L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 23 novembre 2021

Stagflazione 57 - L'abbiamo detto. La Cina in "quasi stagflazione". Raffreddare l'economia, questo è il mantra mondiale, per raffreddare l'inflazione. IMPRIGIONARE I CITTADINI IN CASA, con la scusa dell'influenza covid. I tassi d'interessi NON POSSONO ESSERE AUMENTATI altrimenti i debiti pubblici e privati non più sostenibili porterebbero al CRASH mondiale

Lunedì 22 novembre 2021 - 17:45
Cina, allarme da banca centrale: rischio d’una “quasi stagflazione”
Pechino entra in una nuova fase economica


Roma, 22 nov. (askanews) – In Cina si sta entrando in una nuova fase economica, con connotati che potrebbero essere preoccupanti. La crescita ha subito un rallentamento e si stanno manifestando una serie di fragilità strutturali, mentre l’inflazione è in crescita alimentata dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia. Secondo Liu Shijin, un membro del comitato di politica monetaria della Banca del popolo cinese (PBOC), l’istituto centrale di Pechino, il rischio è che la seconda economia del mondo entri in un periodo di “quasi stagflazione”.

Secondo quanto scrive oggi il South China Morning Post, Liu ha spiegato che i rischi dell’inflazione sono sotto controllo, ma una crescita persistente dell’indice dei prezzi alla produzione “che rispecchia i prezzi che le fabbriche impongono ai venditori all’ingrosso per i loro prodotti”, potrebbe far aumentare la pressione inflazionistica e i rischi a essa connessi.

Alla fin fine nel mese di ottobre l’indice dei prezzi al consumo è risultato essere dell’1,5 per cento su base annua, con una crescita dello 0,7 per cento rispetto a settembre. Tuttavia i prezzi alla fabbrica sono cresciuti il mese scorso del 13,5 per cento su base annua, mentre a settembre erano cresciuti del 10,7 per cento. Si tratta di una fiammata come non s’era mai vista dal 1995, praticamente un’altra era.

“E’ possibile che la velocità della crescita economica sia troppo lenta, mentre si producono alti prezzi; faccio riferimento principalmente ai prezzi alla produzione, ma dobbiamo controllare che l’aumento non tracimi in quelli al consumo”, ha detto Liu in un evento online organizzato dall’Università del Popolo della Cina. E ha aggiunto che la Cina deve star attenta a non entrare in un periodo di “quasi-stagflazione”.

La staglazione è una condizione nella quale una persistente bassa crescita economica si verifica in concomitanza con un periodo di alta inflazione. Si tratta di una situazione che può portare a un’erosione dell’occupazione.

La Cina nel terzo trimestre del 2021 è cresciuta del 4,9 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un calo del 7,9 per cento rispetto al secondo trimestre.

La banca centrale cinese ha già evidenziato come, se è vero che la situazione al momento sembra sotto controllo, è anche vero che sta diventando sempre più difficile tenere alto il ritmo dell’economia a causa di una serie di “periodi intoppi strutturali e ciclici”.

C’è in particolare una certa preoccupazione rispetto alle prospettive di crescita anche a causa della situazione di liquidità e indebitamento di alcuni settori importanti, come quello immobiliare, che sta vivendo una crisi profonda col rischio di fallimento per alcuni grandi operatori del settore, a partire da Evergrande.

Le autorità cinesi hanno posto delle regole e dei vincoli agli operatori di questo settore affinché riportassero in una cornice di sostenibilità la loro situazione debitoria e questo ha fatto emergere la loro fragilità e anche il rischio che possa prodursi un effetto domino nel settore finanziario.

Un altro campo in cui dalla fine del 2020 le autorità cinesi hanno esercitato una consistente pressione regolatoria è quello delle Big Tech.

La scorsa settimana il premier cinese Li Keqiang ha avvertito che l’economia cinese sta vivendo nuove pressioni negative e ha sottolineato come il governo intende focalizzarsi sul tenere l’occupazione a un buon livello e sul sostegno ai piccoli produttori, che sono in affanno a causa dell’aumento dei prezzi delle commodity.

La banca centrale, inoltre, paventa i rischi connessi dal permanere della situazione pandemica, con il rischio di nuove ondate e di nuove restrizioni che hanno un impatto pesante sull’economia, e quelli connessi alla decisione della Fed statunitense di ridurre gli acquisti di asset alla luce dei crescenti rischi d’inflazione.

Tra le mosse annunciate dalla PBOC c’è quella di tenere lo yuan più flessibile sul mercato dei cambi.





Nessun commento:

Posta un commento