L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 novembre 2021

L'inflazione schianta Erdogan

Turchia, la banca centrale manda a picco la Lira: il grafico della settimana

20 Novembre 2021 - 09:00

Inflazione a due cifre e taglio del costo del denaro non vanno molto d’accordo. Non a caso la decisione della banca centrale della Turchia di ridurre il tasso ufficiale ha fatto sprofondare la lira turca.


Nel corso del 2022, la Bank of England tra un mese potrebbe anticipare tutti, le maggiori banche centrali si troveranno costrette ad innalzare il costo del denaro per combattere le pressioni inflazionistiche che, in alcuni casi (come negli Stati Uniti), sembrerebbero andate un po’ troppo in là.

Si può discutere dell’opportunità di una tale misura, è probabile che la politica monetaria possa fare poco con tensioni che riguardano in gran parte il lato dell’offerta, ma un rialzo dei tassi, o anche solo l’annuncio di condizioni monetarie più stringenti, rappresenta il minimo sindacale quando l’inflazione continua a fare capolino.

In Turchia evidentemente non devono pensarla così: con un’inflazione galoppante, la Banca centrale qualche giorno fa ha annunciato di aver nuovamente ridotto il costo del denaro.
Banca Centrale Turchia: taglio tassi fa sprofondare la Lira

In linea con quanto già fatto ad ottobre, quando il costo del denaro è stato portato dal 18 al 16 per cento, la Banca Centrale turca qualche giorno fa ha annunciato di aver tagliato il tasso di riferimento portandolo al 15%.

Quella che potrebbe sembrare una mossa azzardata in un contesto normale, tutte le altre banche centrali stanno iniziando o pianificando il ritiro delle misure straordinarie, assume una valenza rocambolesca in un contesto in cui l’inflazione viaggia in quota 20%.

La misura, espressamente richiesta dal presidente Recep Tayyip Erdogan (che negli ultimi anni non ha esitato a sostituire i banchieri centrali non in linea con i dettami governativi), ha avuto come naturale conseguenze quella di spingere il cambio tra il dollaro USA e la Lira Turca verso un nuovo massimo storico di 11,327.

A 11,07, il cambio USD/TRY nell’ultima settimana è salito di oltre 10 punti percentuali, in un mese ha messo a segno un +19% e da inizio anno ha guadagnato quasi il 50%.

Cambio Euro/Dollaro USA (USD/TRY). Fonte Teletrader

Andamento simile per l’incrocio con l’euro che, segnato un nuovo top a 12,839, in una settimana ha guadagnato il 9,4%, nell’ultimo mese registra un +15,7% e nel 2021 ha guadagnato il 37,7%.

Cambio Euro/Lira Turca (EUR/TRY). Fonte Teletrader

Banca Centrale Turchia: le prossime mosse

Il ragionamento portato avanti dall’istituto guidato da Şahap Kavcıoğlu per giustificare una mossa apparentemente assurda è semplice: se le cause dell’innalzamento dei prezzi non sono riconducibili alla politica monetaria, ma a fattori legati all’offerta, possiamo ridurre i tassi per creare un ambiente favorevole alla crescita.

Ma, con un tasso di inflazione in quota 20% (19,89% annuo ad ottobre), la volontà di compiacere il potere esecutivo rischia di costare parecchio all’economia di un Paese strutturalmente in deficit nella bilancia commerciale e delle partite correnti (la svalutazione della moneta rende i beni importati più cari, continuando ad alimentare la spirale inflazionistica).

Quanto meno, è confortante sapere che il Comitato di politica monetaria della banca centrale turca ha annunciato che il processo di allentamento monetario potrebbe terminare presto.

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