L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 novembre 2021

Paura&Terrore come nuovo metodo di governo. Ve l’avevo detto!

Da oggi è vietato essere cittadini


Anna Lombroso per il Simplicissimus

“Più di 200 contagiati a Trieste dopo le proteste al porto, i commercianti furenti a Milano paralizzata dai cortei da 16 sabato di fila e Roma ancora sotto choc per le manifestazioni di un mese fa con l’attacco alla sede dalla Cgil”. Così la stampa motiva la stretta del Viminale sulle manifestazioni ‘no pass’: “Concessi solo sit-in e fuori dai centri storici“, si legge in una nota del sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia. “Vista la risalita dei contagi saranno anche intensificati i controlli sul Green pass. Vanno mantenute le misure di prevenzione in atto e le persone devono essere incentivate a vaccinarsi… Ne va della salute pubblica e dell’economia del Paese“.

Di fronte al grido di dolore della Confcommercio: persi 10 milioni per via dei teppisti nel quadrilatero della moda a Milano e all’allarme di Riccardi in visita pastorale nei lazzaretti friulani, saranno dunque proibiti i cortei nei centri storici delle città, in tutte le vie dei negozi e in prossimità dei punti sensibili e laddove non ci siano “particolari esigenze e garanzie” la Ministra Lamorgese indica come alternativa dadaista manifestazioni statiche e sit-in post futuristi affrancati dai miti del moto e della velocità.

Perché secondo il governo, il diritto a manifestare in virtù dell’art. 21 della Costituzione, va collocato in posizione secondaria rispetto al “diritto” dei cittadini a non partecipare ai cortei e dopo il “diritto” dei commercianti a poter trarre profitto dal “diritto” allo shopping festivo.

A volte si prova un’amara soddisfazione quando le previsioni più fosche e le profezie più inquietanti si avverano, perché almeno si sgombra il campo dagli equivoci e si può rivendicare, con il fatidico ve l’avevo detto! di aver visto giusto.

Il provvedimento in vigore da oggi consiste nella completa attuazione di quella visione della sicurezza maturata in forma bipartisan nei cervelli occupati dall’ordoliberismo dei partiti dell’arco costituzionale, tutti ormai partecipi esplicitamente o surrettiziamente nell’avvicendarsi degli esecutivi a garanzia della governabilità, del progetto di un ordine pubblico inteso a dividere i cittadini secondo due distinte categorie. Quelli, cioè, meritevoli di appartenere al consorzio civile che vanno rassicurati legittimandone il sospetto, il risentimento fino alla sete di vendetta nei confronti degli altri, gli ultimi, siano irregolari, poveri, dissidenti, potenziali insurrezionalisti e terroristi, oggetto di criminalizzazione ed emarginazione perché offendono il decoro al reputazione della nazione, da conferire negli angoli invisibili, in ghetti e lager non solo amministrativi, ad aggiungere collera, disperazione, miseria dove ce n’è già in attesa che i fuochi di pogrom e di crociate di straccioni divampino dando luogo a doverose repressioni.

Addirittura intere aree geografiche colpevoli di aver dato luogo al dissenso, Trieste prima tra tutte, saranno oggetto di particolari attenzioni, per contrastare una evidente indole al disordine ribellista che l’ha resa antropologicamente esposta a diventare un focolaio di insubordinazione e di contagio.

Adesso nessuno è più legittimato a dire che il green pass serve a far vaccinare, quando è evidente che la campagna di somministrazione del prodotto sperimentale a spese dei cittadini tutti in veste di cavie non più volontarie e la sua propaganda sono funzionali invece alla promozione ed estensione a tutti i settori di varie forme di tessere punti, lasciapassare, certificati di idoneità civile a accedere a servizi, lavoro, istruzione, cultura.

E allo stesso modo è ormai evidente che lo stato di eccezione non è l’esito naturale della pandemia, bensì che l’imposizione di una condizione permanente di emergenza aveva bisogno di un motore, dell’instaurarsi di un clima favorevole alla paura, all’intimidazione e al ricatto, all’esigenza di un sistema forte e autoritario. E cosa c’è di meglio che predisporre e poi attuare un “programma” coercitivo che incoraggi i cittadini a affidare a un governo muscolare e “competente” la propria salvezza -o salute – minacciata da un nemico esterno, terrorismo, invasioni migratorie, guerre commerciali, o interno, epidemie, fattori ambientali attribuibili alle cattive abitudini del popolo, iniziative sovvertitrici della stabilità.

Perché alla faccia della corporazione dei filosofi e politologi che vivono il loro sapere come una professione da difendere con regole corporative che facciano cadere in disgrazia i competitor troppo in vista, o come burocrati al servizio dello status quo, il configurarsi di uno stato di eccezione, a meno che non crediate che l’incendio del Reichstag sia effetto di un corto circuito, avviene al termine, spesso accelerato da una contingenza non casuale, di un processo di sospensione dell’ordine giuridico e delle sue regole per minare gli equilibri e le prerogative costituzionali, ridurre lo spazio dei diritti esaltandone uno solo, la sicurezza, la salute, la difesa del proprio territorio e dei propri beni, e cancellando i confini tra democrazia e assolutismo per normalizzare l’anomalia, l’arbitrarietà, la discriminazione.

Il fatto è che in una democrazia resa instabile dalle disuguaglianze, quando la necessità limita perfino l’aspettativa di libertà, una maggioranza umiliata dalla perdita di beni e privilegi, schiacciata dai debiti e alienata da messaggi apocalittici che perpetuano una condizione di minaccia, scopre la voluttà di rafforzarsi con le legittimità numerica tutelata dai poteri dominanti e l’appagamento di sentirsi superiore contribuendo con la denigrazione, il linciaggio, l’anatema, all’applicazione di una “legge marziale”, trascurando il fatto che se giovino le autorità e che le prerogative di chi sta sotto siamo comunque messe in pericolo.

A guardarsi intorno stamattina secondo una selezione aberrante gli immunizzati si sono svegliati contenti di correre dietro alle gazzelle, disconoscendo di essere gazzelle essi stessi, cui da oggi è tolta la libertà di manifestare per la casa, il lavoro, il territorio manomesso, le proprie inclinazioni, lo studio e pure la salute, appagati della possibilità offerta loro di scaricare la loro frustrazione sui disertori, sugli eretici, sui nemici pubblici n.1 portati insani di contagi e idee tossiche.

Mai eravamo arrivati a tanto, mai qualcuno che milita nell’area del riformismo aveva invocato il ritorno di Bava Beccarsi, mai antifascisti pret à porter avevano preteso il conferimento in lager per gli incauti che hanno osato paragonare le misure odierne con la discriminazione razziale culminata nelle persecuzioni, mai pensatori e opinionisti avevano mutuato l’ande’ a lavura’ dei cumenda in cappotto di cammello al passaggio dei metalmeccanici e degli studenti degli autunni caldi.

Da oggi i dipendenti della Gkn sono autorizzati dal Governo a prendersela con i portuali di Trieste, quelli della Whirpool con i pacifici insegnati e pensionati di Piazza San Giovanni da dove è partita l’incursione accompagnata dalle forze dell’ordine per il lungo tragitto verso la meta annunciata a gran voce, i negozianti con i manifestanti che ostacolano la ripresa dopo due anni di vessazioni, apriechiudi contraddittori e ristori discrezionali, da oggi la promozione divisiva di disuguaglianze aggiuntive a quelle economiche e sociali è la concessione generosa che viene data dall’establishment al popolo, per compensarlo di stenti, offese alla dignità, compromessi umilianti.

Da oggi è diventato legale che a giudicare l’idoneità morale e sociale dell’espressione del dissenso sia un ministro, un corpo dello stato, un’amministrazione, la giustizia amministrativa, espropriando il popolo perfino della voce per gridare in nome dei suoi diritti.

Da oggi però sappiamo che, si pass e no pass, ogni cittadino rispettabile, degno di rispetto e rispettoso delle leggi giuste, si deve riprendere la sua piazza.

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