L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 dicembre 2021

e porteremo le scorie radiottive a casa di Salvini e figli aggiungendoci quelle che ancora vagano in Italia nei depositi temporanei

Transizione energetica, la Lega si intesta la battaglia pro-nucleare

Di Otto Lanzavecchia | 13/12/2021 -



Salvini si fa promotore della dottrina Cingolani e spinge per investire in ricerca e sviluppo sul nucleare di nuova generazione. Al Senato, con Gava e Arrigoni, indica come antidoto al caro-bollette la collaborazione tecnologica con Parigi, le riserve nazionali di gas e il potenziamento dei gasdotti nel Mediterraneo

“In chiave futura l’energia più ecosostenibile ed economicamente conveniente è quella nucleare”. Matteo Salvini, parlando in diretta dalla sala Salvadori della Camera, non ci gira attorno. Per il segretario nazionale della Lega occorre “salire sul treno della ricerca, del futuro, della sostenibilità e dell’innovazione, che in tanti Paesi del mondo significa nucleare pulito di ultima generazione”.

Affiancato dalla sottosegretaria al Ministero della Transizione ecologica Vannia Gava e dal responsabile del dipartimento energia del Carroccio, Paolo Arrigoni, Salvini si è soffermato sul rischio di blackout elettrici e ha accolto con favore i quattro miliardi previsti dalla manovra per tamponare il caro-bollette, aggiungendo che ora serve “uno sforzo in più”. “È chiaro che questo è un intervento a breve termine”, ha continuato, andando poi a parare sulle opportunità del nucleare come fonte di energia decarbonizzata, costante e utile per garantire l’approvvigionamento energetico nazionale.

Gava ha evidenziato le 185 centrali esistenti in Ue, più le 12 in costruzione. Arrigoni ha rimarcato che l’Italia importa il 13% dell’energia elettrica e che le fonti rinnovabili, non essendo programmabili, “non garantiscono la stabilità del sistema”. Tutti e tre hanno analizzato la transizione con un occhio sulle bollette e l’altro sull’Ue.

“Alcuni dei Paesi più green d’Europa stanno incrementando le loro dotazioni in energia nucleare,” ha riassunto Salvini; “rischiamo di essere gli unici fessi che per motivi ideologici dicono no e dipendono dal gas degli altri, dall’elettricità dei francesi e dai capricci dei cinesi”.

Dalla questione nucleare…

L’energia dell’atomo si è riaffacciata sul discorso pubblico grazie a una serie di fattori, tra cui l’impennata delle bollette elettriche – triplicate o addirittura quadruplicate nell’ultimo anno -, il piano europeo di decarbonizzazione e i suoi obiettivi temporali stringenti, la quasi certa inclusione di nucleare e gas nella tassonomia europea degli investimenti verdi. E la necessità di mettere a terra le risorse che un domani si tradurranno in impianti di produzione di energia pulita.

“In questa fase stiamo riprogettando il futuro a breve. Ne è uscito un piano molto complesso che tocca pesantemente tutti”, ha detto nelle stesse ore il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, durante un incontro virtuale con dei liceali. In questo momento l’Italia punta alle rinnovabili “facendo un poderoso investimento nei prossimi 10 anni” per trarne, in futuro, il 70% del fabbisogno energetico. Ma occorre studiare anche tecnologie nucleari di prossima generazione (tra cui reattori Smr e, più avanti, la fusione, che Cingolani ha definito “la soluzione di tutto”) per integrare il mix energetico con un’alternativa a zero emissioni di CO2.

Oggi il tema rimane controverso nella denuclearizzata Italia, dove la politica ricorda gli ultimi due referendum contro l’atomo e si mostra generalmente restìa a toccare la questione. Ma i tempi della transizione stringono e il ventaglio delle soluzioni tecnologiche impone una decisione. Un terreno giudicato fertile dalla Lega, che in Senato ha appena presentato un ordine del giorno con cui impegna il governo a collaborare “ad ogni livello” con la Francia – nella cornice del neonato Patto del Quirinale – per condividere le strategie energetiche, “a partire da quelle rinnovabili e da quella nucleare di ultima generazione”.

… al gas naturale

Gli esponenti del Carroccio si sono spesi anche sul fronte del gas naturale, che come ha ricordato Arrigoni in Italia è importato per il 95% e risente di fortissimi aumenti di prezzo. Un altro ordine del giorno chiede al governo di far sì che nel pacchetto sulla finanza sostenibile figuri il ruolo “di accompagnamento strategico” del gas, oltre a definire “urgentemente” un regolamento comunitario per l’approvvigionamento, lo stoccaggio e l’utilizzo della risorsa in Ue.

Il documento si concentra poi sul gasdotto Tap, definito “fondamentale” per rafforzare e diversificare le forniture italiane. La richiesta del Carroccio: che il governo faccia pressione sull’Ue affinché questa riveda la decisione europea di escludere il raddoppio del Tap dai Progetti di interesse comune europei (detti Ipcei). Si chiede anche di aumentare le forniture dall’Africa del nord attraverso i gasdotti già esistenti “a beneficio della sicurezza nazionale” e di approntare sgravi per le industrie più energivore, colpite dall’aumento del prezzo del metano.

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