L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 novembre 2021

Il Nicaragua sconfigge gli infiltrati

Nicaragua: vittoria contro gli “amerikani” di fuori e di dentro



Nonostante Washington abbia fatto di tutto – a parte l’invasione armata – per evitare la vittoria elettorale dei sandinisti, questa è invece stata così netta, il 74,99 per cento da non lasciare troppo spazio al rituale chiacchiericcio dei brogli, di solito innescato dalla oscena stampa mainstream che farebbe molto meglio a vedere la trave in casa propria, piuttosto che le pagliuzze altrove. Ma quando si è troppo servi si perde la vista. Comunque si trattava di una vittoria attesa e che rialza le sorti dell’america latina sottoposta al tentativo di restaurazione di Washington, ancora più deciso con Biden che è stato nei decenni passati uno dei principali responsabili della politica di repressione suggerita dagli Usa ai regimi amici e naturalmente abbondantemente foraggiata. Ma forse la cosa più importante, almeno dal mio punto di vista, è che questa vittoria è maturata contro una certa area sandinista che si era staccata e poi era finita a destra pur cercando di mantenere un certo credito tra i ceti popolari.

Mutatis mutandis è qualcosa che è avvenuto anche da noi dove i peggio destri si nascondono dietro sigle che evocano la sinistra. Infatti uno degli oppositori di più alto profilo del governo sandinista del Nicaragua, Dora María Téllez sfrutta la sua giovinezza rivoluzionaria per nascondere in qualche modo il fatto di essere diventata una risorsa chiave nella campagna di guerra non convenzionale del governo degli Stati Uniti contro il Nicaragua. I media internazionali cantano costantemente le sue lodi , ma la Téllez è una figura chiave in un gruppo di ex rivoluzionari, molti provenienti da ambienti d’élite e di classe superiore, inizialmente rivoluzionari, che si sono uniti come una scissione di destra del Fronte socialista di liberazione nazionale sandinista (FSLN) negli anni ’90. Insieme, hanno formato un partito politico centrista chiamato Movimento di rinnovamento sandinista (Movimiento Renovador Sandinista, o MRS), commerciando sulle loro storie rivoluzionarie per far avanzare una controrivoluzione neoliberista. Sotto la guida di Téllez e dei suoi colleghi, la MRS ha sviluppato uno stretto rapporto con l’oligarchia di destra del Nicaragua, ha anche collaborato ampiamente con il governo degli Stati Uniti, lavorando con i membri neoconservatori del Congresso e la lobby del cambio di regime di Miami, il tutto raccogliendo finanziamenti dalle organizzazioni interventiste statunitensi. Cablaggi classificati del Dipartimento di Stato pubblicati da WikiLeaks mostrano che Téllez e gli altri leader del suo partito MRS si sono incontrati spesso con l’ambasciata degli Stati Uniti e hanno prestato servizio come informatori per anni.

In incontri regolari con funzionari statunitensi, Téllez, Sergio Ramírez, Hugo Torres Jiménez, Victor Hugo Tinoco e altre figure di spicco della MRS hanno fornito agli Stati Uniti informazioni sulla politica interna del Nicaragua, nel tentativo di impedire ai sandinisti di tornare al potere . Hanno poi aiutato Washington a cercare di destabilizzare il governo del presidente Daniel Ortega dopo aver vinto le elezioni del 2006. L’MRS ha anche svolto un ruolo chiave in un violento tentativo di colpo di stato in Nicaragua nel 2018 , in cui le forze estremiste sostenute dagli Stati Uniti hanno paralizzato la nazione erigendo barricate, chiamate tranques , mentre davano la caccia, torturavano e uccidevano gli attivisti sandinisti. Con sostanziali finanziamenti dai ritagli della CIA dedicati alla promozione del cambio di regime , i leader della MRS hanno contribuito a organizzare e guidare il fallito golpe. E hanno usato le loro posizioni influenti nei media, nel settore delle ONG e nel mondo accademico per creare il modo menzognero con cui l’operazione violenta è stata raccontata nel resto del mondo. E del resto questo gruppo non ha perso occasione di fare disinformazione sul governo nicaraguense o di lodare il golpe in Bolivia, di denigrare il governo del Venezuela.

Insomma servendosi di un lontano passato hanno tentato di imporre un miserabile presente. E questo purtroppo lo vediamo anche da noi, sua pure in forme e modalità molto diverse e da parte di personaggi che sono della medesima estrazione sociale dei traditori nicaraguensi.

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