L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 6 dicembre 2021

Al Casinò di Wall Street c'è un movimento sotterraneo di insicurezza

WALL STREET: ottimismo oltre la realtà dei mercati?

Scritto il 6 Dicembre 2021 alle 15:47 da Lukas


I mercati partono con una correzione che sembra scaricare gli eccessi degli ultimi tempi. Ma potrebbe solo essere l’inizio di un fase molto incerta. Guardate cosa ci dice il COT Report della CFTC (Commodity Futures Trading Commission). [Guest post]

Cari amici, dopo un’altra settimana di forzata pausa, causa posticipo nella pubblicazione dei dati del Cot Report ad opera della CFTC, cerchiamo di riannodare il filo del nostro racconto sugli andamenti dei mercati finanziari internazionali. Il compito non si presenta affatto facile, poiché negli ultimi 15 giorni i mercati hanno dissipato di molto il preesistente clima di fiducia ed ottimismo.

A dire il vero, la circostanza non ci ha sorpreso, poiché come ben sapete, le indicazioni del nostro Cot Report, già da molte settimane erano alquanto discordanti rispetto all’apparente ed imperante clima d’idillio. C’è voluta l’ennesima variante del terribile virus, per ricondurre gli investitori ad un atteggiamento meno baldanzoso. C’era, e c’è ancora credo, molto ottimismo in giro.

A mio avviso, si sottovaluta alquanto, che ci troviamo ancor oggi in una situazione del tutto eccezionale, i cui esiti non sono per nulla scontati e prevedibili. Per molte settimane s’è parlato di ritorno del pericolo inflattivo. Ma è davvero sensato questo pericolo ? Sono davvero scomparsi tutti i fattori che hanno alimentato per l’intero lo scorso decennio una spirale deflattiva, terribile e perniciosa ? Io non né sarei così sicuro.

Ed i miei dubbi aumentano osservando l’andamento dei rendimenti obbligazionari, soprattutto sulla parte a lungo della relativa curva. Come giustifichiamo, infatti, una presunta spirale inflattiva con tassi sul decennale Usa inchiodati all’1,36 % ? 

E’ mai possibile che gli investitori del mercato dei bond, che ricordo, è di gran lunga il più grande ed affollato di tutti, sono divenuti tutti ciechi ed ottusi, e continuano ad acquistare bond con rendimenti reali oggi mostruosamente negativi? La ragione e la logica mi induce a pensare di no. C’è probabilmente dell’altro, che ancora noi non vediamo, e che presto o tardi si manifesterà.

Quanto accaduto nelle ultime 2 settimane accresce, peraltro, i miei dubbi ed interrogativi. Registriamo infatti un pesante storno delle commodities, calate di prezzo di ben il 6,3 % in termini reali. Insomma dati alquanto contraddittori, e di difficilissima interpretazione. Qualcuno in questi giorni ha definito il mercato “FRASTORNATO”. Frastornato, in primis, e soprattutto, dal virus e dalle sue imprevedibili varianti. Penso che possa essere una definizione calzante ed azzeccata, anche se io faccio molta fatica ad accettarla.

Dopo le sopra esposte considerazioni, andiamo ad esaminare, cosa ci dice, al momento, lo scenario intermarket. Il dollar index, nell’ultima ottava, si conferma ancora tonico, a quota 96,15. Le commodities, come accennato, invece, stornano di brutto, cedono infatti ben il 4,3 % in termini reali, e riaprono gli interrogativi sulle prospettive della crescita economica. Interrogativi e dubbi, confermati anche dal mercato obbligazionario. Il rendimento del bond decennale Usa, arretra infatti di ben 12 bps, e retrocede quota 1,36 %. Il rendimento del bond a 2 anni, invece, lievita di 8 bp, e raggiunge quota 0,59 %.

L’inclinazione della yield curve Usa, pertanto, si contrae di ben 20 bps, a quota 74 punti, ed anche ciò ci fa intravvedere un rallentamento dell’attuale ritmo di crescita dell’economia. I mercati azionari, prendono anche loro, atto del deterioramento economico sopra esposto, ed inevitabilmente stornano. In particolare l’S&P 500 cede un altro 1,22 %, ed arretra sino a quota 4.538,43 punti. .

Tanto premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 43.535

Large Traders : + 39.672

Small Traders : + 3.862

Dopo 2 settimane, si riconferma, pertanto, l’incerta e volatile configurazione del Cot Report sui derivati azionari Usa, in auge già da ben 6 mesi. Nelle ultime due ottave le variazioni nelle posizioni dei vari operatori sono state pari a ben 16.993 contratti. In particolare, i Commercial Traders, ovvero le MANI FORTI di questo mercato, hanno ceduto 12.378 contratti long, ed hanno rafforzato l’entità della loro posizione di copertura, Net Short, ai livelli massimi degli ultimi 2 anni.

Gli Small Traders hanno anch’essi, ceduto 4.615 contratti long, e ridotto la loro esposizione Net Long, a livelli ancor più esigui di 2 settimane orsono. I Large Traders, invece, acquistano l’intero lotto dei 16.993 contratti long, e quasi raddoppiano la loro precedente esposizione Net Long. Le movimentazioni di queste ultime 2 ottave, consolidano la situazione ed il quadro d’incertezza di questo particolare mercato. A differenza di 15 giorni orsono, anche il mercato primario, sembra oggi voler incominciare a prenderne atto. Ciò conferma il buon carattere previsionale del Cot Report sui derivati azionari Usa.

Storicamente questo assetto di mercato ha sempre preannunciato fasi di mercato molto volatili ed incerte, e non foriere di particolari guadagni sui corrispondenti mercati azionari primari. Per tale motivo, io già da alcuni mesi ho assunto una posizione operativa molto più cauta e prudente del passato. E sino a qualche settimana fà ne ho pagato anche il prezzo. Ma l’esperienza mi dice che le indicazioni del Cot Report sono quasi sempre ben fondate. E ad esse mi sono sempre conformato. Lo faccio a maggior ragione anche oggi, azzerando del tutto la mia esposizione long sui mercati azionari. Assumo cioè una posizione del tutto neutra, in attesa di comprendere meglio cosa ci attende nel prossimo futuro.

Mercato, dunque, in attesa di nuove certezze, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sull’analisi del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/. Nel corso dell’anno 2021, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, ha conseguito un guadagno del 10,29 %.

Nel contempo, il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha registrato un guadagno del 17,50 %. Conseguita pertanto, sinora, una sotto-performance del 7,21 %, causata, come già accennato, dalla nostra forse eccesiva prudenza, nonché da un evidente deficit di momentum, sul nostro listino, nei primi mesi dell’anno. Nei precedenti 8 anni, il mio trading system ha invece conseguito una sovra-performance media annua del 9,9 %, e presenta un’equity line in progresso del 180 %.

Questa settimana, come detto, muto ancora l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 55 al 50 % le mie posizioni long, ed innalzo nel contempo dal 45 al 50 % le mie posizioni short, assumo cioè una posizione del tutto neutra. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “ può, se vuole, consultare direttamente il mio sito.

LUKAS

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