L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 novembre 2021

Passaporto dei vaccini sperimentali, negli Stati Uniti, arriva lo stop della magistratura. In Italia non pervenuto

L’America che si ribella a Biden: sospeso il mandato vaccinale



Arriva un duro colpo per l’amministrazione Biden e i suoi mandati per i vaccini: dopo la sentenza del 6 novembre di una delle 11 corti d’appello che formano la spina dorsale della giurisdizione americana, con la quale si sospendevano le direttive sulla vaccinazione obbligatoria per chi lavora in aziende con più di 100 dipendenti, anche l’Amministrazione per la sicurezza e la salute sul lavoro (Osha) ha deciso di accodarsi e di rispettare la sentenza nella quale tra l’altro si sottolinea il fatto che l’Osha stessa sia andata oltre i suoi limiti nel far rispettare i mandati del presidente. Il cuore della vicenda è che i mandati vaccinali di Biden sono di fatto illegali, visto che nemmeno sono stati approvati dal Congresso e allora si è tentato di farli passare come una regola di emergenza sul posto di lavoro ( che tuttavia colpisce quasi 100 milioni di americani) insomma come una sorta di atto amministrativo ed ecco perché la decisione dell’ Amministrazione per la sicurezza sul lavoro, acquista una particolare rilevanza: fa piazza pulita delle tesi mainstream, peraltro suggerite dalla Casa Bianca. secondo le quali questi ricorsi legali non hanno nessuna probabilità di successo e che meccanismo sarebbe andato avanti egualmente.

I fatti hanno smentito questa sicumera e la causa intentata contro le decisioni presidenziali da molte e importanti entità che vanno dai procuratori generali dello stato (tra cui Texas, Mississippi e Utah), all’American Family Association, da numerose aziende a individui coinvolti nei provvedimenti ha invece avuto un primo successo. E dietro di essa ci sono almeno un’altra ventina di cause intentate da 26 procuratori generali di altrettanti stati. “Il governo federale non ha l’autorità per costringere unilateralmente i datori di lavoro privati ​​a far vaccinare i propri dipendenti o a pagare il conto per i test settimanali“, ha affermato il procuratore generale del Missouri Eric Schmitt. Dal canto suo il governatore del Texas ha detto all’Abc News: “L’amministrazione Biden ha ripetutamente espresso il suo disprezzo per gli americani che scelgono di non farsi vaccinare, e ha commesso ripetuti e abusivi sforzi federali per imporre agli americani qualcosa che non vogliono… Il governo federale non ha la capacità di privare gli individui di la loro scelta di vaccinarsi o meno. Se il presidente pensa che la sua pazienza si stia esaurendo, sta chiaramente sottovalutando la mancanza di pazienza dei texani di cui sta violando i diritti”. In realtà non si contano le prese di posizione autorevoli contro le decisioni di Biden: il procuratore generale del Tennessee Herbert H. Slatery ha descritto il mandato che l’Osha si è incaricata di far rispettare come “un’espansione senza precedenti dei poteri normativi di emergenza da parte di un’agenzia federale”. Il governatore della Florida Ron DeSantis ha annunciato che il suo stato sta facendo causa all’amministrazione Biden, così come alla NASA e ad altre agenzie federali, per il mandato del vaccino, mentre quello della Georgia, Brian Kemp ha detto: “non permetteremo all’amministrazione Biden di eludere la legge o costringere i georgiani laboriosi a scegliere tra il loro sostentamento o questo vaccino”. Inoltre, 10 stati, guidati dal Missouri, hanno avviato una causa separata contro i mandati di vaccinazione dell’amministrazione Biden per gli operatori sanitari.

Insomma si tratta di una rivolta generale che sta prendendo sempre più corpo e si sta tramutando in un cambiamento generale di opinione negli Usa: non è certo un caso se la decisione dell’Osha arriva dopo la duplice sconfitta del partito di Biden in Virginia e New Jersey, avvenuta nonostante evidenti tentativi di broglio sul voto postale. Si tratta di due stati dove Biden aveva vinto alla grande appena un anno fa e che testimoniano della caduta verticale di consenso nei confronti dell’amministrazione, mentre tutti i dati anche se portati a conoscenza dell’opinione pubblica in maniera frammentaria testimoniano del completo fallimento dei vaccini, anzi di un loro ruolo negativo se è vero che in Usa i morti per presunto Covid sono aumentati quest’anno rispetto al 2020.

Ma la cosa stupefacente di tutto questo è che sia la sentenza sia la decisione della Amministrazione del lavoro di ubbidire ad essa sono praticamente state censurate dall’informazione mainstream, che ha ha fatto di tutto per marginalizzare la notizia come si trattasse di una bagatella, mentre testimoniano di un forte cambiamento del Paese e del venire al pettine di molti nodi irrisolti. Forse la vittoria di Biden potrebbe rivelarsi la più grande delle sconfitte per i democratici.

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