L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 novembre 2021

Ripartire in modo paritario le spiagge, tra "aree libere" all'accesso e alla fruizione, ed "aree in concessione". Non è infatti ammissibile continuare con una completa ed ininterrotta privatizzazione di tutti i lidi, come accade in molte città italiane. NESSUN gruppo, anche presentandosi con articolazioni societarie diverse, potrà aggiudicarsi più dell'1% del totale delle concessioni, considerando il valore demaniale complessivo che deriva dalla dimensione dell'area concessa moltiplicata per il valore fisso della "stella" che caratterizza lo stabilimento.

Concessioni balneari: Gare sì, ma niente Aste

Procedure di gara competitive, per tutelare il "diritto di accesso al mare"

16 novembre 2021
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Il lido del mare è un bene naturale che appartiene in quanto tale al demanio necessario dello Stato, come prescrive l'art. 822 del codice civile: se è dunque inappropriabile da parte dei privati, è tuttavia concedibile al fine di organizzarne la fruizione sociale. C'è dunque un diritto generale di "accesso al lido del mare".

Per renderlo fruibile, la spiaggia o l'accesso al mare può essere libero, ovvero possono essere affidati in concessione a privati che si impegnino a realizzare impianti accessori (cabine, spogliatoi, docce, servizi igienici) e di strutture di accoglienza complementari (bar, ristoranti, parchi giochi per i bambini, campetti per il beach volley, etc.).

Il corrispettivo del servizio che viene offerto è pagato dal cliente sulla base di un biglietto di ingresso: questa è la forma di privatizzazione dell'accesso che viene ritenuta ammissibile, fermo il diritto inalienabile di accedere al lido per farsi il bagno e "stazionare" sulla battigia.

Il turismo nelle aree marittime, che trova una esplicazione indispensabile nella offerta di servizi adeguati nelle spiagge, non può prescindere dalla necessità di lasciare comunque uno spazio adeguato alle così dette "spiagge libere": con questo termine non si intende un lido abbandonato a se stesso, privo di servizi, lasciato sporco e senza vigilanza, ma una spiaggia in cui non è previsto il pagamento di un biglietto per sostare, prendere il sole, rifocillarsi, giocare nei limiti di volta in volta consentiti, visto che i Comuni incassano dai turisti una tassa di soggiorno.A valle della ricognizione delle concessioni in essere, che è stata prevista dal Governo in vista della adozione dei principi di liberalizzazione e trasparenza nelle procedure di assegnazione delle nuove concessioni, visto che quelle in essere andranno tutte a scadere improrogabilmente entro la fine del 2023.

Occorre procedere in modo assai diverso dal passato.

Innanzitutto, ripartire in modo paritario le spiagge, tra "aree libere" all'accesso e alla fruizione, ed "aree in concessione". Non è infatti ammissibile continuare con una completa ed ininterrotta privatizzazione di tutti i lidi, come accade in molte città italiane. Spesso non c'è un buco tra una spiaggia in concessione e l'altra, né un varco di accesso e nemmeno un pezzetto di "spiaggia libera".
C'è un'altra sciocchezza che va contrastata: l'idea che lo Stato debba "fare soldi" con il provento della concessione. Il punto cruciale non è quello di incassare il più possibile con la procedura di assegnazione, mediante un'asta al rialzo, tenendo conto che i biglietti di ingresso saranno ovviamente gravati della spesa così sopportata.
I proventi fiscali devono essere basati sulla gestione economica, e non "vendendo" la concessione della spiaggia a chi ha più soldi da anticipare per pagarla e poi fa come crede nella gestione.
Il bando di gara per la assegnazione della concessione deve essere formulato in modo da privilegiare la più ampia offerta di servizi e da assicurare la loro fruibilità al prezzo migliore. Naturalmente, si possono fare gare per assegnare lidi di diverso livello di offerta e di prezzo, ad una o più "stelle": questo significa assicurare una ampia libertà di scelta ai cittadini.
I bandi di gara per le concessioni devono quindi prevedere la tipologia di offerta (le "stelle"), i prezzi di listino per i servizi ed un criterio di adeguamento. Per il personale, soprattutto quello stagionale, deve essere individuato il contratto di lavoro di riferimento. Il canone della concessione sarà invece fisso, parametrato unicamente alla dimensione dell'area ed al numero di "stelle".
La assegnazione delle concessioni sarà effettuata sulla base della migliore offerta economica, in termini di migliori servizi offerti al prezzo minore per i clienti.
Occorre valorizzare gli impianti balneari esistenti, sia in termini di asset fisici che di avviamento commerciale: chiunque subentri nella nuova concessione deve farsene carico, versando l'importo con l'atto di sottomissione. Naturalmente, da questo onere sono sollevati i gestori degli impianti attuali, nel caso che risultino assegnatari della nuova concessione, sulla base della procedura aperta e trasparente che sarà stata bandita.

Avendo stabilito quali spiagge saranno finalmente lasciate "libere" senza essere più affidate in regime di concessione, i proventi delle nuove assegnazioni dovranno essere destinati innanzitutto al rimborso del valore degli impianti lasciati dai precedenti concessionari, con la possibilità di rivenderli sul mercato.
Ai Comuni sarà devoluta una percentuale sui proventi fiscali derivanti dalla gestione degli stabilimenti: saranno interessati così non all'incasso una tantum del canone di concessione, ma ad una efficiente operatività degli stessi.
Per evitare la formazione di oligopoli, i partecipanti alle gare dovranno dichiarare il regime di proprietà a monte: nessun gruppo, anche presentandosi con articolazioni societarie diverse, potrà aggiudicarsi più dell'1% del totale delle concessioni, considerando il valore demaniale complessivo che deriva dalla dimensione dell'area concessa moltiplicata per il valore fisso della "stella" che caratterizza lo stabilimento.
Procedure di gara competitive,
per tutelare il "diritto di accesso al mare"

Concessioni balneari:
Gare sì, ma niente Aste

Nessun commento:

Posta un commento