L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 novembre 2021

Ma questo imbecille che scrive e ci descrive una situazione drammatica perchè se questa è la realtà non suggerisce ai decisori politi l'obbligo alla inoculazione dei vaccini sperimentali così tagliamo la testa al toro ed eviteremo la disgregazione sociale. Se sette milioni sono pochi

La nuova ondata mette a rischio la coesione sociale. Il mosaico di Fusi
Di Carlo Fusi | 17/11/2021 -


Il punto, con la nuova ondata che si avvicina, non è unicamente sanitario, che già basterebbe eccome. Il punto è il limite della convivenza civile, della coesione sociale che minaccia di essere disgregata con conseguenze imperscrutabili. È una battaglia che richiede un esecutivo all’altezza della sfida e una maggioranza consapevole e compatta

Il problema adesso non sono i No Vax. Non più e non solo. Il problema sono i milioni di italiani che disciplinatamente e convintamente hanno aderito al piano vaccinale, si sono fatti le due inoculazioni e sono pronti alla terza ma che comunque rischiano di ritrovarsi in zone variamente colorate e inesorabilmente interdittive del Paese, con nuovi limiti ai trasporti e alla vivibilità, con un Natale dove invece di riassaporare il dolce gusto della semi-normalità ripiombano nell’incubo dei pass, delle mascherine dappertutto, dei ristoranti limitati, delle festività carbonescamente imbacuccate per non far scoprire in quanti si attovaglieranno per il cenone.

Per colpa degli irriducibili al no al vaccino, certamente. Per responsabilità di una minoranza corposa e vociante che affolla i talk alla stessa maniera con la quale intasa gli ospedali e fortunatamente non le terapie intensive, guardacaso proprio in virtù di ciò che rifiutano: il vaccino.

Il punto è che il governo, che ha messo in atto una campagna e un’organizzazione per la diffusione dei sieri che tutta l’Europa (e non solo) ci invidia, ora deve fronteggiare un’ondata di ritorno che fortunatamente, ma proprio grazie alle scelte fatte e all’impegno del generale Figliuolo, non diventa un’altra emergenza sanitaria che stroncherebbe sul nascere i teneri germi di recupero ma costringe lo stesso a misurarsi con la disobbedienza surreale e la rocciosa ritrosia di chi considera i vari Pfizer, Moderna e quant’altro il frutto di cospirazioni e scarsa attendibilità e i milioni di vaccinati (non parliamo dei morti per decenza e carità di Patria) oceaniche schiere di cavie a loro insaputa. Sanificati certo, ma contaminati senza scampo dall’avidità di Big Pharma.

Quella che è stata un’accorta e avveduta politica di intervento ora minaccia di trasformarsi nel dramma delle opzioni diaboliche, nella rabbia stavolta della maggioranza nei riguardi della minoranza, con il discrimine che rende labili i confini e le categorie della democrazia, con quelli che hanno sul braccio la stimmate dell’iniezione salvifica e coloro che invece ne sono sprovvisti e perciò devono stare a casa, interdetti all’uso delle loro libertà.

Ecco, appunto: ma tra queste libertà c’è anche quella di infettare chi alla scienza ha creduto e alle direttive pubbliche adeguato? E se il modello Austria viene rigettato, diciamo pure fin qui il giustamente, può poi essere sostituito da norme generalizzate che restringono i diritti di tutti, indistintamente?

Sono quesiti drammatici, che il governo si SuperMario non pensava di ritrovarsi a fronteggiare. Ma il virus si dimostra feroce e perfido nella sua mutazione, capace di cambiare pelle per produrre nuovi danni. E adesso Draghi deve di nuovo affrontare un’Idra che pensava di aver se non sconfitto almeno messo sotto tutela.

Ma il punto, con tutta evidenza, non è unicamente sanitario, che già basterebbe eccome. Il punto è il limite della convivenza civile, della coesione sociale che minaccia di essere disgregata con conseguenze imperscrutabili. È una battaglia che richiede un esecutivo all’altezza della sfida e una maggioranza consapevole e compatta. Il primo c’è ma rischia di essere risucchiato nei gorghi perversi della battaglia per il Quirinale. La seconda si è già sfrangiata, che è un eufemismo per non dire spaccata in più tronconi. Nessuno può immaginare che dopo tanti successi possa arrivare la nemesi. Meglio evitare. Ma chi insiste a non vaccinarsi sa che mette a repentaglio non solo la sua libertà e i suoi diritti, ma quelli di tutti. Di un’intera Paese.

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