L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 dicembre 2021

Abbiamo la conferma, ogni giorno che passa, che Draghi, lo stregone maledetto, è un vile affarista incapace di pensare alla totalità delle imprese italiane ma solo proiettato a proteggere i grandi gruppi. Questo individuo sa che il tessuto industriale inizia e prosegue dalle piccole medie aziende, quelle che ci hanno salvato dalla furia ideologica del Patto di Stabilità voluto e perseguito da Euroimbecilandia, ora il compito del nostro è quello di eliminare definitivamente queste realtà che ci hanno permesso di sopravvivere

Unione europea e Mario Draghi brancolano nel buio e l'economia reale affonda


Gianluigi Paragone 27 dicembre 2021

Ma dell’economia reale gliene frega ancora a qualcuno? E’ mai possibile che da mesi e mesi parliamo a ciclo continuo di lockdown, mascherine, tamponi, vaccini e green pass, senza avere mai il coraggio di fare un serio tagliando allo scenario attuale per paura di dover ammettere che prima Conte e ora Draghi brancolano nel buio?

L’Italia doveva ripartire dopo i sacrifici delle chiusure forzate, e poi dopo i vaccini e poi ancora dopo i lasciapassare più o meno super; invece le ripartenze sono a singhiozzo "per colpa dei no vax e dei no green pass", i quali sono l’alibi perfetto a uso e consumo dei professori Cippa Lippa. Eppure nessun alibi potrà reggere all’infinito. L’anno che verrà aggiungerà maggiore affanno.

Il conto dei regali, delle cene della viglia e dei pranzi di Natale hanno già dimostrato l’aumento dei prezzi soprattutto su una certa fascia di prodotti. E questo - ripeto - è solo l’acconto di rincari che si scaricheranno sui bilanci familiari e sulle piccole imprese.

Come ho avuto modo di affermare in aula sia nel voto sul PNRR che sulla manovra, i famosi “tanti soldi da spendere” che arriveranno dall’Europa non atterreranno sui nostri imprenditori, i quali anzi vedranno che nella difficoltà del momento solo i grandi gruppi beneficeranno del nuovo paradigma.

Ne sono profondamente convinto da anni: la nostra economia non è compatibile con l’idea di fondo della Unione europea, noi siamo per le eccellenze e per i distretti; la Ue è più per le assimilazioni, le fusioni e un prodotto standardizzato per il mercato globale. Noi siamo l’opposto.

Il famoso paradigma ecosostenibile votato alla riconversione elettrica lascerà parecchie vittime sulle strada, vuoi per gli alti costi di conversione, vuoi perché ci sono distretti industriali che sono agli antipodi rispetto al nuovo corso “green”. Prendete il distretto della componentistica dei motori: che futuro può avere? Queste aziende sanno che sono un prodotto a termine, però devono affrontare le consegne con l’aumento dei costi dell’energia, l’aumento delle materie prime (ammesso di trovarle) e in più il fiato sul collo di banche ed Equitalia.

Lo stesso incubo lo stanno vivendo le imprese che vivono nella filiera del superbonus edilizio: l’aumento dell’energia; il problema delle materie prime; le cartelle esattoriali, il Durc e i debiti in banca che tornano come un boomerang dalla crisi “Emergenza Covid”; tutto questo rischierà il rallentamento dei cantieri se non addirittura la crisi mortale di chi vive di subappalti. Tale inceppamento del meccanismo non è minimamente sul radar di un governo che ha lo sguardo sui grandi gruppi e sulle multinazionali.
In queste settimane ho avuto modo di parlare con il settore della balneazione che, nel silenzio dei media, sta vivendo il tradimento delle promesse elettorali fatte dai partiti anti-Bolkestein ora alla corte di Mario Draghi. Ebbene la clessidra ha cominciato a girare contro di loro e il tempo delle aste in nome del libero mercato è prossimo.

La retorica con cui si cerca di smontare una economia fatta di piccole imprese che si relazionano con altre piccole imprese (pensate a chi costruisce ancora i pattini salvataggio, a chi fa le cabine, gli ombrelloni e quant’altro caratterizza i nostri Bagni) è che i balneari hanno fatto soldi a palate pagando le concessioni un nulla. A parte che gli imprenditori della balneazione sono parte di un turismo Made in Italy che ha affascinato il mondo, va detto che qui stiamo parlando di piccole aziende familiari coi calli alle mani. Nulla in confronto a chi davvero ha fatto e sta facendo una vera montagna di soldi con concessioni profondamente ingiuste. Penso alle concessioni autostradali, alle concessioni delle società di gestione degli aeroporti o alle concessioni sul business delle acque minerali: perchè costoro non vengono mai toccati?

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