L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 dicembre 2021

Draghi, lo stregone maledetto/quel vile affarista non deve, non può diventare Presidente della Repubblica ha già dimostrato che non è capace a fare il Garante della Costituzione

L’effetto Draghi stavolta spinge lo spread sopra 140 punti
Lo spread è salito sopra 140 punti base nella seduta di ieri, ai massimi da 15 mesi. L'impennata è legata al premier Mario Draghi.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 28 Dicembre 2021 alle ore 08:51


Lo spread è tornato e ad un certo punto della seduta di ieri superava i 146 punti base per la scadenza a 10 anni, valore massimo degli ultimi 15 mesi. Il rendimento del BTp a 10 anni supera l’1,10%. Le distanze con la Grecia si sono ridotte entro un quarto di punto percentuale. Pensavamo e speravamo che con Mario Draghi a Palazzo Chigi non avremmo sentito più parlare di queste problematiche, ma la realtà si sta rivelando un tantino diversa.

Certo, non c’è alcun allarme in corso. Il rendimento reale decennale in Italia è ancora estremamente negativo e viaggia al momento al -2,60%. Negli ultimi anni, lo spread ha segnalato forte nervosismo sui mercati finanziari quando ha oltrepassato la soglia dei 300 punti. Siamo a meno della metà. Ad ogni modo, la risalita c’è e va avanti gradualmente da settembre, quando il differenziale si attestava sui 100 punti.

In primis, essa è dovuta all’attesa normalizzazione della politica monetaria della BCE dopo anni di allentamento straordinario. A marzo, gli acquisti di BTp con il PEPP cesseranno e saranno solo parzialmente rimpiazzati da quelli maggiori con il “quantitative easing”. E l’inflazione che corre verso il 4% non depone a favore degli investimenti obbligazionari con cedole così basse. Tuttavia, in queste ultime sedute sta tornando in auge il rischio politico. Draghi guida il governo italiano da metà febbraio, ma fino a quando continuerà a farlo?

Draghi presidente, spread in altalena

Sappiamo che l’ex banchiere centrale si sia nei fatti auto-candidato alla presidenza della Repubblica con il suo discorso alla conferenza stampa di fine anno. Il problema è che ad oggi non si sa se sarà candidato da altri. A sbarrargli la strada per ora c’è il centro-destra con Silvio Berlusconi che ambisce alla carica.
Lo stesso Movimento 5 Stelle si è detto indisponibile ad eleggere il premier. A questo punto, bene che vada Draghi resterebbe al suo posto fino alla primavera del 2023. Poco per i mercati, che confiderebbero sulla sua funzione di guida politica nel lungo periodo, magari dal Quirinale, cioè per tutto il tempo della durata del Pnnr.

Insomma, i mercati stanno votando, come hanno sempre fatto nell’ultimo decennio. Ci sarà molta volatilità a gennaio, mese di rientro dalle vacanze natalizie e, soprattutto, di preparazione all’elezione del successore di Sergio Mattarella. Lo spread scenderà ogni volta che il nome di Draghi passerà di bocca in bocca come quello del possibile prossimo presidente della Repubblica. Salirà quando le sue quotazioni si sgonfieranno. Salvo accordo dell’ultimo minuto, le prime tre votazioni del Parlamento andranno a vuoto per non rischiare di “bruciare” il nome del premier. Alla quarta servirà la maggioranza assoluta, cioè 505 voti. Tutto a quel punto sarà possibile.

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