L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 novembre 2021

Occidente: un potere finanziario impazzito, una necessità di togliersi la maschera e di governare attraverso la PAURA&TERRORE

Il virus e l’accelerazione del declino



Ciò che sta accadendo sopra la nostra testa e contro la nostra volontà non è determinato da un virus o dal clima e dalle loro rispettive narrazioni quanto mai erratiche strumentali, ma dal terrore delle elite occidentali e soprattutto di quelle anglosassoni di perdere il potere planetario di cui hanno goduto per lunghissimi anni e senza il quale non sarebbero più in grado di reggere la concorrenza dei grandi Paesi emergenti. Lo ha detto apertamente nel corso di un dibattito Josep Borrell Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza: ” Noi occidentali, Stati Uniti ed Europa abbiamo governato il mondo perché eravamo quelli che fissavano gli standard, eravamo i padroni della tecnologia. E dalle acciaierie ai treni, dalle ferrovie alle armi, noi eravamo Il punto di riferimento . Se non siamo più il punto di riferimento non c’è più un futuro per noi nel XXI° secolo. “ Dunque le attuali tensioni riguardano il mantenimento dell’egemonia occidentale sul mondo, ma non più nel senso classico dell’era coloniale o post coloniale durante la quale il surplus derivante dall’accaparramento delle risorse planetarie in qualche modo serviva a mantenere una relativa pace sociale all’interno: adesso anche le popolazioni interne dell’impero sono trattate come fossero popolazioni coloniali, sfruttate e considerate come se fossero incapaci di governarsi attraverso gli strumenti democratici per cui devono essere controllate ed evangelizzate dai potenti.

Per questo è stato necessario un colpo di maglio fornito dalla narrazione pandemica: non era più possibile conciliare gli enormi asset nominali di un potere finanziato impazzito, molte volte superiori al pil reale, senza uno sconvolgimento totale e una capacità di controllo sulle popolazioni mai vista prima. Insomma l’occidente va avanti per forza di inerzia e la sua supremazia già contesa in molti campi, già evaporata in alcuni è destinata a perdersi anche più rapidamente di quanto non si pensasse grazie anche ai tentativi autoritari in atto e alla totale mercificazione della scienza in mano ormai ai grandi gruppi privati e ai loro interessi. Pensiamo soltanto al gigantesco colpo dato alla scuola dal covid, vale a dire in un ambito di età nel quale questa leggera influenza praticamente non ha conseguenze: gli studenti occidentali hanno perso due anni che non verranno mai più recuperati anche perché la tendenza è quella di considerare ormai normale il ritmo di studio e di apprendimento attuale che è solo una frazione di quello precedente che già era qualitativamente scadente rispetto al glorioso passato. Di questo si hanno sintomi in moltissimi Paesi e in Italia con la decisione incipiente di eliminare lo scritto dall’esame di maturità e il vaglio di docenti esterni alla scuola. In che cosa poi possa consistere l’esame di italiano senza lo scritto è qualcosa di misterioso, ma d’altronde la società vagheggiata dai distopisti e dispotisti di Davos, se mi si permette il gioco di parole, non lascia spazio all’acculturazione che semmai potrebbe essere un problema.

Stiamo in effetti combattendo un virus, ma non è quello con il quale ci prendono in giro, ma quello del declino ormai talmente evidente che ha probabilmente giocato un ruolo nella resa delle masse ad una mistificazione totalmente folle come quella della pandemia. Ad ogni modo vorrei consolare il povero Borrell che si è lasciato scappare qualche pensiero di troppo: da tempo parte del mondo non ha più come punto di riferimento l’occidente e questa vicenda delle narrazioni viral climatiche, sarà il colpo di grazia.

Nessun commento:

Posta un commento