sono gravati da problemi di reazioni avverse molto superiori a tutti gli altri vaccini finora conosciuti. Precisiamo sin da subito che per indicare i prodotti biotecnologici a mRNA o virus vettori si userà il termine “vaccini” tra virgolette proprio perché il loro meccanismo d’azione è completamente diverso dai vaccini tradizionali e assomiglia maggiormente a una terapia genica di quelle che vengono studiate per far produrre al corpo proteine che normalmente non sa produrre.

I vaccini tradizionali sono fatti con sostanze tipiche dei microbi o con microbi uccisi o attenuati. Qualunque sia la composizione, lo scopo è iniettare un “ANTIGENE”, adeguatamente trattato per non fare alcun danno all’organismo ma solo per stimolare la reazione immunitaria. Ad esempio (Figura 1), la tossina tetanica viene inattivata con formaldeide per formare una sostanza (“ANATOSSINA”) dotata di capacità di stimolare la formazione di anticorpi neutralizzanti (Figura 2) ma di per sé stessa completamente innocua.

Figura 1. Tossina e anatossina tetanica

Figura 2. Schema semplificato di come funziona un vaccino antitetanico

Questo succede perché la tossina naturale per funzionare deve separare le sue due sub-unità, di cui una sola entra nella cellula del sistema nervoso e la paralizza, mentre la anatossina è come “bloccata” e non può quindi entrare nelle cellule. Lo stesso avviene con la tossina difterica, mentre per il vaccino anti-influenzale il virus è ucciso e spezzettato, in modo che non può in alcun modo entrare nelle cellule e riprodursi. Il vaccino del morbillo è fatto con un virus attenuato, che può entrare nelle cellule ma fa molto meno danno del virus “selvaggio”, almeno alla maggior parte dei vaccinati (eccezioni sono purtroppo sempre possibili e andrebbero riconosciute).

In sintesi, i meccanismi tradizionali di funzionamento dei vaccini - e la conseguente possibilità di reazioni avverse - consistono nella attivazione di una risposta “innata” di infiammazione seguita dalla attivazione del sistema immunitari e delle difese biologiche (Figura 3).

Figura 3. Schema di come funzionano i vaccini e della possibile origine di effetti avversi

La patologia è possibile, ma rientra sempre nell'espressione degli stessi meccanismi, o perché la reazione è eccessiva, o perché c’è una deviazione verso una risposta autoimmunitaria.

Tutto questo era ben conosciuto, finché sono entrati in scena questi nuovi vaccini contro il coronavirus, la cui ideazione e rapida produzione ha fatto seguito alla “gentile” comunicazione da parte dei cinesi della sequenza del virus isolato a Wuhan. Le case farmaceutiche occidentali si sono precipitate a usare questa sequenza e in particolare il segmento della Spike, pensando di usare una tecnologia che avevano “nel cassetto” e non erano mai riuscite a utilizzare su larga scala. Inutilmente, finora, lo stesso inventore della tecnologia di trasferimento di mRNA mediante particelle lipidiche (Robert Malone) ha messo in guardia sul fatto che il metodo era troppo “avanguardista” per potersi illudere di un grande successo al primo colpo su tutta la popolazione.

La figura 4 illustra quest'estrema semplificazione della teoria sottostante alla tecnologia, diffusa a piene mani dai media, così come è presentata in una pubblicità del World Economic Forum.

Figura 4. Tutto quello che secondo il WEF si dovrebbe sapere sui “vaccini” a mRNA

Se andiamo un po’ più in dettaglio (Figura 5), vediamo che secondo la teoria corrente la particella lipidica iniettata nel muscolo (in una dose ce ne sono miliardi) entra in una cellula, cioè in qualche modo la “infetta” (precisamente si dice “trasfetta”). La particella poi si apre e libera il messaggero nel citoplasma della cellula, la quale comincia a produrre la Spike e la “esporta” sulla membrana cellulare.

Figura 5. Teoria del “vaccino” a mRNA

Questa proteina estranea verrebbe riconosciuta dalle cellule del sistema immunitario o direttamente sulle cellule del muscolo (ecco la infiammazione locale), oppure nel sistema immunitario (a cominciare dai linfonodi dell’ascella) e così si svilupperebbero cellule delle difese (Linfociti T) e anticorpi specifici tramite l’azione dei linfociti B. Questa è un’estrema semplificazione di come funziona il sistema ma contiene i punti essenziali della teoria.

A questo punto sorge il problema principale di tutta la vaccinologia del coronavirus, illustrato in estrema sintesi nella figura 6.

Figura 6. La Spike del virus e quella dei “vaccini”

A sinistra della figura 6 si vede la proteina Spike del virus, mentre a destra si vedono le proteine Spike prodotte dai “vaccini” a mRNA o DNA. A parte qualche piccola modifica fatta per stabilizzare la proteina e impedire che venga subito distrutta al momento della produzione, la proteina “selvaggia” e quella “artificiale” sono uguali. La proteina del vaccino “assomiglia” a quella del virus ed è per questo che può avere la stessa funzione biologica e patologica. Di conseguenza, tutta la teoria si arricchisce di un nuovo concetto: quando la cellula è “infettata” dalle particelle lipidiche si comporta più o meno come una cellula infettata da virus nella produzione della Spike stessa. Ne seguono quindi delle reazioni patologiche di vario tipo dovute alle proprietà della proteina attiva (Figura 7).

Figura 7. Principali meccanismi di patologia della Spike vaccinale

Ovviamente l’infezione da parte del virus è più “grave” per la cellula perché il virus può anche moltiplicarsi e diffondersi ulteriormente man mano che la malattia si aggrava. Ma all’inizio il paragone non tiene, o potrebbe essere fatto solo assumendo che la “quantità” di mRNA (virali o “vaccinali”) entrati sia simile, cosa che non è detto che succeda. Anzi è molto probabile che la “carica” virale che raggiunge le cellule umane, almeno nella prima fase della malattia, sia ben inferiore alla “carica” di miliardi di nanoparticelle lipidiche iniettate nel corpo con una dose di “vaccino”. Qui non intendiamo entrare nel problema del rapporto rischi del virus/ rischi del vaccino, che si deve trattare da tutti altri punti di vista (soprattutto con la corretta e onesta valutazione epidemiologica dei due rischi), ma solo illustrare COME sia possibile che un “vaccino” di questo tipo possa causare danni ben maggiori dei vaccini convenzionali.

Comunque sia, le proteine Spike prodotte dal virus, ma anche quelle prodotte dal “vaccino” sono esposte NON SOLO al sistema immunitario ma a tutti i sistemi di “riconoscimento” della proteina Spike stessa esistenti nell’organismo umano. Per questo, proprio per la teoria, molti fenomeni patologici caratteristici del COVID-19 si presentano anche nel caso dei vaccini, sebbene, nella maggior parte dei casi in forma minore. Nella maggior parte dei casi.

Il “vaccino” simula il COVID-19. Ciò discende dalla teoria, dipende dalla struttura proteica della Spike espressa sulla membrana delle cellule trasfettate e spiega la grande varietà dei sintomi che si possono presentare dopo gli inoculi in diverse persone. La patologia dipende dalla struttura della proteina, dalla sequenza mRNA che i cinesi ci hanno offerto. Dipende in quali organi vanno a finire le nanoparticelle, oltre che nel muscolo come sostenuto dai produttori e dai sostenitori ad oltranza. Si tratta di un problema insolubile e gravissimo, che nessuna censura dell'informazione può rimediare, nessun green pass può evitare, nessun ministro o generale può ignorare, nessun giudice cui si rivolgesse un danneggiato può trascurare.

In estrema sintesi, i capitoli della “patologia generale” del vaccino sono tre (Figura 7):

1) CITOTOSSICITA': Le difese biologiche attaccano le cellule che producono le Spike e le uccidono (citotossicità), cosa che causa difetti funzionali negli organi colpiti e conseguenze di infiammazione locale e sistemica; questo aspetto è analogo a quanto si è visto sopra per i vaccini “convenzionali” (Figura 3), ma è aggravato dal fatto che le Spike possono entrare in tante cellule diverse, non solo nelle cellule del sistema immunitario. Inoltre, le “omologie” tra la proteina Spike e le proteine umane sono molto maggiori rispetto ad altri virus e batteri, per cui l'autoimmunità è più probabile.

2) TROMBOSI E INFIAMMAZIONE: Le proteine Spike interagiscono con recettori di altre cellule (piastrine e cellule dell’immunità innata) e attivano i sistemi di trasduzione del segnale (Figura 8) STIMOLANDO le risposte funzionali di tali cellule, tra cui la aggregazione delle piastrine , la trombosi e la risposta iper-infiammatoria.

Figura 8. Effetti diretti e non voluti delle proteine Spike

3) DISTURBI VASCOLARI E DELLA PRESSIONE: Le spike attaccano i recettori ACE2 (che si trovano sulle cellule ma anche nel plasma) che hanno anche una attività enzimatica importantissima perché regola la pressione del sangue, e pure il sistema delle chinine (mediatori del dolore e della essudazione). Per questo ultimo aspetto si veda il lavoro citato in figura 9 e che è stato riportato in versione italiana nel canale SFERO dell’autore.

Figura 9. Perturbazioni del sistema renina-angiotensina indotte dalla Spike

In conclusione, la questione delle funzioni della proteina Spike ha aperto un nuovo capitolo della virologia clinica, tanto che la malattia all’inizio non fu capita proprio perché fu sottovalutato l’effetto sistemico dei virus e le conseguenze sulla coagulazione del sangue e pure sul sistema renina-angiotensina-chinine. Allo stesso modo, si è aperto un nuovo capitolo della vaccinologia (Figura 10, schema aggiunto in alto), in gran parte inatteso per gli stessi inventori dei “vaccini” e che sarebbe bene venisse conosciuto e approfondito prima possibile, perché le situazioni patologiche descritte hanno un impatto enorme sulla valutazione dei rischi vaccinali. Inoltre, il riconoscimento del problema piuttosto che la sua censura avrebbe delle positive ricadute anche nella possibilità di prevenire i danni da vaccino (identificando meglio i soggetti a rischio) ed eventualmente curarli al meglio e tempestivamente.

Semplificando, i soggetti a rischio della maggiore reazione al vaccino sono gli allergici alle sue componenti, coloro che sono affetti da altre malattie infettive nello stesso tempo (compreso il COVID-19), coloro che sono guariti dalla malattia naturale, più coloro che sono geneticamente a rischio di COVID-19 grave. Si conoscono già varie condizioni genetiche di alterazioni delle citochine, cioè delle reazioni infiammatorie. Lo studio di associazione a livello di genoma (GWAS) mira a identificare varianti genetiche (genotipo) associate a tratti specifici (fenotipo). Il problema dovrebbe essere affrontato scientificamente e oggettivamente. Bisognerebbe censire VERAMENTE coloro che hanno avuto una reazione grave al vaccino (facendo dei prelievi di sangue o cellule in caso di decesso e anche la valutazione del genoma, soprattutto in soggetti che non avevano altri fattori di rischio identificabili altrimenti) e valutare retrospettivamente le caratteristiche che hanno in comune. In tal modo emergerebbero i fattori di rischio più consistenti.

Figura 10. La vaccinologia riveduta e corretta dopo il COVID-19

La proteina Spike, fatti e misfatti - di Paolo Bellavite su Sfero

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